La stagione 1989/90: il dopo Velasco e il “Grande Slam” di Parma

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Estate 1989: Modena e Parma, due capitali della pallavolo italiana distanti solo quaranta chilometri tra loro, sono entrambe divorate da struggenti dilemmi pallavolistici.

Modena sta riflettendo su come sostituire Julio Velasco, il condottiero degli ultimi quattro scudetti, che proprio in quell’estate ha deciso di accettare la corte della Federazione Italiana di pallavolo, diventando il CT azzurro. Parma, da par suo, si interroga sul perché pur a fronte di grandi investimenti non è più riuscita a riportare in Via Silvio Pellico quello scudetto che manca nella città ducale dal lontano 1983.

A Modena vengono vagliate diverse candidature riguardo al sostituto del divino Julio. Si fanno nomi altisonanti quali quelli degli esperti Silvano Prandi e Carmelo Pittera, quello dell’emergente Marco Paolini che in quel di Falconara ha costruito un vero e proprio capolavoro pallavolistico, fino ad arrivare ad un “guru” della pallavolo mondiale, il sovietico Vjačeslav Platonov, pluricampione in tutte le competizioni internazionali esistenti, sia con il club che con la propria squadra nazionale. Ma come spesso accade in questi casi la fumata bianca è un’assoluta sorpresa e la panchina dei gialloblu se la aggiudica Vladimir Jankovic, tecnico classe 1941, croato, professore di Educazione Fisica e di pallavolo. Jankovic proviene dal Mladost Zagabria ma ha già allenato sia la nazionale jugoslava che club italiani: Trieste nell’anno 1976/77 e soprattutto Padova nel biennio 1986/1988, dove ha lasciato ottimi ricordi. Modena, a fronte del suo prestigioso curriculum lo ingaggia con l’ingrato, se non impossibile compito, di non far rimpiangere il “re” di Modena, Julio Velasco.

In casa Maxicono c’è un significativo rimpasto societario. Aristo Isola, reduce dai quattro scudetti a Modena ha fatto ritorno alla nativa Parma per rimpiazzare il manager Roberto Ghiretti trasferitosi sotto la Madonnina per far grande la Milano pallavolistica passata nelle mani di Silvio Berlusconi.

Isola conferma alla guida della squadra l’emergente Gian Paolo Montali e opera un solo innesto ma di grande qualità nel proprio sestetto, sostituendo in cabina di regia lo statunitense Dusty Dvorak con un altro yankee, Jeff Stork, da Longview, Washington. Montali, reduce da due secondi posti consecutivi, è infatti convinto che  la chiave di volta per arrivare al tanto agognato scudetto sia quella di portare la squadra ad esprimere il più veloce gioco possibile. Il palleggiatore che individua per raggiungere il suo obiettivo è Jeff Stork, nuovo regista della nazionale statunitense. Nato l’otto luglio 1960, Stork è un palleggiatore mancino di 190 centimetri particolarmente dotato non solo nel palleggio d’alzata ma anche nell’attacco. Alla velocità supersonica di uscita della palla dalle mani e all’imprevedibilità delle sue giocate (grazie alla capacità di usare sia i centrali che di smarcare i secondi tempi con parabole rapidissime) il mancino Jeff abbina una capacità non comune di attaccare di secondo come un vero e proprio schiacciatore aggiunto. Caratteristiche che faranno di lui uno degli alzatori più vincenti della storia della pallavolo mondiale.

Jankovic vince la Champions, Montali sotto la doccia tricolore firma il Grande Slam con Parma

Il campionato 1989/90 è portatore di importanti novità. Sull’onda dell’entusiasmo della vittoria del nostro primo europeo il campionato viene allargato a 14 squadre ma soprattutto viene “sdoganata” la domenica come giorno dedicato alle gare di campionato, anziché il sabato. Per molti, il sovrapporsi alle partite di calcio è un azzardo, ma il pubblico risponderà alla grande e i palazzetti italiani si riempiranno di tifosi in festa. Il popolo della pallavolo.

