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RIO DE JANEIRO – L’analisi di Serbia – Olanda 2-3 a cura di Luciano Pedullà, allenatore, in collaborazione con AIAPAV, Associazione Italiana Allenatori Pallavolo.

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di Luciano Pedullà

Serbia – Olanda 2-3 (22-25/20-25/25-22/25-18/8-15)

Innanzitutto permettetemi di esprimere il mio disappunto per non essere riuscito a vedere alla televisione la partita tra Italia e Portorico, ultima gara della Nazionale azzurra, che pur con i limiti dimostrati in questa manifestazione, meritava un trattamento migliore, soprattutto per il seguito che ha in Italia la pallavolo femminile.
Le azzurre ormai eliminate hanno chiuso al quinto posto il loro girone in una giornata che doveva determinare tutte le posizioni finali e, di conseguenza, gli abbinamenti dei quarti.

Il primo di questi confronti è stato quello tra la Serbia e l’Olanda che si giocavano un importante piazzamento in classifica.

E’ stata l’Olanda, con un ennesimo 3-2, ad ottenere la vittoria finale dimostrando ancora una volta, se ce n’era bisogno, la grande crescita di questa formazione in soli 20 mesi, cioè da quando Guidetti ha preso per mano le Orange. Una formazione che è stata sconfitta solo dagli Stati Uniti, perdendo negli ultimi due set una gara nella quale era in vantaggio e nella quale ha dovuto cedere dopo l’infortunio di Balkestein-Grothues giocatrice importantissima per le olandesi grazie alla sua maggiore precisione in ricezione rispetto a tutte le altre schiacciatrici a disposizione del tecnico italiano. Sembrava che questo infortunio potesse togliere equilibrio alla Nazionale Olandese ma evidentemente il gioco organico e stabile, gestito tatticamente in modo encomiabile da Guidetti, sia per quanto riguarda le posizioni di difesa che, soprattutto quelle di ricezione, gli hanno consentito di dirigere al meglio tutti i propri attaccanti. Soprattutto le schiacciatrici, fallose ma altrettanto efficaci, che permettono all’allenatore modenese di gestire diverse formazioni partendo con Pietersen come cambio da opposta (nel doppio cambio), poi da attaccante – ricettrice, in

Plak poliedrica…
Ognjenovic e Terzic
copia prima con Plak poi con Buijs, a sopportare insieme a Stam-Pilon tutto il peso della ricezione concedendo alle altre uno spazio minore e una battuta della Serbia più mirata, quindi più agevole. de Kruijf e Belien, che non hanno avuto una grossa possibilità di essere utilizzate in attacco, hanno mantenuto una grande concentrazione sul campo, portando a casa un bottino di 9 muri (5 e 4 rispettivamente), oltre che una innumerevole quota di palloni toccati. Ma è sicuramente in difesa che l’Olanda vince la partita con la Serbia che, nonostante abbia cercato di cambiare tutti i suoi attaccanti, non riuscirà ad avere l’efficacia in attacco dimostrata fino a questo momento.

Brakocevic ha disputato una prova maiuscola risultando la migliore bocca di fuoco della propria formazione. Terzic ha rinunciato a Mihajlovic e quasi subito a Nikolic e Ognjenovic, nascondendo molto come suo solito la propria formazione e i suoi obiettivi, forse più indirizzati alla partita dei quarti piuttosto che all’ultima gara del girone. Ma questo non diminuisce assolutamente i meriti della Nazionale Olandese, che si è dimostrata la squadra di questo girone messa meglio in campo e con le più interessanti caratteristiche di gioco: palleggiatrice equilibrata nella distribuzione, ricezione che permette un gioco efficace, grandi potenzialità di attacco sia su palla super che su palla alta o di contrattacco oltre a un rapporto battuta – muro – difesa superiore a ogni avversario.

In bocca al lupo al caro amico Giovanni Guidetti, che rimarrà, in campo femminile l’unico rappresentante italiano a difende i colori azzurri, pur con un’altra Nazionale!