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RIO DE JANEIRO – L’analisi della finale per il bronzo Russia – Stati Uniti,2-3 a cura di Roberto Serniotti, allenatore campione di Germania in carica con il SCC Berlino, in collaborazione con AIAPAV, Associazione Italiana Allenatori Pallavolo.

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di Roberto Serniotti

Le finali per il terzo posto sono sempre delle partite un po’ strane dove spesso non c’è stato il tempo di smaltire la delusione per la semifinale persa e dove gli stimoli possono essere differenti, non solo a livello di squadra, ma anche per ogni singolo giocatore o allenatore. Di certo i russi ci sono arrivati con la consapevolezza di aver perso nettamente con il Brasile, mentre per gli americani l’accesso alla finale è stato molto vicino…

Ne viene fuori una bella partita, dominata per due set dai russi, ma vinta dagli Usa con una grande rimonta culminata nel 15-13 del quinto set.

L’impressione che avevo avuto durante la semifinale contro l’Italia era che ancora una volta la squadra stelle e strisce avesse sofferto troppo in ricezione e che non fosse stato fatto il tentativo di rimediare cambiando uno schiacciatore. E’ vero che con Russell e Sander insieme in campo la squadra disponga di una batteria di schiacciatori di altissimo livello, che sommati alla potenza di Anderson e ai primi tempi di Holt e Lee ne fanno una formazione con un potenziale di attacco altissimo. Ma mi permetto di osservare che da sempre quello che conta in campo sia il giusto equilibrio e forse non dare all’avversario dei precisi punti di riferimenti per le scelte in battuta sia un grosso vantaggio.

Anche in questa gara gli USA hanno iniziato soffrendo troppo in ricezione, i russi erano molto regolari al servizio e la fase ricezione non trovava il ritmo giusto. Ma poi credo che, memore della sconfitta in semifinale, la panchina si sia ricordata di avere a disposizione William Priddy, fino ad ora utilizzato pochissimo nel corso del torneo.

Lo ammetto, non ero rimasto contento di vederlo convocato al posto di Paul Lotman, schiacciatore che ho avuto la fortuna di allenare quest’anno a Berlino, autore di una bellissima stagione in cui era evidente a tutti quanto ci tenesse a restare nel gruppo per i giochi di Rio.

Ma Priddy ha cambiato la partita, ha attaccato con percentuali di efficienza molto alte, ha difeso e inoltre ha dato quell’equilibrio in ricezione che non si era visto in tutto il torneo. Di fatto consegnando alla sua squadra una medaglia di bronzo meritatissima.

Oltre a tutto ciò cosa mi ha colpito di questo match è stata la scelta russa di opzionare molto il primo tempo americano, che aveva messo in difficoltà un po’ tutti prima, con conseguente contromossa di Christenson di utilizzare molto la pipe, molto utile oggi.

Desidero con piacere, inoltre, citare la prestazione, almeno per metà partita, del fenomeno russo Sergey Tetyukhin, indiscusso campione alla soglia dei 41 anni. L’ho visto giocare decine e decine di volte, dal vivo e in video e ogni volta mi ha dato la possibilità di imparare qualcosa.

Straordinaria la regolarità che mantiene al servizio e la capacità di gestire qualsiasi tipo di pallone in attacco. Non dimenticherò mai poi le parole di Dragan Travica nello spiegare cosa voleva dire allenarsi e giocare con lui.

Ecco, se avevo dei dubbi prima della gara che qualcuno snobbasse la finale terzo posto, vedendo Priddy e Tetyukhin insegnare a tutti cosa vuol dire stare in campo e giocare per vincere.

Concludo con un applauso al nostro Fabrizio Pasquali, che ha diretto perfettamente la partita, come dimostrano i pochissimi video-challenge chiamati e l’assenza di qualsiasi tipo di discussione.

Roberto Serniotti