Modena, oltre a Jankovic in panchina, presenta un’ulteriore grande novità: lo sponsor Philips sulle maglie al posto dello storico marchio Panini. Grazie alla conferma di tutti i suoi big Bernardi, Bertoli, Cantagalli, “Lucky” Lucchetta, Doug Partie e Fabio Vullo, la Philips rimane la favorita d’obbligo insieme a Parma che le lancia l’ennesimo guanto di sfida con, come detto, la grande novità di Stork in regia. Il resto del sestetto vede un sempre più maturo Andrea Zorzi nel ruolo di opposto, Giani e Galli centrali, Renan Dal Zotto e il toscano Bracci schiacciatori. Con l’affidabilissimo Gilberto Passani settimo uomo di lusso e vero e proprio jolly d’attacco che può entrare sia al centro che in zona due.

Ale spalle delle due corazzate emiliane altre realtà sempre più rilevanti si stanno facendo avanti. Prima di tutte la Sisley Treviso, che da lì in poi e per tutto il primo decennio del 2000 rappresenterà una delle più gloriose realtà della pallavolo italiana. Dalla stagione 1987/88 in Serie A1, dopo aver raccolto l’eredità dell’Antares Vittorio Veneto, la società della famiglia Benetton dimostra di voler far sul serio mettendo sotto contrato atleti di classe e spessore internazionale. Affida la panchina al tecnico brasiliano Paulo Sevciuc e la regia alle sapienti mani di Kim Ho Chul, coreano nato a Seul nel 1955, che il pubblico italiano ha imparato a conoscere durante il Mondiale del 1978. Un talento fuori dal comune quello del coreano, sia nel tocco di palla che nelle movenze feline con cui si sposta nel campo per eseguire le sue mirabolanti alzate. L’idea di pallavolo di Kim, molto influenzata dalla pallavolo giapponese di Nekoda, si basa sul concetto che il gioco d’attacco di una squadra nasce e si sviluppa intorno all’attacco di primo tempo. Per il funambolo coreano è da lì che si parte per costruire tutti gli schemi d’attacco in grado di mettere i propri schiacciatori davanti a muri composti da solo un uomo. Il coreano propone un gioco estroso, velocissimo, estremamente spettacolare, con una rapidità di uscita della palla che lascia a bocca aperta. Quando la palla entra nelle sue mani ne esce dopo qualche nanosecondo con una tale velocità che l’occhio umano quasi non riesce a percepire. Parma, che nella stagione 81/82 riesce a portarlo in Italia, beneficerà al massimo del suo talento conquistando sotto la sua regia due scudetti, due Coppe Italia e una Coppa dei Campioni. Oltre al coreano i Benetton riportano in Italia il fuoriclasse Bengt Gustafsson che, dopo l’esperienza greca, torna a martellare nella nostra serie A1. Attorno a questi due fuoriclasse Treviso costruisce un gruppo di elevato spessore in grado di poter contare su altri giocatori di alto profilo quali l’esperto Andrea Anastasi ed i centrali Guido De Luigi, nazionale italiano e già scudettato a Torino e Andrea Gardini, che diventerà uno dei più grandi attaccanti di primo tempo di sempre a livello mondiale. Completa il sestetto con Pier Paolo Lucchetta che dopo anni fa ritorno a casa dopo un’ottima carriera trascorsa in quel di Parma.

Hedengaard (Cuneo), Zorzi (Parma) e Cantagalli (Modena)

A poco più di 50 chilometri da Treviso, c’è un altro club che sta lavorando con notevole oculatezza, il Petrarca Padova, che sotto la guida del Professor Silvano Prandi ha allestito un sestetto di tutto rispetto. L’emergente Paolo Tofoli, classe ’66 di origine marchigiana, terra di grande tradizione pallavolistica, oltre che ad essere il palleggiatore a cui Julio Velasco ha affidato la regia della nazionale italiana è anche il regista del team patavino. Palleggiatore molto tecnico, preciso, veloce di piedi e di mani, ha nella costanza di rendimento e nella gestione tattica della gara quei punti di forza che lo rendono atleta di estrema affidabilità. Bravo nel gioco veloce anche con palla fuori rete, è altrettanto abile nello smarcare i suoi attaccanti in secondo tempo quando ha a disposizione ricezioni perfette e il muro avversario si aspetta un attacco in primo tempo. Così come risulta essere estremamente preciso nelle alzate di palla alta in contrattacco, situazioni in cui disegna parabole perfette per i propri schiacciatori di posto quattro, mettendoli nelle migliori condizioni per poter attaccare contro muri alti e chiusi. Un leader silenzioso, correttissimo in campo e fuori, senza mai un atteggiamento fuori posto e con l’innata capacità di tramutare in giocate perfette la tattica di gioco studiata a tavolino dai suoi allenatori. Opposto a Paolo Tofoli Prandi schiera un giovane di grande interesse quale Michele Pasinato, uno schiacciatore argentino di grande classe, Daniel Castellani, un centralone bulgaro tutto muro e primo tempo, Dimo Tonev e ottimi giocatori italiani tra cui Martinelli, Merlo e Gianni Errichiello che dopo aver fatto grande Parma è andato a ricevere e schiacciare in terra veneta. Un sestetto delle prospettive eccellenti.

