Lega Femminile: Roberto Ghiretti, “Con me il futuro”

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MODENA – Ampia pagina di volley su Tuttosport con l’intervista al candidato alla presidenza della Lega Femminile Roberto Ghiretti a firma Diego Deponti.

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Idee, sviluppo, futuro. Parole che sono ambrosia per le società di volley femminile che s’interrogano sulla ripartenza e su come superare il lungo stop che l’emergenza Covid-19 ha imposto. Uno dei primi passi sarà quello di scegliere il presidente dei Lega femminile l’8 giugno. Ad un mese dall’appuntamento la questione è al centro del dibattito con le candidature del presidente uscente Mauro Fabris (lo sceriffodeldopingamministrativo© ndr) e dello sfidante Roberto Ghiretti.

Un nome importante per il suo passato di dg della Lega maschile, negli anni ‘90, e per il suo presente di creatore di una società di consulenze nell’ambito del marketing e della comunicazione applicata allo sport.

Ghiretti, ha scelto il momento più difficile per candidarsi. A spingerla è il senso della sfida o il legame con il mondo del volley?
“Sono un Cincinnato che da tanto tempo è lontano da questo ambiente. Ma la mia storia di dirigente sportivo e, ora, la mia azienda hanno spinto tanti a chiedermi di fare questo passo e ovunque ho riscontrato una grande simpatia per la mia candidatura. Credo che ci attenda una fase straordinariamente difficile. Questo è il momento in cui serve una persona con skills diverse rispetto al passato per portare la Lega femminile verso un nuovo modello di gestione sostenibile. Sono convinto che anche in un quadro così si possano porre le fondamento per uno sviluppo futuro”

Quali saranno le priorità per il nuovo presidente di Lega?
“In primo luogo c’è da costruire la ripartenza, sapendo che stiamo navigando a vista. La Lega dovrà dotarsi di vari piani d’azione e elaborare soluzioni innovative per aiutare tutte le società ad uscire dalla situazione attuale. Tutto ciò dovrà legarsi all’azione di programmazione a medio lungo termine. Questa programmazione si potrà realizzare solo con una condivisione e un coinvolgimento dei club. Io ho detto e ripeto ai club: “La Lega siete voi”. Per questo io sto ascoltando molto e continuerò a farlo. Poi con i club scriveremo giorno per giorno il programma”.

Come ha valutato lo scontro con la Federazione sulla chiusura del campionato?
“L’ho seguito da appassionato e constato che la maggioranza delle società avevano chiesto di fermarsi. Così è avvenuto anche negli altri sport. World Rugby ipotizza anche una stagione di stop. Quindi era necessario fermarsi, riservandoci eventuali spazi che però si stanno rilevando difficili da occupare. Detto questo la Federazione ha sbagliato a non coinvolgere la Lega nella decisione. E’ stato un grave errore”.

Ma con la ripartenza degli allenamenti, il ritorno all’attività diventerà più credibile?
“Si naviga a vista. Bisogna capire se il calcio potrà ripartire e a quali condizioni. Dovremo capire cosa costa la ripartenza. Penso alla sanificazione, al distanziamento. Solo a giugno potremo avere qualche certezza in più. Oggi siamo calati in un mondo irreale. Ci aspetta un anno straordinario in cui le logiche di programmazione ordinaria non basteranno”.

Pensa ad eventi particolari per il rilancio del movimento?
“Occupare spazi tanto per occuparli, al posto di altri, non mi interessa. Sarà importante fare in modo che il campionato parta ad ottobre. A me piace pensare che il futuro guidi il presente. Se potrò lavorare in questa direzione, con una visione del futuro, metterò in campo le mie idee, portando a servizio delle società il mio know-how. Io credo nel principio della permeazione delle idee, credo nel confronto. Poi c’è bisogno di qualcuno che porti tutto questo lavoro ad una sintesi”.

In questi anni il campionato italiano è stato più volte definito il più bello del mondo. Lo scorso anno le squadre italiane hanno conquistato uno strepitoso triplete in campo europeo. Non basta più?
“Dobbiamo lavorare per fare in modo che continui ad esserlo. Vogliamo che il campionato italiano sia sempre più solido, identitario, visibile, appetibile per gli sponsor. Per farlo dobbiamo costruire forti presupposti giuridici, organizzativi, di marketing”.   

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