Lutto: La lettera di Julio Velasco al fratello Luis che non c’è più

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Luis Velasco, alla presentazione del suo primi romanzo, "Una historia sencilla" nel 2011

MODENA – Nei giorni scorsi Julio Velasco ha perso il fratello minore Luis. Per ringraziare della tanta vicinanza arrivatagli dal Sudamerica e dalla Spagna il nostro amico Julio ha scritto una lettera in spagnolo, lettera pubblicata in Argentina che poi i social hanno tradotto, forse in maniera automatica in maniera molto approssimativa in italiano. Il nostro Ct ha quindi ho deciso di pubblicarla in italiano: “Ringrazio tutti quelli che mi hanno fatto le condoglianze, mi hanno fatto molto bene”.

Eccola

Luis Velasco era mio fratello minore, cinque anni più giovane di me e sei di Raúl, nostro fratello maggiore. E’ deceduto a Madrid sabato 7 novembre 2020 alle 4.10 del mattino, l’anno del Covid, della distanza e della chiusura. Il 23 dicembre avrebbe compiuto 64 anni.
Era già molto malato, aveva un diabete in stadio molto avanzato e diverse altre problematiche. Ha avuto una peritonite acuta e ha dovuto essere operato d’urgenza. Tutti sapevamo che sarebbe stato molto difficile per lui superare un intervento di quel genere. E’ morto senza soffrire troppo. Ci aveva già detto: “Non ho paura della morte, però non voglio soffrire”. Mio fratello aveva già sofferto molto: è stato sequestrato dai “Grupos de Tareas” (gruppi operativi non ufficiali dell’esercito) della dittatura militare nel 1977, è stato “desaparecido”, torturato più volte e sottoposto a simulazioni di fucilazione. Soprattutto hanno provato ad umiliarlo in tutti i modi. Aveva vent’anni.

Luis ha sofferto molto, ma non ha ceduto. Ha continuato durante tutta la sua vita a collaborare con gli organismi per i diritti umani. Era qualcosa che lo manteneva vivo, entusiasta, motivato. Ha partecipato come testimone a diversi processi e in particolare a quello di Von Wernich.
Quando lo hanno liberato, si è esiliato prima in Perù, perché a Lima avevamo dei familiari: nostro padre era stato uno studente peruviano che era venuto a La Plata a frequentare l’università. Lui quasi non lo ha conosciuto, perché è morto a Lima quando Luis aveva un anno. Nostro padre si era già separato da nostra madre, ma allora non lo sapevamo.

Due anni dopo è andato a Madrid, dove ha provato a continuare gli studi di medicina mentre vendeva “biyuta” (bigiotteria), prima per strada e poi nei mercati, insieme alla sua compagna Marisa. Però non ha potuto o non ha voluto terminare gli studi universitari. Qualcosa si era già rotto, una delle tante cose invisibili che ha lasciato la repressione. Oltre a quelle visibili, come le sparizioni, il sequestro di neonati, la tortura e la morte. Ha progredito nel suo lavoro, ha ottenuto un posto nel Rastro (il mercato più grande di Madrid), dove domenica i venditori hanno osservato un minuto di silenzio in suo onore. Ha avuto un negozio ed è arrivato ad essere grossista. Tuttavia la sua passione era la letteratura, come lettore e come scrittore.
Poi ha cominciato ad ammalarsi. Non si curava molto: mangiava e fumava troppo. Io ho sempre pensato che qualcosa di ciò che si era rotto, di ciò che gli avevano rotto, continuava a danneggiarlo dentro. Non so se è così, ma io lo sentivo in quel modo. A volte mi arrabbiavo, perché non si prendeva cura di sé, anche se non glielo dicevo. Gli volevo troppo bene per accettare che non stesse bene.

Luis era uno di quei tipi che tutti amano, aveva una magia, un carisma speciale. Era molto simpatico, ci faceva ridere molto. Era brillante e intelligente. Era una buona persona. Soprattutto era una buona persona.
Si è dedicato il più possibile ai suoi figli e la sua nipotina lo rendeva felice, anche se per colpa del Covid la poteva vedere pochissimo.
Ha aiutato nostro fratello maggiore quando è andato in Spagna, era una persona generosa. Raúl si è fatto carico di lui quando, un anno fa, è tornato a Madrid: lo ha portato a vivere a casa sua e si è preso cura di lui fino alla fine.

Luis era tornato a vivere a La Plata: era uno dei suoi sogni. Si era dedicato alla letteratura e scriveva sempre storie che trascorrevano in Argentina. Il suo primo romanzo “Una historia sencilla” (“Una storia semplice”) si basa sulle storie di famiglia, di La Plata e della militanza politica. Aveva bisogno di stare nel suo Paese, nella sua città, con i suoi amici di sempre che, nonostante la distanza e il tempo, sono sempre rimasti al suo fianco.
Nell’ultimo periodo a La Plata è stato ricoverato e non è stato bene. Però ci diceva sempre che preferiva rimanere in Argentina e che voleva morire nel suo Paese. Tra famiglia e amici siamo riusciti a convincerlo. E così è tornato a Madrid, dove vivono i suoi figli, sua nipote e nostro fratello Raúl. Io invece vivo in Italia, a sole due ore di volo.

Mio fratello Luis aveva un carattere forte, ma era tenero. Aveva molti difetti e per questo era molto umano. Gli piaceva la musica e suonava la chitarra. Viveva la vita mangiandosela a pezzi, con le mani e strozzandosi mentre se la godeva. Non pretendeva di essere un modello per nessuno, però aveva una grande influenza su molti.
Tutti e tre noi fratelli siamo andati alla scuola elementare “Anexa”. Poi anche al “Colegio Nacional”. Quando è entrato Luis, Raúl aveva già finito ed io ero al sesto anno. Poi sono rimasto altri quattro anni come precettore, quindi abbiamo condiviso quegli anni di militanza studentesca: lui nel “Colegio” ed io nella facoltà di filosofia. L’unica cosa che non abbiamo condiviso è stato il volley. Raúl ed io abbiamo giocato insieme, invece Luis ha provato a farlo, ma non era molto dotato per lo sport.

Ho sempre parlato molto con Luis: di politica, dei nostri figli, di letteratura, dell’Argentina, della storia della nostra famiglia, di cinema e di musica. Non mi mancherà solo come fratello, ma anche come amico.
Pochi giorni fa mi ha mandato via mail il suo ultimo romanzo. Non so quando potrò leggerlo o se lo farò mentre mi emoziono su ogni pagina.
Voglio ringraziare tutti coloro che lo hanno salutato con tutti i mezzi possibili, in Spagna e in Argentina: i suoi amici del “Colegio”, dell’università, della militanza, di La Plata; Marisa, che oltre ad avere avuto due figli e una vita con lui, lo ha aiutato fino alla fine, anche se già non stavano più insieme; i suoi figli, che lui amava tanto e per i quali si è preoccupato fino all’ultimo giorno; e mio fratello Raúl, che lo ha portato a casa sua per prendersene cura. 

Luisito mi mancherà, mancherà a tutti noi, però nel ricordo sarà immortale. Vorrei che mi passasse il dolore per ricordarlo allegro, mentre ci fa ridere tutti e ci fa pensare, mentre discute con passione, con decenza e con onestà.

Avevo bisogno di scrivere questo. Avevo bisogno di fare qualcosa. Condividere qualcosa. Io non ho Facebook né altri social network. Chiederò ad un amico che lo pubblichi. Vi abbraccio tutti.

Julio Velasco, il fratello di Luis.

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