Pallavolo e salute: Pro e contro

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MODENA – La pallavolo è uno degli sport più amati dagli italiani e dalle italiane e ci sono milioni di persone nel Bel Paese che lo praticano, lo seguono e scommettono sugli incontri. Andiamo a vedere quanto e come la pallavolo fa bene alla salute e dove invece può causare dei piccoli problemi. Se invece volete saperne di più per quanto riguarda le scommesse, potrebbe interessarvi questa guida all’uso.

Come spesso si sente dire, la pallavolo è uno “sport completo”. Questo significa che giocando a pallavolo si vanno ad attivare praticamente tutti i principali gruppi muscolari, e con buona frequenza, a differenza di sport come il calcio, il tennis o l’hockey, per citare qualche esempio. Il volley, quando lo si pratica, costringe ad allenare le cosce e le gambe, per esempio saltando o con gli spostamenti laterali, ma anche i glutei, scendendo in posizione per il bagher. Si allena poi la muscolatura del tronco: gli addominali sono attivati sia a muro che in fase d’attacco e battuta, i dorsali sono reclutati in fase di caricamento dell’attacco e i pettorali sono sfruttati in palleggio e in attacco. Le spalle, beh, quelle si usano per qualsiasi cosa a pallavolo. Anche le braccia vengono allenate, soprattutto tricipiti e avambracci che sono fondamentali per attaccare e per palleggiare. Insomma, la pallavolo può essere meglio della palestra, se divertendo di più si riesce ad avere costanza. Per vedere quali altri sport sono consigliabili per la salute, lasciamo questo link ad un articolo interessante.
Abbiamo quindi ribadito quanto la pallavolo faccia bene al fisico semplicemente giocandola. Tutti gli sport “fanno bene”, ma uno sport completo come il volley o il nuoto consentono di poter praticare l’attività senza necessità di accostare un lavoro in palestra compensatorio o completatorio, cosa che di rende necessaria quando si vanno a sfruttare certi muscoli più di altri in maniera troppo eccessiva. Questo però non vuol dire che la pallavolo sia un toccasana consigliabile a chiunque.

Chiunque abbia giocato a volley per qualche anno, sa benissimo che (come accade in tutti gli sport) c’è un prezzo da pagare, sotto forma di infortuni e affaticamento articolare. La pallavolo è uno sport che pesa non poco sulle articolazioni, soprattutto spalle e caviglie, ma anche ginocchia, polsi e anche. Quale pallavolista non ha mai preso una storta? O avuto risentimento a una spalla? O infortunato un dito? Probabilmente nessuno. C’è poi la questione del sovraccarico muscolare, che si presenta spesso e volentieri a tutti i livelli dalla Serie A alla ennesima Divisione passando anche per il CSI. È normale per un pallavolista subire stiramenti o contratture alla spalla, all’avanbraccio o al polpaccio, ma anche al tronco (es. muscolo ileo-psoas) oalla coscia, soprattutto la parte posteriore. Per esempio, di recente c’è stato l’infortunio di Washington del Novara che ha avuto un risentimento al muscolo semimembranoso (nella parte posteriore della coscia); per un approfondimento leggi quest’altro articolo.
Insomma, la pallavolo dà, ma la pallavolo prende. Tutto sommato però i benefici sono di gran lunga superiori ai rischi, a patto che ci si alleni con testa e che si presti la giusta attenzione agli esercizi di potenziamento muscolare e, soprattutto, allo stretching.

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