Superlega/A2/A3: Lega e club con 30 atleti “no vax” da gestire. Capienze e provocazioni… “Un concerto a fianco delle partite?”

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Massimo Righi, Presidente della Lega Pallavolo Serie A a Voglia di Volley

MODENA – Nel corso della trasmissione odierna Voglia di Volley, trasmissione quotidiana in diretta dalle 12 alle 13, Massimo Righi, presidente della Lega Pallavolo Serie A ha raccontato di una tematica fino ad oggi rimasta in sordina, sovrastata da questioni legate alla lotta per un ampliamento di capienza dei palasport, al lancio della piattaforma OTT VolleyballWorld, ripartenza dei campionati in presenza, la prossima imminente Del Monte Supercoppa.
Sono 30 i giocatori “no vax” dei campionati di Superlega/A2/A3 (600 tesserati tra allenatori, vice e giocatori), un dato che non può essere approfondito nella ripartizione sui tre campionati, per ovvie ragioni di privacy, ma che richiede a club e Lega un ulteriore lavoro per garantire la sicurezza loro e di tutti i colleghi che giocano con loro.

“Vengono definiti suscettibili, chi ‘no vax’ convinto, con posizione dura e radicale, chi impossibilitato a vaccinarsi perché allergico ad alcuni elementi del vaccino, chi – il caso limite – ha fatto un vaccino, lo Sputnik, che non viene riconosciuto in Italia” il racconto del Presidente Righi, critico anche in questo caso nei confronti del CTS: “Gli abitanti di San Marino fino al 31 dicembre possono entrare in Italia pur avendo fatto il vaccino Sputnik, perché all’atleta che viene da Est con il medesimo vaccino questo non viene riconosciuto?”.
La gestione dei “no vax”, un impegno in più… “Sì, per entrare nel palasport serve il green pass, siamo riusciti fino ad oggi a far giocare tutti grazie ai tamponi”.

CAPIENZE – C’è poi il tema della capienza che tiene sempre banco, anche per questioni psicologiche: “Il 60% è un contentino. Vogliamo il 100% per riabbracciare idealmente il nostro pubblico che manca ancora all’appello. Nei palazzetto che ho potuto frequentare in questo avvio di stagione ho visto tanta gente nuova, forse arrivata attratta dai risultati delle nostre nazionali. L’apertura dei palasport al 100% cancellerebbe l’idea trasmessa da queste limitazioni che i palasport al chiuso possano essere luoghi insani, mentre non è così. Il nostro pubblico è fatto di persone tutte vaccinate, tutte con la mascherina  mentre negli stadi si vedono tifosi ammassati e senza mascherina, mentre in discoteca si può ballare senza mascherina. Ad un certo punto, visto che i concerti avevano ricevuto il via libera a maggiori percentuali di capienza, come provocazione avevamo ipotizzato di affiancare alla partita un concerto”.

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