Mondiali F.: Parla Bonitta, oro 2002. “Egonu su tutte, per vincere servono giocatrici così”

"Ci sono dei punti di contatto tra il gruppo del 2002 e quello di oggi. Entrambi giovani e figli del Club Italia. Vincenti il progetto di Velasco che si allenava a Ravenna senza giocare e quello voluto da me che giocò in A1"

RAVENNA – 16 anni fa prima del successo azzurro dell’Italia al Mondiale 2002, l’attuale Ct Davide Mazzanti già a modo suo aveva condotto la nazionale: “guidavo i pulmini della squadra azzurra impegnata in un torneo a Senigallia.. Era il compito affidatomi dal Comitato Regionale”. Poche settimane dopo Marco Bonitta, indicava la via a Lo Bianco e compagne per il successo di Berlino primo e sin qui unico titolo iridato della nazionale femminile.
Marco, di Ravenna, Davide di Marotta, provincia di Fano, la distanza è davvero breve come le emozioni passate a staffetta tra i due.

Marco Bonitta, con la Superlega iniziata e i pensieri alla sua Ravenna di cui è direttore generale, ce l’ha fatta a seguire la sua ex nazionale? “Certo che si, imperdibile. Ho seguito non solo la finale, ma anche la semifinale e qualche altra partita del torneo”.

Come ha vissuto questa cavalcata azzurra? “Ho sentito Davide parlare e mi ci sono ritrovato. Quando sei lì e te la giochi non la vivi con l’emozione totale. Sei focalizzato sulle cose preparate, vivi tutto come immerso in una ampolla di vetro, a casa invece è da cuore in gola”.

Semifinali e finali da nervi saldi. “Bella palpitante la semifinale con la Cina, gara che potevamo anche vincere 3-1; bella tosta la finale che poteva avere un altro sapore. E’ un gruppo di ragazze a cui voglio molto bene, mi dispiace sia andata così”.

Risultato giusto? “A livello obiettivo nessuno può dire che la Serbia abbia rubato qualcosa. E’ la squadra più forte ora, anche se noi siamo state ad un passo dal batterla. Le abbiamo surclassate nel primo set, messe sotto nel terzo. Ora però devo essere sincero, la Serbia è ancora più forte, la migliore. Certo, avessimo vinto non avremmo rubato nulla nemmeno noi”.

A tanti è piaciuto il parallelismo Egonu 2018 – Togut 2002. Si può fare? “Sì, si può fare. Paola Egonu è stata costante in tutto il Mondiale, con una semifinale straordinaria. Elisa Togut crebbe piano piano e poi inanellò tre gare straordinarie, Quarti, Semifinali e Finali con gli ultimi 8 palloni del tie break determinanti. Per vincere hai bisogno di quei giocatori lì”.

Ci sono state altre analogie tra questa e la sua Nazionale d’oro del 2002? “Qualche analogia c’è. Non nel cammino nel torneo. Questa Italia è stata più costante in tutto il campionato noi invece passammo per un pertugio nella seconda fase, dopo due sconfitte, poi non sbagliammo più nulla. Ci sono invece similitudini sui gruppi, entrambi giovani. Quest’ultimo di più, ma anch’io avevo un libero di 20 anni (Cardullo, ndr), una palleggiatrice titolare di 22 (Lo Bianco, ndr), l’opposto di 24 (Togut, ndr). Insiemi entrambi figli di un progetto di primo piano come il Club Italia. Le ragazze del 2002 arrivarono dal primissimo gruppo del ’78/79 a disputare manifestazioni importanti, passando dall’Olimpiade di Sydney, chiusa con una sola vittoria, all’argento all’Europeo 2001. Queste ragazze sono passate dall’Olimpiade di Rio2016 chiusa con una sola vittoria, embrione di un progetto che necessitava del giusto tempo e ha poi trovato in Davide Mazzanti l’allenatore giusto al momento giusto”.

Il Club Italia si conferma una idea vincente? “Due i progetti vincenti, quello del primo gruppo targato Velasco e questo del 2014/ 15. Nel 2000 Julio Velasco formò il Club con atlete di età maggiore e le portò a Ravenna a lavorare un anno senza partite. Per l’ultimo Club Italia io e l’ex presidente Fipav Carlo Magri abbiamo fatto battaglie in Lega e federazione per un progetto ritenuto spinto, far giocare la squadra in A1. Volevamo che il gruppo si cementasse e prendesse consapevolezza vera”.

Si fa un gran parlare di Tokyo2020. “Davide Mazzanti sa benissimo che dopo questo risultato questo gruppo può andare avanti tanti anni, ma sa che deve anche pensare che si può migliorare. Migliorare nella qualità della squadra sapendo che è già forte”.

La Serbia, e non solo, sarà ancora lì al varco. “L’esperienza di altre due annate ad alto livello potranno fare la differenza. La Serbia ha il suo bagaglio ma i pochi punti tra noi e la vittoria sono recuperabili”.

da Tuttosport

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