Nella vicina Lombardia, altre due realtà stanno crescendo a vista d’occhio. La prima è l’Eurostyle Montichiari con Fefè De Giorgi in palleggio, l’olandese Jan Posthuma al centro, Raul Quiroga a bombardare da due e Angiolino Frigoni, il vice Velasco della nazionale, in panchina. L’altra è la Mediolanum Milano che, con la discesa in campo di Silvio Berlusconi ha iniziato a costruire una squadra che entro un paio di stagioni dovrà essere capace di sbaragliare la concorrenza. Affidata ad uno dei totem della pallavolo mondiale, il bulgaro Dimitar Zlatanov, mette in campo l’esperienza di Leo Carretti, la classe dei plurimedagliati statunitensi Bob Ctvrtlik e Dusty Dvorak, la fisicità dell’ex nazionale azzurro Milocco e il bagher dell’emergente Liano Petrelli, grande specialista della seconda linea forgiato da Alexander Skiba nei lunghi collegiali della nazionale Juniores italiana.

Catania, grazie allo spettacolare duo “gauchos” Conte – Kantor, che con le loro velocissime combinazioni d’attacco fanno sognare la tifoseria siciliana, e Ravenna, con il bombardiere ex Mladost Nurko Causevic e l’esperto sovietico Jurij Pančenko sugli scudi, sono ottime formazioni da prendere letteralmente con le pinze.

Campioni: Vullo in regia, Giani universale d’attacco

Leggermente più distanti dalla vetta partono Cuneo targata Alpitour, che ha portato in Italia il palleggiatore della nazionale svedese Jan Hedengard, Falconara che prosegue la sua favola con Paolini sempre puntuale nello sfornare giovani talenti di assoluto valore e Bologna, che mette e sedere sulla panchina del PalaDozza di Piazza Azzarita il tecnico della Svezia dei miracoli, Anders Kristiansson.

Le tre cenerentole del campionato, che effettivamente termineranno la stagione con una retrocessione, paiono fin da subito essere Spoleto, guidata in regia da Pupo Dall’Olio e in panchina da Carmelo Pittera, Mantova affidata all’emergente tecnico Daniele Bagnoli, e l’Italcementi Battipaglia del professor Alexander Skiba.

Modena, pur tra ricorrenti voci che parlano di un rapporto non prettamente idilliaco tra i “senatori” della squadra e il tecnico Jankovic, parte a mille e termina la stagione regolare al primo posto con una sola sconfitta. Parma la segue a quattro punti di distanza e una buona Sisley Treviso chiude la regular season al terzo posto, che la rendono fiduciosa in un buon playoff. 

Nel frattempo, nella città di Maria Luigia, la squadra di Gian Paolo Montali ha già messo un bel po’ di legna nella propria cascina. E’ il 12 dicembre 1989 quando in un PalaRaschi esaurito in ogni ordine di posto la Maxicono si laurea Campione del Mondo per Club sconfiggendo per 3-1 i campioni d’Europa del CSKA Mosca. La straordinaria Armata Rossa, composta da campioni straordinari quali Fomin, Gormenko e Kutsenov solo per citarne alcuni, il cui solo nome fa tremare le ginocchia. Ed è il dieci marzo 1990 quando la squadra emiliana conquista la Coppa delle Coppe, sempre al Pala Raschi, sconfiggendo per 3-1 un’ottima Sisley Treviso con un monumentale Andrea Zorzi che, con 33 punti, è il top scorer della gara seguito da Marco Bracci che di punti ne fa 28. Per Parma quello è il secondo titolo stagionale.

