Mondiale 2022 F.: Personaggi azzurri. Marina Lubian: "una crescita mondiale"

La centrale azzurra, al suo secondo torneo iridato con la seniores, si racconta. "Decisive la giovanili con le compagne di oggi"

Scritto da Luca Muzzioli  | 

APELDOORN (Olanda) - Marina Lubian è una delle novità più belle di questa Italia. Piemontese di Moncalieri, i primi passi a Settimo Torinese, due ori e un argento ai mondiali giovanili quindi la formazione al Club Italia e la contesa negli anni a seguire di top club del campionato per averla, non a caso quest'anno è passata da Scandicci a Conegliano.
La centrale azzurra è uno degli indicatori positivi di questa bella Italia di Davide Mazzanti, una squadra capace di trasmettere certezze, anche in chi subentra in corsa quando c'è bisogno di una scossa.
Titolare con la Cina, nella prima gara ad eliminazione diretta ci ha messo tanto di suo. La firma negli avvi di primo e secondo set e nelle fasi calde del quarto.

Classe 2000, 22 anni ad aprile, con le sue compagne c'è una intesa che viene da lontano. L'esperienza giovanile serve eccome, a dimostrazione che non ha vinto due ori mondiali Under18 e l'argento Under 20 per caso. 
"Con le nazionali giovanili abbiamo conquistato tantissime belle cose. Ho iniziato a vestire la maglia azzurra con le ragazze del 1998, c'erano Paola Egonu e Alessia Orro. Poi successivamente ho trovato Elena Pietrini, giocando tante competizioni tutte insieme. Ci conosciamo molto bene".
Tante estati dedicate ai colori azzurri, mentre le amiche magari facevano vacanza.
"E' dall'età di 14 anni che, come la maggior parte delle ragazze che sono qui ora, mi dedico a questo, alla pallavolo e alla maglia azzurra. Fortunatamente quest'anno abbiamo avuto una piccola sosta tra VNL e Mondiale. Diciamo però che non non ho avuto il privilegio di godermi tante vacanze. Comunque non mi è mai pesato, vestire questa maglia è un onore".
Onore supportato anche in casa immaginiamo, ha una famiglia di sportivi. Come è arrivata alla pallavolo? 
"E' proprio grazie ai genitori. Mi hanno sempre dato una spinta e un supporto, anche nei momento di sconforto. Mamma giocava, papà allenava. Ho provato anche altri sport ma poi è venuto naturale. Li aspetto qui in Olanda a tifare, qualsiasi sia la finale che giocheremo".
E' una classe 2000, ma nonostante lei sia così giovane è già al secondo mondiale.   
"Il primo è stato quello del 2018 in Giappone chiuso con l'argento. Sono cresciuta tanto e sono successe un sacco di cose in questi quattro anni. Ora vedo tutto sotto un punto di vista diverso. Due bellissime esperienze, sono riuscita a portarmi a casa cose diverse da tutte e due le rassegne e questa non è finita”.
Era al Mondiale 1998, ha giocato la VNL 2021 nella "bolla anti covid" di Rimini, ma non era all'Europeo 2021 vinto dalle azzurre poi è tornata per la VnL2022 e il Mondiale che è successo?
"Nulla di ché, normali scelte tecniche. Non mi sono abbattuta, mi sono rimessa a lavorare e ho riconquistato la maglia". 
 

E' un tipo agonista che non molla mai? 
"Per avere una misura, racconto che in questo contesto ne ho conosciute di ragazze davvero cattive cattive sotto l'aspetto dell'agonismo. Per esempio, ci capita di giocare tra di noi e magari chi perde resta arrabbiata per metà giornata. Ecco io non sono a quei livelli, ma mi piace vincere".
La più "cattiva" in azzurro chi è? 
"Conosco molto bene Lia Malinov, siamo molto amiche. Ecco, lei ti tiene lì finché non ha vinto. E' dna di famiglia, mi dice che erano così anche i genitori".
Paretesi doverosa: i genitori della palleggiatrice azzurra Lia Malinov sono i bulgari Atanas e Kamelia, allenatore lui ed ex palleggiatrice ora allenatrice. Il padre in due stagioni ha vinto praticamente tutto come tecnico del Volley Bergamo, 2 scudetti, 2 coppe Italia, Supercoppa e Champions League, chiusa parentesi.  
Si torna a Marina e si entra nel Mondiale. Con la Cina non è stato facile, perché?
"La formula del torneo è un po' strana e giocare contro la stessa squadra dopo pochi giorni non è semplice. C'è la possibilità di farsi condizionare dalla prima gara e per l'occasione ci abbiamo messo del nostro per complicarla, ma non ho mai avvertito che non fossimo in controllo". 
A proposito di doppie sfide, ora c'è nuovamente il Brasile, unica squadra che ha superato le azzurre in questo torneo, sensazioni? 
"Per diventare campioni bisogna batterle tutte, questa è una buonissima occasione per rifarsi dopo aver perso la gara dei gironi con loro, vincere in semifinale sarebbe una bella soddisfazione".
Una vittoria con vista sulla Serbia campione del Mondo che quattro anni fa ha vinto la finale. 
"Se ne parlava qualche sera fa tra noi ragazze. Anche quella sarebbe una bella soddisfazione. Ma prima c'è la semifinale".



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