RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO… da una atleta di serie A questa lettera, un caso esemplare di cosa implica 

Ciao, 
non importa il mio nome sono una ragazza qualunque come tutte le altre, anzi non direi, io sono più fortunata delle altre, perché ho realizzato un sogno, quello di giocare a pallavolo in serie A. Il sogno a cui migliaia di ragazzine ambiscono e sperano un giorno di raggiungere, magari di incontrare sui campi di gioco la Lo Bianco, la Ferretti, la Costagrande, l’Arrighetti solo per citarne alcune, non se ne vogliano le altre. Il sogno non prevede nemmeno di giocarci assieme, troppo pure per un sogno…. e invece no, sono qua a giocare al fianco o contro questi idoli che ho sognato tante volte.
Sono davvero fortunata sono riuscita a trasformare il mio sogno in un lavoro, come per i ragazzini che da bambini sognano di fare i calciatori. Io tutti i giorni mi sveglio, tardi come tutte noi atlete! e vado in palestra a fare il lavoro più bello del mondo, colpire un pallone, non so se il pallone è d’accordo su questa affermazione ma sono convinta che anche lui in fin dei conti si diverte con noi.
Il mio sogno non è stato facile, sono dovuta andare via di casa presto, ho lasciato i miei cari e i miei amici d’infanzia, ho dovuto andare a vivere da sola da piccola lontano da casa, tante piccole difficoltà che però mi hanno fatto crescere prima rispetto alle mie coetanee. E poi gli amici ora li ho in tutta Italia, ne ho conosciuti tanti che mi hanno aiutato in questo cammino difficile. Mi ricordo che dopo la prima partita in serie A li ho chiamati tutti uno per uno per raccontargli del mio sogno, non era più un sogno era realtà. 
Poi arriva la prima partita contro il mio idolo da piccola, la Lo Bianco, non ci posso credere è li a qualche metro da me a fare il riscaldamento come me. Non ci posso credere che tra qualche minuto sarò li dall’altra parte della rete a giocare contro di lei. Il riscaldamento sembra interminabile, non riesco a staccare gli occhi da lei, poi mi sento chiamare… è la mia compagna che mi chiama, mi rimprovera perché tardi non posso stare li imbambolata tutto il tempo a fissarla, c’è un lavoro da fare. Non è andata bene, perso tre a zero, che rabbia ci tenevo tanto a fare bella figura contro di lei, ma prometto che mi impegnerò di più nel mio lavoro, avrò occasione di rifarmi in futuro.
Ho lavorato tanto in questi anni, ho girato varie squadre ci sono stati anni andati bene e anni meno bene. Non sono diventata una campionessa ma gioco da tanto in serie A, in fin dei conti non devo essere proprio una schiappa. Ho lavorato tanto in questi anni in palestra, mattina e sera per dimostrare di saper fare bene il mio lavoro…. Lavoro questa parola è difficile da associare ad un gioco come la pallavolo, ma per me è un Lavoro, mi pagano per giocare, chi l’avrebbe mai detto quando ero piccola.
Ora non sono più piccola, ho una casa e un fidanzato e continuo a giocare a pallavolo…che bello stò facendo il Lavoro più bello del mondo. E’ invece no, come in tutte le storie il bello di un sogno va a sbattere contro la realtà dei fatti. Come ho detto non sono diventata una campionessa, non guadagno cifre esorbitanti come i miei idoli, guadagno abbastanza, sicuramente più di tante persone in Italia. Di questo sono grata, sono una privilegiata rispetto a tante persone meno fortunate di me. Arrivo a fine mese e riesco pure a mettere da parte qualche euro per la vecchiaia o comunque per il mio futuro quando smetterò. Non siamo considerati sportivi professionisti come i calciatori, sui nostri stipendi non vengono versati contributi per la pensione, a quella ci dobbiamo pensare da soli. Se poi ti fai male? può capitare e allora può essere di stare fermi un anno senza stipendio. 
Ma tutto ciò in fin dei conti lo sapevamo anche prima di iniziare che sarebbe così, è invece no, è molto peggio di così purtroppo. Ci sono anni che sono stata fortunata, ho avuto la possibilità di stare in società serie che non mi hanno fatto mancare niente. Non smetterò mai di ringraziare queste persone così fantastiche, né ho incontrate tante…poi però ci sono stati gli anni sfortunati dove incontri persone poco serie, si inizia sempre con un piccolo ritardo dei pagamenti, in fin dei conti può capitare anche a loro un momento di difficoltà pensi e allora gli si da fiducia, si aspetta qualche giorno, poi quei giorni diventano mesi, poi finisce la stagione e te mancano tante mensilità. Inizi a preoccuparti, le bollette a fine mese le devi pagare tu non loro.  Vieni rassicurato, ti chiedono di essere comprensivi che hanno intenzione di pagarti, che però hanno bisogno della liberatoria per iscriversi al prossimo campionato, perché senza di quella non possono continuare e quindi sono costretti a chiudere e dichiarare fallimento. E allora te che fai, rinunci ai soldi su cui tanto conti o firmi e speri che mantengano la parola data…. la risposta è ovvia, chiunque farebbe così, si firma questo benedetto foglio e si prova col tempo a recuperare qualche soldo. Qualcuno potrebbe dire che si può non firmare e provare a recuperare i soldi attraverso vie legali, è invece no. Il trucco stà nel regolamento di iscrizione al campionato, si tratta di società sportive dilettantistiche s.r.l., praticamente per la legge italiana è quasi impossibile recuperare dei soldi da queste società. E quando ci riesci scopri alla fine che le persone da cui potresti recuperare i soldi sono nulla tenenti, quindi oltre al danno di non vedere i soldi ci hai speso pure per l’avvocato. Regolamento questa parola ormai ha perso di significato in italia, mi domando in quale paese al mondo il regolamento viene scritto dalle persone che lo devono rispettare. E’ mai possibile che la Lega che scrive il regolamento d’ammissione al campionato sia formata solo dai presidenti delle varie società iscritte. Mi pare logico che non mettano regole troppo strette, chi si tirerebbe la zappa sui piedi da solo? Forse le regole e il loro rispetto dovrebbero essere fatte da parsone che non centrano nulla con la Pallavolo, ma questo è un altro sogno che rimarrà tale per sempre.