Cinque volte Parma

Soltanto dieci giorni dopo al PalaPanini di Modena va in scena la finale di Supercoppa Europea. Questa volta a contendersela sono Parma e Modena. E’ una partita dagli elevati contenuti tecnici ed agonistici che viene disputa davanti a oltre 7000 spettatori. Gara in cui si sfidano da una parte Zorzi, Galli, Giani, Bracci, Passani e dall’altra Cantagalli, Lucchetta, Bernardi, Vullo. Il top della pallavolo italiana dell’epoca, quella generazione di fenomeni che solo qualche mese dopo si laureerà Campione del Mondo a Rio de Janeiro. Parma scappa per ben due volte, Modena la riprende in entrambe le occasioni e sarà solo un drammatico quinto set, terminato 17-15, a consegnare alla Maxicono il suo terzo trofeo stagionale. L’8 aprile 1990 al Palatrussardi Milano c’è la finale di Coppa Italia che davanti a 9000 spettatori entusiasti vede ancora Parma e Modena a contendersela. Anche in questa occasione, sempre al quinto set, saranno gli uomini di Montali a prevalere, regalandosi il quarto trofeo della stagione.

A questo punto non resta che assegnare lo scudetto, trofeo che è ad appannaggio di Modena da ben quattro anni, quelli dell’era Velasco. Partono i playoff in cui i modenesi si sbarazzano prima di Ravenna in sole due partite e poi di Padova in semifinale. Parma, dal canto suo, non ha problemi né con Montichiari nei quarti, né tanto meno in semifinale, dove dovrà però cedere una gara ad una volitiva Treviso.
Anche la finale scudetto si giocherà quindi sull’asse della via Emilia. E’ sarà una grandissima serie finale. I Montali boys violano il PalaPanini in gara uno con Zorzi e Giani sugli scudi, replicando pochi giorni dopo al PalaRaschi in gara 2, dopo cinque set di pallavolo stellare. Il 9 maggio a Modena, la Maxicono, chiude la sua incredibile stagione vincendo per 3-1. Sono state sufficienti tre sole, se pur tiratissime partite, per consegnare lo scudetto a Parma. La ciliegina sulla torta di quell’indimenticabile stagione, quella del Grande Slam. Una capolavoro sportivo più unico che raro che la consacra come vera e propria leggenda dello sport, l’unica squadra al Mondo capace di vincere nella stessa stagione ben cinque competizioni: Mondiale per Club, Coppa delle Coppe, Supercoppa Europea, Coppa Italia e Scudetto.  

Lombardi (Falconara), Margutti (Ravenna), Gustafson (Treviso)

Una vera e propria impresa sportiva figlia di una società forte guidata dietro la scrivania dal presidente Carlo Magri e dal manager Aristo Isola e da un giovanissimo condottiero in panchina, Gian Paolo Montali, carismatico ed ambizioso allenatore con idee vincenti, capace come pochi al mondo di entrare nella testa dei giocatori. Atleti straordinari quelli di Parma. Veri e propri purosangue quali Claudio Galli, Andrea Giani, Renan Dal Zotto, Marco Bracci, Jeff Stork, Andrea Zorzi, Gilberto Passani, e ottimi “rincalzi” come Carlo Alberto Cova, Andrea Aiello, Mauro Radicioni, Luca Panizzi e Raimondo Della Volpe sempre pronti ad offrire il loro importante contributo ogni qual volta chiamati in causa.

Modena, dal canto suo, salva la stagione con un’impresa storica portando a casa quella Coppa dei Campioni mai vinta fino a quel giorno. L’11 marzo 1990, dopo un tiratissimo 3-2 nella finale giocata contro francesi del Frejus ad Amstelveen in Olanda, Bernardi, Bertoli, Betti, Cantagalli, Lucchetta, Lukach, Nobis, Partie, Spada, Vullo e Coach Jankovic regalano al patron Peppino Panini, in lacrime dopo la vittoria, il suo primo storico successo nella principale kermesse continentale.

I play off alla stagione 1980/90