Psicologia: Quando il covid arriva in palestra… Date continuità alla componente affettiva, emotiva e relazionale

1503

MODENA – Mesi fa, allo scoccare della primavera, quando la prima fase della pandemia portò all’interruzione delle attività sportive per la prima volta, leggemmo un intervento della Dottoressa Annalisa Sensi sulle pagine di un club di base della nostra pallavolo. Affrontava le paure per lo stop, le ferite lasciate dall’ansia per chi improvvisamente, nel nostro mondo, si era visto togliere il piacere della palestra.
Nel ritorno acuto della pandemia le abbiamo chiesto una serie di interventi per aiutarci ad affrontare il momento difficile. Lo abbiamo fatto, ovviamente, con l’occhio rivolto allo sport, a chi non può più praticare e vivere quello che per la maggior parte di noi è lo sport più bello del mondo…  

———

di Dott.ssa Annalisa Sensi

Dott.ssa Annalisa Sensi
Dott.ssa Annalisa Sensi

Ci abbiamo provato e ce l’abbiamo messa tutta, ma anche questa volta il covid ci tiene a casa. Alla luce dell’ultimo DPCM, la Fipav non può che prendere decisioni drastiche: fino a gennaio 2021 non si disputeranno le partite di campionato, se non quelle di serie A e, nelle aree più colpite, non sarà addirittura possibile svolgere gli allenamenti. Specialmente nelle zone rosse, la pallavolo italiana viene riproiettata in uno scenario di chiusura. Quale differenza rispetto a quello precedente? Poco cambia. Forse abbiamo imparato a conoscerci un po’ di più. L’estate ci aveva scrollato di dosso quel senso di sacrificio e quella voglia di riscatto che avevano caratterizzato il fermo primaverile. Perciò, per alcuni mesi, si parlava di giocare una nuova pallavolo, che oltre alle scarpe e alle ginocchiere, includeva in borsa mascherina, igienizzante e poche intenzioni nell’abbracciare i compagni.
Non possiamo non guardarci indietro. Molti sono i pallavolisti che raccontano di aver vissuto negativamente lo stop dettato dal lockdown: chi dice di aver provato un aumento di stress, di tensione e di malumore. Altri, invece, riferiscono di aver percepito con profonda pesantezza e sofferenza la mancanza del volley nella propria routine. La riapertura delle attività sportive sembrava aver portato una ventata di aria fresca e di aver lasciato spazio a nuovi sogni e a nuove aspettative verso la futura stagione sportiva.

Nonostante la vigorosa battuta d’arresto della quarantena, pareva che la motivazione a riprendere fosse pressoché invariata: molti i giocatori che dicevano di essere ancora più motivati e che nulla fosse cambiato rispetto alla propria attitudine allo sport.
Se la motivazione al gioco era un fattore, e possibile predittore, di una ripresa attiva e positiva, tuttavia, non si presentava come l’unica forza in campo. Su una possibile graduatoria delle preoccupazioni riscontrate, sembrava che la paura del contagio, la disponibilità di spazi-palestra e l’indefinitezza circa la partenza del campionato fossero al primo posto. Ciascuno di questi fattori ha contribuito ad alimentare tutta una serie di criticità che sembrano essere difficili da isolare e gestire in maniera organizzata e sistematica.

Nei mesi passati, il pensiero e l’ansia circa il dilagare dei contagi hanno toccano in maniera diversa le varie figure societarie e tutti a proprio modo hanno sentito che il virus poteva portare a situazioni incontrollabili e conseguenze non del tutto prevedibili. Se da una parte le giocatrici potevano temere il contagio in campo o preoccuparsi dell’eventuale rimbalzo a casa, dall’altra, chi di dovere ai vertici societari, non solo temeva un propagarsi più massiccio dell’infezione, ma ipotizzava un futuro sportivo caratterizzato da incertezze, defezioni e un senso di impotenza rispetto al controllo dei numeri. Quindi, se da una parte vi erano aspetti pratici legati a quella che doveva essere la corretta gestione di questa situazione, dall’altra, ne emergevano altri psicologici non facilmente comprensibili e non sempre amministrabili. Tra questi, la difficoltà nel poter immaginare l’inizio della stagione sportiva e il suo proseguo. Così come per molti altri ambiti della vita, il covid ha reso, e sta rendendo tuttora critica la possibilità nel poter immaginare e riavviare la consueta quotidianità, effetto che può, in alcune circostanze, intensificare il gravoso carico di un’ansia già esistente.

Questi erano alcuni dei pensieri che avevano accompagnato un positivo, sebbene scrupoloso e incerto, abbozzo di ripresa sportiva. La motivazione che più di tutte sembra aver mosso il ritorno in palestra degli amanti della palla giallo-blu era la necessità di stare insieme e di condividere nuovi modi per poterlo fare. La perdita che più era, e viene oggi, denunciata è quella del tanto temuto “contatto”: il battersi le mani, darsi una pacca sulla spalla oppure abbracciarsi. In un momento in cui le forze in gioco sono centrifughe e distruttive, emerge questo senso di impotenza e di ingiustizia che, come un ruggito, testimonia quanto il volley non sia un’attività sportiva fine a se stessa, ma un collante sociale e un tramite che consente affiliazione, appartenenza e scambio di affetti, su livelli e con modalità personali differenti.

“La storia ci insegna”. Ancora una volta è necessario fare propria questa tristezza, perché è proprio tramite la sua elaborazione che sarà possibile ripartire. E’ importante che ogni realtà sportiva trovi il proprio modo per dare continuità alle proprie squadre, un po’ come era accaduto durante la quarantena. In questo momento, in cui viene incoraggiata la modalità online, stabilire una videochiamata settimanale, ad esempio, consentirebbe di creare una prosecuzione delle attività, di prevenire l’abbandono sportivo e, infine, di cogliere sul nascere eventuali situazioni di disagio psicologico. Se da una parte verrà a mancare l’aspetto pratico sportivo, dall’altra, è essenziale considerare la componente affettiva, emotiva e relazionale che permane e accompagna ciascun giocatore, specialmente in questo tempo sospeso, indefinito e difficile.

Dott.ssa Annalisa Sensi
Psicologa Perinatale ASIPP.
Psicoterapeuta individuale, familiare e di coppia in formazione EIST.

Sostieni Volleyball.it