Intervista: Juantorena, “L’addio azzurro? Non sono più un ragazzino. Questa è l’idea che ho ora, però…”

L'italo cubano si racconta. Tra nazionale caraibica e nazionale azzurra, la squalifica, il ritorno grazie al sostegno di Trento, la palestra a Civitanova, la nascita della figlia durante il Mondiale, una Serbia spietata, l'addio al team azzurro. Ma mai dire mai...

Osmany Juantorena Portuondo, cubano naturalizzato italiano. 12 agosto 1985 (età 33 anni), Santiago di Cuba, Cuba - foto © Tarantini
Osmany Juantorena Portuondo, cubano naturalizzato italiano. 12 agosto 1985 (età 33 anni), Santiago di Cuba, Cuba - foto © Tarantini

CIVITANOVA – Un palmares di tutto rispetto, più di venticinque premi individuali tra i quali spiccano MVP al Mondiale per Club 2017 e Champions League 2018. Grazie all’ottenimento della cittadinanza italiana, dal 2015 indossa la maglia azzurra per la quale ha gioito, lottato e sofferto insieme all’Italia intera.
Per Volleyball.it, il n. 5 della Lube Volley: Osmany Juantorena.

Quanto è stato difficile mantenere la concentrazione durante Italia-Russia, il 22 settembre 2018, sapendo che da lì a poche ore saresti diventato papà per la seconda volta? “È stato difficile ma, per due ore, ho provato a staccare la testa e pensare alla partita anche se non è stato facile perché il grande pensiero era rivolto a mia moglie e alla nascita di Angelica. Peccato per il match. Contro i campioni della World League è stata una partita tirata che potevamo vincere. Nonostante tutto, fortunatamente sono riuscito ad arrivare in tempo ed essere presente alla nascita di Angelica”.

Il matrimonio di Osmany Juantorena
Il matrimonio di Osmany Juantorena con Glenda Sosa

Chi ti ha aiutato a superare i due anni di squalifica? Sicuramente la mia famiglia, è stato difficile. Dopo questa delusione, io non volevo più tornare a giocare però loro mi sono stati sempre vicini e mi hanno dato i consigli migliori. Mi hanno sempre detto che sono nato per giocare a pallavolo, che ero giovane, non dovevo perdere questa occasione ma riprovarci. L’ho fatto e ho avuto la fortuna di ripartire da un grande club come Trento che mi ha aiutato tanto”.

Prima l’addio a Cuba e alla sua nazionale e, dopo i Mondiali di settembre, l’addio alla nazionale italiana. Due separazioni sicuramente differenti tra di loro.
“Dopo quello che era successo, l’addio alla nazionale cubana era scontato. Una volta scontata la squalifica, loro purtroppo non hanno provato a difendermi e quindi io ho deciso di dire basta perché, in quel momento, non mi sentivo rappresentato. Per la nazionale italiana invece, come tutti sanno, l’addio è dovuto alla difficoltà e alla stanchezza di della continua alternanza club-nazionale. Non sono più un ragazzino, non ho mai un attimo di riposo e vorrei continuare solo con il club. Questa è l’idea che per adesso ho, però non si può mai dire nulla, in questo mondo tutto può succedere. La mia idea è questa, stare più tranquillo l’estate per dedicarmi maggiormente al club e, in questo caso, alla Lube”.

Cosa ha rappresentato per te l’entrare a far parte della nazionale italiana?
“Un ricordo bellissimo che porterò con me tutta la vita. Sono sincero, mi sono un po’ pentito di non aver preso questa decisione prima, perché dal 2011, quando sono diventato italiano, hanno iniziato a cercarmi ma, per tanti motivi, la scelta non è stata facile. Mi sono trovato bene, il gruppo, lo staff e la Federazione mi hanno accolto benissimo. Mi sentivo a casa nonostante fossi l’ultimo arrivato. Mi sembrava di far parte di quel gruppo da sempre. Un percorso molto bello che avrei voluto chiudere con una medaglia mondiale. Penso che abbiamo contribuito a far innamorare l’Italia. Abbiamo portato la bandiera sempre in alto, abbiamo lottato fino in fondo, fino all’ultimo pallone”.

