MODENA – Cosa farà da grande ancora non lo sa, anche perché la vita riserva sliding doors impensabili. Julio Velasco a 66 anni è pronto per una nuova sfida, il suo quinto Campionato del Mondo.

Una manifestazione che ha vinto in due occasioni con la sua Italia, quella della Generazione di Fenomeni, una partecipazione con la Spagna (in Italia nel 2010) e due con l’Argentina (2014 in Polonia e 2018).

La sua Argentina, la “nazionale mamma”, quella del suo Paese d’origine, riparte dal 5° posto a Rio2016 ma sul Mondiale Velasco è tra il realistico e il critico: “Questa manifestazione ha una formula disegnata perché a Torino, alla fase finale, arrivino sei delle sette migliori squadre. La nostra prima partita con il Belgio è decisiva, se la si perde è difficile arrivare secondi. Nella seconda fase infatti le terze hanno una chance remota, le quarte classificate zero possibilità. Comprendo che si sia cercato di evitare partite con squadre che fanno calcoli e arrivano a perdere per convenienza una partita (fa riferimento a Brasile-Bulgaria del 2010 ad Ancona, ndr) ma così si vedranno squadre con giocatori in campo senza più motivazioni”.

Le migliori e poi? “Ci sono le ‘sette sorelle’ Brasile, Italia, Russia, Stati Uniti, Francia, Polonia e Serbia, poi le altre, tra cui noi, il Belgio, il Canada. Sotto l’aspetto meramente sportivo non è bello, ma questo è un discorso più ampio. La FIVB cerca di imitare il marketing della NBA per promuovere la pallavolo, ma così facendo invece soffoca gli altri campionati. E’ come l’effetto Champions League nel calcio… Una volta le mamme erano sole alla domenica perché c’era il campionato, oggi prevale la Champions ai mercoledì sera”.

Intanto si inizia con le schiacciate, ancora in Italia. “L’emozione per me c’è sempre, ma alla fine il pensiero maggiore va alla squadra, a come si fa a vincere. Diversa sarà la partita con l’Italia, così come con l’Italia era differente per me la partita contro l’Argentina”.

La Volleyball Nations League ha tracciato i primi valori dell’anno. cosa ti aspetti in generale dal Mondiale? “Per prima cosa dico che la VNL ha visto le due finaliste Russia e Francia arrivare alla finale senza essersi mosse dall’Europa. Noi abbiamo sfidato il Brasile in Australia, l’Italia dall’Argentina è volata in Giappone… Torneo da rivedere”.

Argentina e Italia, come le vede? “La mia squadra convive con un po’ di problemi in alcuni giocatori. Chi personali, chi fisici. Conte torna ora più o meno in forma, De Cecco è stato condizionato nell’estate da problemi personali. L’Italia? Le amichevoli pre Mondiale non sono indicative, crescerà strada facendo. Ci sarà tensione nelle prime partite ma la formula favorisce le grandi squadre. Non ci saranno partite secche, le più forti potranno anche sbagliare una partita. Per tornare agli azzurri posso solo dire – lo faccio da 40 anni – che in qui in Italia si parla sempre più delle cose che non ci sono. Ricordo però che tutti a livello mondiale vorrebbero i propri giocatori nel campionato italiano, il più performante. L’Italia li ha tutti lì. Son tutti giocatori con la pelle dura, che han vissuto gare difficili”.

Dopo il Mondiale c’è Modena. “Finalmente. Dopo 9 anni vissuti metà in Italia e metà all’estero quella di tornare ad allenare a casa era una scelta voluta. Se non avessi trovato da allenare in Italia avrei smesso. Cosa avrei fatto? Non lo so, non ci avevo pensato. Inutile pensarci. Ora ho 2 anni di contratto con Modena e penserò solo al club. La vita è imprevedibile. C’era un progetto Stoytchev a lungo termine, poi… Nello sport tutto si muove velocemente. Ecco perché non faccio mai proclami, non parlerò mai di scelta di vita. Si vive al momento in questo lavoro e ora c’è il Mondiale”.