Le scuse della Fipav per i fatti di Milano… Come cambiano i tempi

MODENA – Nella giornata di domenica dal campo da beach allestito a Milano un giornalista è stato privato dell’accredito stampa da un dirigente federale. Vecchie ruggini personali degenerate.

Oggi la Fipav Nazionale interviene in merito con la nota che segue. 

La Federazione Italiana Pallavolo, preso atto di quanto accaduto a Milano in occasione della tappa d’esordio del Circuito Tricolore di beach volley, si dichiara spiacevolmente colpita da quanto successo. Nella fattispecie un dirigente federale ha allontanato un giornalista dalla manifestazione a causa di loro trascorsi personali non positivi.  

Il Presidente Federale, il Segretario Generale e tutto il Consiglio Federale si dissociano fermamente da tali comportamenti giudicandoli non opportuni e assolutamente non in linea con la politica comportamentale federale.
Con l’occasione tutta la Federazione Italiana Pallavolo desidera chiedere scusa al giornalista coinvolto e all’intero movimento pallavolistico nazionale per il danno d’immagine provocato.


 

 

di Luca Muzzioli 

Come cambiano i tempi.

Oggi c’è una Federazione (applausi) che chiede scusa per un momento sbagliato di un proprio tesserato nei confronti di un giornalista (atto frutto anche di vecchie ruggini personali, da una parte e dall’altra) per buona pace di chi da lunedì ha sbandierato ai quattro venti il ritornello sulla libertà di stampa, chi ha stigmatizzato, chi (siti) ha cavalcato l’onda solo per avere finalmente visibilità. 

La cosa curiosa è che gli sbandieratori dell’articolo 21, i paladini della libertà di stampa,    sono gli stessi che negli anni passati, allineati a filo doppio con le precedenti conduzioni federali (presidenza e ufficio stampa) e alla lega femminile dello #Sceriffodeldopingamministrativo, non hanno mai sollevato la medesima indignazione quando a essere privato dei comunicati stampa, inviti per le conferenze stampa, minacciato di querele e anche querelato con atti temerari era questo portale e il sottoscritto… 

Incuriosisce poi che alcuni sbandieratori dell’articolo 21 siano anche parte attiva della legafemminile che ancora oggi, chiuso il contenzioso civile, ha subito proposto – sugli stessi motivi non riconosciuti in sede civile – una querela penale contro questa testata, così… tanto per costringere la mia piccola realtà editoriale a spese legali che – di contro – vengono invece pagate dalle stesse società del consorzio femminile.. 

Voglia di libertà di stampa? Io la chiamo ipocrisia. 

 

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