Intervista: Simone Giannelli, “Dalle emozioni scudetto vissute inconsapevolmente” al desiderio di un “biglietto per Tokyo”

Il regista della Trentino Volley, 22 anni, è già un veterano della pallavolo italiana. "Faccio quello che mi piace, il tutto non mi pesa. Lo scudetto con Sintini? Sensazioni bellissime, vissute anche un po' inconsapevolmente perché ero molto giovane ma è stato tutto fantastico e non mi dimenticherò mai la determinazione e la classe dei miei compagni"

MODENA – Era il 29 maggio 2015, quasi quattro anni fa, quando Simone Giannelli faceva il suo esordio nella Nazionale Seniores. Era agosto 2016 quando Simone Giannelli orchestrava gli attaccanti azzurri raggiungendo la finale olimpica. Considerare veterano un ragazzo di 22 anni potrebbe suonare strano ma, ciò che ci tranquillizza è che, per ancora molto tempo, la nostra nazionale avrà due mani d’oro a guidarla.
Volleyball.it ci porta alla scoperta del mondo-Giannelli.

Giannelli, in azzurro dal 2015

Sono ormai 6 anni che ti vediamo calcare campi da volley nazionali ed internazionali. C’è qualcosa a cui hai fatto realmente fatica a rinunciare in questi anni?
“Obiettivamente no, perché ho sempre avuto la fortuna di fare quello che mi piaceva, mi divertiva. Quando ho iniziato a giocare a pallavolo l’ho fatto perché mi piaceva e non pensavo ad una possibile carriera da professionista in questa disciplina. Ancora oggi non penso che questo sia un lavoro ma semplicemente una passione che è diventata lavoro e quindi non ho fatto nessuna rinuncia veramente pesante”.

Da atleta più giovane della storia della Trentino Volley ad esordire nella Serie A italiana a capitano della stessa società. Quanto pesano i gradi da capitano?

“Sono per me un orgoglio. Le responsabilità non mi pesano perché sono abituato a prenderle, un po’ per il ruolo che rivesto in campo e un po’ per indole: non mi piace tirarmi indietro. E poi, in ogni caso, essere il capitano è anche un modo per mettersi al servizio degli altri: compagni di squadra, allenatori, tifosi e dirigenti. Tutto ciò mi piace, fa parte del mio modo di essere e di vivere lo sport”.

Stagione 2012-2013, gara-5 Finale Scudetto. Giacomo Sintini titolare dopo aver sconfitto il cancro. Tu c’eri, eri lì e guardavi campioni del calibro di Juantorena, Kaziyski, Fei, Zlatanov (per citarne solo alcuni) contendersi il titolo di Campione d’Italia. Cosa ricordi di quella partita?
“Era la prima partita in cui facevo effettivamente parte della prima squadra, dopo essermi allenato una settimana con i compagni… e abbiamo vinto lo scudetto. Sensazioni bellissime, vissute anche un po’ inconsapevolmente perché ero molto giovane ma è stato tutto fantastico e non mi dimenticherò mai la determinazione e la classe dei miei compagni. Ad un certo punto sembrava che stessimo perdendo il filo del gioco ma abbiamo avuto una reazione eccezionale che ha dimostrato che campioni fossero quei giocatori”.

Simone Giannelli, 9 agosto 1996 (età 22 anni)... Collage: Trento, Italia, scudetto 2012-13 - Olimpiadi Rio2016, Mondiale per Club 2018
Simone Giannelli, 9 agosto 1996 (età 22 anni)… Collage: Trento, Italia, scudetto 2012-13 – Olimpiadi Rio2016, Mondiali 2018, Mondiale per Club 2018

C’eri anche alla sfilata della Cerimonia di apertura delle Olimpiadi a Rio 2016…
“L’emozione di qualcosa mai provato prima dal vivo e la gioia di far parte di un avvenimento unico e bellissimo. Ho vissuto quel momento molto consapevolmente, cercando di godermelo al massimo. E poi il senso di condivisione e di unione fra tutte le persone presenti, provenienti dalle latitudini più disparate, è stato fantastico. Mi sono sentito cittadino del mondo, mi sono sentito felice e fortunato”.

Oltre il talento della persona, quali sono secondo te gli ingredienti da mettere in tavola per costruire una squadra vincente?
“Condivisione di intenti, umiltà, capacità di soffrire, lottare, voglia di lavorare e determinazione”.

Possiamo affermare che l’Italia sia principalmente calcio-centrica ma quando si tratta di grandi eventi pallavolistici risponde sempre presente (gli esempi più freschi sono state le Final Four di Coppa Italia, prima ancora il Mondiale). Cosa vorresti dire per provare ad aumentare l’affluenza di pubblico anche durante partite non di cartello?
“Nella pallavolo non c’è nulla di scontato per quanto riguarda il gioco e vince sempre chi in quella determinata occasione se lo è meritato di più. Non ho mai visto una squadra vincere solo per fortuna. Fuori dal campo poi lo spettacolo è rappresentato dalla correttezza del pubblico e dalla natura pulita e familiare di questo sport”.

In cosa senti di dover ancora migliorare sia pallavolisticamente che personalmente parlando?
“In tutto. Chi pensa di non dover più migliorare, anche in quelle cose che gli vengono meglio, forse ha smesso di avere motivazioni per giocare ad alti livelli. Tecnica, personalità, concentrazione: si può crescere in qualsiasi campo”.

Oltre alla carriera pallavolistica porti avanti anche quella universitaria. Come riesci a coniugare i due impegni?
“È difficile ma ci provo, pur non potendo dare tantissimi esami. Nei pochi momenti liberi che la pallavolo mi concede però mi piace studiare; è anche un modo per non fissarsi troppo sulla pallavolo ed aprire la mente su qualcos’altro. Oltretutto Scienze dell’Alimentazione a me piace molto e torna utile anche per quello che sto facendo in campo sportivo perché mangiare bene è fondamentale”.

Se ti regalassero un biglietto aereo con destinazione in bianco, quale sceglieresti e perché?
“Tokyo, ma nel 2020 e non voglio andarci da solo. Voglio andarci con la Nazionale”.

Sostieni Volleyball.it