Europei Under20.: Alessandro Bovolenta, "Azzurro e orgoglio. Una vittoria del movimento, la gavetta la giusta via..."

Scritto da Luca Muzzioli  | 
Alessandro Bovolenta, MVP dell'Europeo d'oro
da Tuttosport
RAVENNA - Di cognome fa Bovolenta, ma di nome fa Alessandro. Questa è la sua storia, una storia tutta sua e di pochi altri. Di Federica, la mamma, dei fratelli, dei tecnici che l’hanno accompagnato a questi risultati, dei suoi compagni a cui lui tiene molto perché “si gioca in sette in campo ma i risultati sono di di tutti, di un movimento intero, anche di chi non è stato convocato dopo una estate di lavoro”, infine di qualche amico che ne ha seguito passo passo la carriera.
Alessandro Bovolenta, opposto campione d’Europa Under 20, è il futuro che avanza a grandi falcate e idee chiare. Ha 18 anni ma al di là dei riferimenti alla scuola e “al desiderio di finire bene il 5° anno di ragioneria” mostra di avere le carte in regola per un futuro radioso per lui ma anche per la pallavolo italiana.

Da ieri è tornato subito in palestra per sedute pesi con la sua Ravenna, "più per conoscere la squadra che altro", ma non si è ancora spento l'entusiasmo per l'oro continentale.
"Che torneo è stato? Una battaglia dalla prima all’ultima partita, ma una battaglia che abbiamo vissuto con calma e tranquillità e dove ci siamo divertiti, anche se avevamo tanta pressione sulle spalle perché eravamo consci che eravamo l'ultima manifestazione giovanile in programma e andavamo a caccia del titolo dopo che negli altri Europei l'Italia aveva sempre vinto".
Un risultato che arriva dopo una estate impegnativa, una vera maratona.
"Una estate lunga, lunghissima, quasi interminabile. Il 9 giugno chiudevo la stagione con il club con le finali giovanili, due giorni dopo ero a Zocca al collegiale azzurro. Li abbiamo contati anche con lo staff azzurro, sono stati 105 giorni di lavoro e partite, ma alla fine abbiamo raggiunto i risultati voluti" ovvero l'oro all'Eyof - una sorta di Giochi Olimpici giovanili - ed agli Europei con il premio di MVP, ovvero miglior giocatore del torneo.
Ma ora a Ravenna sarà titolare nel campionato di A2?
"Questa era una situazione già definita, ben prima dell'Europeo, con il tecnico romagnolo Marco Bonitta. Una decisione arrivata prima dell'estate azzurra che mi ha trasmesso molta fiducia in me stesso".
A proposito di fiducia, si fa un gran parlare di giovani e Superlega. Lei si sentirebbe pronto?
"Guardi, voglio arrivare in Superlega per restarci ma non sono un ragazzo che vuole bruciare le tappe, sono uno che preferisce fare la gavetta. Sono partito dalla Serie C, giocavo centrale, poi opposto dalla serie B, quindi nazionale ai mondiale e poi quest'anno con questi risultati. E' bello così, la gavetta porta esperienza e giocare in Superlega senza esperienza sarebbe difficilissimo. Un conto è giocare bene una partita, un altro restare a quei livelli".
I maestri sono quindi importanti. Oltre a Bonitta nel club, quest'anno in nazionale c'era Matteo Battocchio, giovane ma di esperienza, e l'"influenza" di Julio Velasco. E' servito?
"Altroché. E' stata una estate in cui sono migliorato tantissimo tecnicamente e anche mentalmente. Battocchio, il mio allenatore, è stato bravo perché ci ha trasmesso tantissimo. Ci ha dato il tempo di capire che noi eravamo veramente forti. Ci diceva continuamente che potevamo arrivare in alto trasmettendoci fiducia. Poi c'è Velasco, tutti dicono essere il numero uno ed è così. Un motivatore a livelli eccezionali, oltre ad un grande tecnico".
Negli anni azzurri di Velasco si parlava di "opposti ignoranti", atleti che tiravano a tutta forza senza pensarci su troppo. Lei?
"No, il ruolo è cambiato. Yuri Romanò, l'opposto della nazionale maggiore è uno che risolve non solo di potenza. Il gioco, anche per il posto 2, si è modernizzato".
Da Romanò al pensiero della nazionale azzurra campione del Mondo con una squadra giovane il passo è breve. Quello del volley è davvero un bel movimento.
"Sono contentissimo di farne parte. Come si fa a non essere orgoglioso di vincere e cantare l'inno di Mameli con la maglia azzurra addosso".
La pallavolo a 18 anni con quelle prospettive per lei è gioco o lavoro?
"E' divertimento. Quando entri in palestra e sei sempre con gli amici, che sono tuoi compagni di squadra, è sempre divertimenti. Anche quando magari non si ha voglia di allenarsi, entrando in palestra tutto cambia".


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