Italia F.: Bonitta deciso. “Voglio una squadra innamorata”

Il tecnico azzurro presenta la stagione della nazionale iridata. 'Situazione ideale per il mondiale. Ci prepareremo senza interruzioni. Vorrei avere sulla maglia il simbolo iridato dei detentori"

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MILANO – Tifa Inter, ma non pensa al calcio: “Parlo per me, non lavoro al meglio se c’è qualcosa che mi può distogliere dal mio lavoro. Credo che in questo mestiere si deve evitare di avere situazioni che possono portare lontano”.

Marco Bonitta ospite con la sua squadra azzurra della città lombarda per il Trofeo Città di Milano si prepara al meglio per la lunga stagione azzurra, tra Grand Prix (finali a Reggio Calabria), qualificazioni al Grand Prix 2007 e Campionati del Mondo. Tutto in una sola volta, senza interruzioni.

Grand Prix e Mondiale 2006, senza il passaggio al campionato con i club, è la situazione ideale per poter lavorare e programmare? “Sì. Quella migliore. Le ragazze da qui alla rassegna iridata saranno con noi, garantendoci una continuità di preparazione, di lavoro che altrimenti, per obbiettivi diversi, non ci sarebbe potuta essere. In più prima del Mondiale, a fine settembre, dovremo partecipare alle qualificazioni del Grand Prix 2007. Le prossime due finali, nel 2007 e 2008 saranno in Cina”.

Qual è lo stato dell’Italdonne? “Veniamo da tre amichevoli con la Russa (ora il torneo di Milano, ndr). In quella trasferta in almeno due partite potevamo fare qualcosa in più. Siamo mancate nel clima agonistico. Veniamo da in periodo di molta quantità, non eravamo brillanti”.

“L’esperienza mi insegna che tanto riposo equivale poi a tanto rodaggio. Se dai un mese di riposo serve poi altrettanto tempo per tornare con la testa nel clima agonistico. Secondo me è così anche nel maschile”.

Cosa potete promettere? “Una squadra con entusiasmo e passione. Ho recentemente parlato con le ragazze, ho fatto un discorso sulla passione, sull’amore. Ho chiesto di fare le cose con passione, come quando si è innamorati, perché in quella situazione si cerca sempre di fare di più, si è sempre in tensione. Mentre parlavo loro in questi termini le ho viste pensierose, ognuna è corsa alle proprie esperienze”.

Come affronterete il Grand Prix, avendo già la qualificazione in tasca? “Partiamo per il Grand Prix, un mese di trasferte e partite per arrivare a Reggio Calabria. Il nostro obbiettivo è quello di qualificarci sul campo anche se lo siamo già in qualità di Paese organizzatore. Mi dispiacerebbe entrare per forza tra le sei della finale grazie alla qualificazione forzata”.

Importanza del Grand Prix. “Lo è. E’ una manifestazione importante, per la sua vicinanza al Mondiale. Ma essere in forma ora non è positivo. Non si può pensare di esserlo già ora e tenere la condizione fino al termine del Mondiale. Credo invece che lo si possa fare per il periodo che va dalle finali del Grand Prix alla fine del Campionato del Mondo. E’ quello a cui puntiamo”.

Avversari del Grand Prix? “Ci sono le solite, Cina, Russia, Brasile, Cuba, poi le incognite, come Stati Uniti, la Rep. Dominicana che ha ritrovato la Cabral, quindi Polonia, Olanda e anche l’Azerbaijan, avversari con cui se non si presta la dovuta attenzione si rischia”.

Arriviamo al Mondiale quattro anni dopo il 2002. Da campioni in carica, pressioni? “Il 2002 è lontano, è passata tanta acqua sotto i ponti. Però è comunque bello poter dire che andiamo a difendere il titolo. Secondo me dovremmo poterci presentare alla rassegna giapponese con segno distintivo sulla maglia. Secondo me chi ha vinto mondiale e olimpiadi dovrebbe poter portare il simbolo sulle maglie”.