Cosa racchiude l’argento olimpico conquistato a Rio? “L’argento olimpico vale tanto, per l’Italia ma specialmente per me. Per me è come se fosse un oro, lo terrò strettissimo tutta la vita. Quando si parlerà di questo argento olimpico, si parlerà un po’ anche di me e, per questo, non posso che essere onorato, orgoglioso e contentissimo di questa medaglia”.

Osmany Juantorena a Rio2016
Osmany Juantorena a Rio2016

Che esperienza è stata il mondiale casalingo? “La prima parte è stata bella, ricca di tante emozioni. Palazzetti sempre pieni ovunque, abbiamo sentito davvero il calore dell’Italia. La fase finale, devo ammetterlo, è stata un po’ deludente nel senso che nella partita che contava, quella con la Serbia, non siamo riusciti a entrare in partita. Loro hanno giocato ad un livello stratosferico; penso che abbiano giocato una partita perfetta e, in quella situazione, fosse realmente difficile riuscire a ribaltare il risultato. Quindi posso dire che l’unico rammarico che ho è proprio la gara contro la Serbia. Se avessimo vinto quella partita saremmo entrati tra le prime quattro squadre e poi probabilmente avremmo potuto giocarcela, ma il nostro percorso si è fermato lì e, ripeto, è stato l’unica gara che posso definire deludente. Ci tenevamo tanto ma non siamo riusciti ad arrivare a medaglia. Il quinto posto rispetto al tredicesimo dell’ultima edizione non è male. Non è quello che volevamo però è andata così”.

Da circa un anno, in parallelo alla carriera pallavolistica, hai avviato quella imprenditoriale dando vita a Noi.5 Fitness Club.  “Il mio ruolo per ora è rappresentativo; siamo due soci, io e Sheila Calcina. Tutto è nato quasi per scherzo, un giorno, davanti ad un sushi, lei mi ha fatto questa proposta interessante. Una palestra è un qualcosa che mi tiene coinvolto nel mio mondo, svogliamo attività di personal trainer. Una volta finita la mia carriera forse potrei fare l’istruttore anche se non voglio pensarci ora ma prima o poi questo momento dovrà arrivare. Ci penseremo, a tempo debito (sorride). Oltre alla palestra, ho altri progetti in mente come ad esempio la creazione di una linea di sneakers, a breve saranno in vendita. Sono progetti che sto portando avanti ma non so ancora fino dove posso arrivare. Un passo alla volta, intanto, finché posso mi dedico a giocare, dopodiché farò una scelta e vedrò quale sarà la strada più giusta per me e la mia famiglia”.

Questa stagione il campionato italiano si è rinforzato ancora di più. Tu che hai avuto esperienze anche nel campionato russo e turco, cosa ne pensi del nostro torneo?  “Il campionato italiano per me continua ad essere il più forte, più bello e più divertente del mondo. Prima era un campionato molto tecnico mentre quelli di Russia e Polonia forse erano più fisici; ora quello italiano ha aggiunto anche la fisicità. È un campionato molto complicato, ogni anno le squadre si rafforzano e prendono giocatori fortissimi che fanno la differenza, ogni partita è una lotta. Anni fa giocavi contro le prime cinque della classifica e dovevi lottare, invece dall’ottava in giù potevi avere un approccio più tranquillo perché sapevi che comunque avresti vinto. Adesso non è più così, ora con l’ultima in classifica se non giochi per vincere, perdi. Il livello del campionato si è alzato molto ed è un campionato che continua e continuerà a crescere”.

Pallavolisticamente parlando, se potessi creare una nuova realtà italo-cubana, quali aspetti sceglieresti di Cuba e quali dell’Italia? “A Cuba sono molto bravi a lavorare e crescere i giovani. Ogni anno la nazionale cubana inserisce sempre giocatori nuovi riuscendo a portare in prima squadra ragazzini di quindici anni molto bravi e molto tecnici. Questo credo sia il punto di forza della realtà cubana. L’Italia è un paese pallavolistico, i giocatori una volta che emergono hanno la possibilità di inserirsi nel Club Italia, in A2 o in Superlega mantenendo una certa continuità. Questo è il bello di questa nazione che tiene tanto ai ragazzi e alla pallavolo. Purtroppo a Cuba i ragazzi crescono tecnicamente ma, con questo sistema, non riescono poi a trovare la continuità giusta per proseguire la carriera pallavolistica”.

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