Taranto: Con Di Pinto si guarda ad un progetto dalle idee chiare

Il tecnico della promozione analizza la stagione e guarda al futuro con ottimismo: "Abbiamo una base di squadra che ci consentirà di inserire almeno due-tre nuovi giocatori".

di Giovanni Saracino

TARANTO – La Prisma Taranto ha le idee chiare. Sul mercato si sta già movendo inseguendo obiettivi ben precisi e l’ingaggio del palleggiatore Nuti da Verona ne è la dimostrazione. La pensa così anche coach Di Pinto, che interpellato telefonicamente, conferma l’attuazione di una strategia ben delineata: “Nuti è un giocatore sul quale abbiamo puntato da subito, senza starci a pensare su molto. E’ un alzatore dal rendimento costante, ha un ottima velocità di uscita della palla, è preciso e sa gestire ben la propria squadra, ben dotato in tutti i fondamentali, un ragazzo umile, sempre al servizio del gruppo, che ha scelto il nostro progetto tecnico; un progetto che punta alla continuità, partito la scorsa stagione, e che verrà completato quest’anno – afferma il tecnico rossoblù – Abbiamo già una base di squadra che ci consentirà di inserire almeno due-tre nuovi giocatori. Oltre a Nuti e Schuil, c’è anche un certo Castellano che ci da il gran vantaggio di poter disporre di un giocatore italiano come pochi nel suo ruolo, molto importante per gli equilibri della squadra”.

Quali altri giocatori avete intenzione di ingaggiare? “Ci servono un martello ed uno o due centrali. Visto che abbiamo una buona base di italiani (i già citati Nuti e Castellano più il libero Vicini sulla via della riconferma, ndc), è chiaro che punteremo su giocatori stranieri che magari hanno già giocato e fatto bene in Italia. Come ogni anno dipende dal tipo di mercato che faranno le grosse squadre, sono loro che movimentano le trattative”.

Circola una voce insistente su Veres, schiacciatore ungherese in forza al Padova, conferma? “Veres è un giocatore che ci interessava già durante lo scorso mercato. E’ reduce da una buonissima stagione e su di lui ci sono le attenzioni di molte squadre tra le quali la nostra”.

Possiamo invece dire che Vincevo Di Pinto è ufficialmente riconfermato sulla panchina della Prisma? “Sarò ancora parte integrante di questo progetto tecnico concertato dal presidente Bongiovanni e dalla general manager Zelatore. Avevamo con la società un’opzione reciproca; subito dopo il campionato ci siamo confrontati per verificare se idee e progetti coincidevano; ci siamo stretti la mano e sono felice di poter proseguire a Taranto il mio lavoro”.

Schuil ha dichiarato di aver ritrovato la voglia di giocare a Taranto, in qualche modo lei ritiene di avere qualche merito in ciò? “Credo che il merito sia di tutta la squadra, anzi di tutto l’ambiente. Richard a Taranto ha ritrovato degli amici che già conosceva e che gli vogliono bene. Lui per rendere al meglio deve giocare in ambiente che gli metta meno pressioni possibili. A Taranto ha giocato in passato ad alti livelli , quest’anno in un campionato duro ma meno impegnativo della serie A/1 si è rigenerato”.

Faccia una retrospettiva dello scorso campionato di A2. La Coppa Italia e i derby persi con il Gioia possono considerarsi dei nei in una splendida annata? “No. Una grande società deve pensare a vincere le grandi guerre e non le battaglie. Il nostro obiettivo principale era la vittoria del campionato e noi lo abbiamo fatto rischiando quasi nulla, nel senso che realmente non abbiamo mai avuto una vera e propria antagonista. Con una squadra composta da giocatori di A/1, che si consideravano solo di passaggio in A/2, il nostro unico pensiero era tornare nel massimo campionato. Nel corso di una stagione ci sta di perdere 4-5 partite specie quando si gioca ad altissimo livello, ottenendo tanti successi per 3-0, come abbiamo fatto noi e dando chiare dimostrazioni della nostra forza. Poi il campionato in pratica lo abbiamo chiuso dopo il successo nel girone di ritorno contro Crema in casa loro per 3-1. Erano già tanti i punti di vantaggio da noi accumulati due mesi prima della fine del campionato, poi forse ci siamo abituati un tantino a vincere senza grosse difficoltà”.

Faccia una retrospettiva della sua carriera. Ha vinto tanti campionati (13 in 26 anni di carriera) ed in tutte le categorie ma ottimi risultati sono arrivati da stagioni in cui in palio c’erano altri obiettivi come la salvezza. “Nella mia carriera spesso ho accettato progetti tecnici di difficile attuazione ed ottenuto risultati importanti lavorando in situazioni non facili. Il mio rammarico maggiore è non essere riuscito in alcune piazze, per via di una mancanza di stabilità societaria, a dare continuità a questi progetti che potevano diventare ambiziosi e che invece sono rimasti incompiuti. Le mie belle soddisfazioni nella carriera, però, me le sono prese ed al di là delle promozioni credo che abbiano eguale valore salvezze ottenute con squadre composte da giocatori cresciuti con me e con poca esperienza in A/1 (Gioia del Colle edizione 1994-95, ndc) oppure le semifinali play off scudetto raggiunte con Macerata al mio primo anno nelle Marche o l’ottavo posto ottenuto con la Spagna ai mondiali di Tokyo 98”.