Poi arriva l’ultimo anno, il peggiore della mia vita. Il ritardo dei pagamenti che ormai è diventato parte integrante della mia vita, non ci faccio più caso, di solito si limita alle ultime tre mensilità. Ebbene inizia da subito, non ci posso credere che dovrò affrontare una stagione intera con questo peso, si un peso, forse non sembra quando entriamo in campo la domenica, ma ci portiamo dentro questo fardello perché anche noi siamo persone normali con le nostre spese a fine mese. Le giornate passano, si fanno riunioni su riunioni tra di noi e con la società per capire cosa fare. Tante promesse e nessun fatto concreto, la preoccupazione aumenta sempre più, che fare? Non si sà, però intanto si va avanti ci si allena tutti i giorni e si va alle partite, il tutto a questo punto senza più un euro in tasca, perché quei pochi soldi che riuscivo a mettere da parte li devo utilizzare nei mesi che non mi pagano. La preoccupazione aumenta, si pensa ad uno sciopero o qualche atto dimostrativo, qualcosa bisogna fare, non si può essere sempre passivi. Si discute tra di noi chi ha un idea chi un altra, poi si opta per essere dei professionisti, lasceremo queste preoccupazioni fuori dalla palestra non faremo rimostranze, lasceremo tutto in mano ai nostri agenti.
Mentre torno a casa ho una parola in mente che mi frulla dall’ultima riunione…professionista. Non ci dormo la notte questa parola non ne vuole proprio sapere di andarsene. Allora il giorno dopo ne discuto con le mie compagne, paiono sorprese da questa pazza nottata a pensare a questa parola. Nè discutiamo, ci domandiamo se siamo delle professioniste, e si arriviamo alla conclusione che siamo delle ottime professioniste,in fin dei conti noi stiamo portando avanti il nostro lavoro con dedizione pur non essendo pagate.
Torno a casa soddisfatta e a testa alta della mia professionalità, poi vado a dormire e penso, penso, sta parola è ancora li che mi tormenta, c’è qualche cosa che non va, non riesco a dormire. Mi sveglio la mattina e chiamo mamma a casa, gli dico di andare in camera mia nella mia libreria, di tirare giù un libro impolverato sta li da anni, da quando andavo a scuola e tanto che stà li, ho interrotto gli studi per dedicarmi completamente al mio sogno, mi sarebbe piaciuto studiare psicologia, ma non ho il tempo, sto sempre in palestra. Mamma pare incuriosita dalla mia richiesta, “cerca la parola Professionista nel vocabolario”, non dice una parola, secondo pensa che son pazza. Qualche minuto ed ecco, trovata, inizia a leggermi la definizione di professionista: “Professionista: 1) chi esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria. 2) Chi pratica una disciplina sportiva come professione fondamentalmente retribuìta (in contrapp. a dilettante).”
Non ci posso credere, c’è proprio l’esempio degli sportivi. Ci penso su, ci ripenso e…. io non sono una professionista, se fossi tale dovrei comportarmi come tale. Ossia lavorare se si è pagati, se non si è pagati un vero professionista non lavora. Nè discuto con le compagne, non siamo tutte in sintonia, ma io non ho dubbi, l’italiano è chiaro, ad ogni parola corrisponde un significato… mi sono sempre considerata una professionista, ma non è così, sono una dilettante.
Non troviamo un accordo il nostro dilettantismo prevale, non si fa niente, si abbassa la testa, si sta zitti e si finisce la stagione. Così come ci è stato chiesto dalla Lega e dalla società… non fate casino, questo anno abbiamo avuto già abbastanza problemi di immagine con squadre sparite a metà stagione, non possiamo permetterci altri casi come quelli. Ubbidiamo a testa bassa purtroppo, se si vuole continuare a lavorare in questo mondo è così che va!!.
Intanto il mio sogno si è trasformato in un incubo, tutti i progetti che stavo costruendo sono crollati. La casa con il mio fidanzato non c’è più, non posso più pagare le rate del mutuo, la banca mica aspetta i comodi della società. I risparmi messi da parte per quando finirò la carriera non ci sono più, non so cosa farò. Sono tornata a casa dai miei, loro per fortuna ci sono sempre per me. 
Il mio sogno non si stà concludendo bene, spero che il sogno di tutte quelle bambine che vengono a vermi la domenica finisca in un altro modo. 
I sogni non dovrebbero mai essere infranti.