Intervista: Paola Cardullo, “La pallavolo è un sogno avverato. In questi anni è cambiata, più fisicità ma si cura meno la tecnica”

FILOTTRANO – È la prova che con la tenacia e la determinazione si può fare tutto. È caduta e si è rialzata; è caduta nuovamente e ancora una volta si è rialzata, ritornando sempre allo stesso livello. Uno dei liberi più forti al mondo, l’incubo di molte attaccanti.

Paola Cardullo, classe ’82, è inaffondabile e, per ora, non intende smettere di volare.

Spesso nella vita di tutti i giorni si usa dire: “Ti ricordi quando…?”
Ecco, la domanda “Ti ricordi quando Paola Cardullo si esibiva in difese impossibili?” non esiste perché dopo 17 anni dal titolo mondiale con la Nazionale a Berlino, Paola è ancora lì, a difendere 81mq e più. Come fai?
“Con tanta passione. Per me questo sport è passione pura, è questa che mi spinge ad andare avanti. Finché ce la farò fisicamente ci proverò sempre”.

Che sensazione si scatena in te quando voli per arrivare su un pallone impossibile?
“Sono cresciuta fin da piccola con l’insegnamento di provarci sempre, anche sulle palle che sembrano impossibili e questa cosa la mantengo anche oggi. È diventata un po’ una filosofia di vita“.

 

Durante la tua carriera hai dovuto più volte fermarti a causa di gravi infortuni. Ogni infortunio è una storia a sé, ma quale ti è pesato di più?
“Sì, purtroppo ho avuto molti infortuni. I più pesanti sono stati sicuramente gli ultimi due: il crociato e l’intervento alla caviglia sono stati i più pesanti anche come riabilitazione, in più arrivavano a poca distanza da un alto infortunio importante che mi aveva tenuta lontana un anno dai campi. Sembrava difficile che potessi ancora giocare…”

E invece?
“Invece ne sono uscita, facendo sempre riferimento a ciò che ho citato prima ovvero non ho mai smesso di provarci, anche quando sembrava impossibile. Lo ammetto, è stata veramente dura, mi è servita tanta determinazione. Alle volte ci penso e non so neanche io come abbia fatto”.

In questi anni ti sei dedicata anima e corpo al volley o sei riuscita a portare avanti altre passioni per un futuro post-volley giocato?
“Sicuramente ho dedicato tanto al volley, nel frattempo però ho aperto un’attività insieme al mio compagno, ma non so ancora dire se, una volta smesso di giocare, mi dedicherò anima e corpo a questa, vedremo…”

Se avessi il potere di decidere a cosa ripensare, a cosa ripensi volentieri?
“Ho avuto modo di vivere tantissime esperienze, non solo positive, ma ognuna la porto con me e la custodisco”.

Anche a quelle negative?
“Sì, anche a quelle negative, perché in fondo anche quelle sono state degli insegnamenti. Quindi sono grata per tutte le esperienze vissute e per le persone incontrate; con alcune di loro ho coltivato amicizie importanti, altre magari non le sento più ma le porto dentro di me perché hanno contribuito alla mia crescita”.

Cosa rappresenta per te Novara?
“Novara è casa, lì ho tanti affetti, la famiglia, a Novara sono cresciuta”.

Secondo te, di cosa ha bisogno un’atleta per poter entrare in campo serenamente ed affrontare la stagione con la giusta motivazione?
“Un’atleta ha bisogno sempre di motivazioni e di stimoli ma credo li debba trovare prima di tutto dentro sé stessa. Ogni stagione è diversa e gli obiettivi possono cambiare. L’importante è non perdere mai di vista il proprio focus”.

Sotto quali aspetti hai visto cambiare il volley in questi anni?
“Sicuramente sta diventando più fisico, più veloce, forse anche più scenografico, ma per quanto sia positivo da alcuni punti di vista, mi spiace perché mi sembra che si curi molto meno la tecnica. E, a mio modo di vedere, la tecnica è comunque la base di tutto.

Cosa significa per te giocare a pallavolo?
“È un sogno che ho realizzato e che continuo a realizzare ogni giorno”.

Qualche settimana fa, Francesca Piccinini ha affermato che il suo sestetto dei sogni è stato quello che ha conquistato il Mondiale nel 2002 quando sei stata eletta Miglior Libero. Cosa ha significato per te quel premio?
“Beh, ero molto giovane, forse ha significato l’inizio, una forte iniezione di fiducia, quantomeno che ero sulla strada giusta”.

E tu hai un sestetto ideale?
“Difficile dire un sestetto ideale, ho giocato con così tante giocatrici di altissimo livello che sceglierne sei mi sembra davvero impossibile”.

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