MODENA – Intervista a Simone Giannelli, oggi su Tuttosport.

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Un 2020 da rivoluzionari, contro corrente con una classifica da scalare e un sogno olimpico da rivivere, ancora una volta fino in fondo con la maglia azzurra. Simone Giannelii, nato nel 1996, 5 giorni dopo la sconfitta azzurra nella finale di Atlanta, apre il suo nuovo anno con tantissima energia. “Crescere e vincere con la maglia di Trento, cercando di essere nuovamente rivoluzionari, come facemmo in Polonia un anno fa contro una supersquadra come la Lube. Quel giorno fummo più bravi noi”.

L'abbraccio tra patron Mosna e Giannelli
L’abbraccio tra patron Mosna e Giannelli

Quando parla di voler vincere con il suo club attuale nel 2020 lascia intendere che siamo ai saluti?
“No, assolutamente. Ai tanti rumors di mercato non presto attenzione, sono una persona concreta e guardo a quello che c’e da fare in campo, non mi piace far parlare di me fuori dalla pallavolo. Una clausola d’uscita? Macché, io con Trento ho un rapporto speciale”.

Anche il suo 2019 è stato un anno speciale. La qualificazione olimpica azzurra e con Trento il titolo iridato e la vittoria della Cev Cup. “La qualificazione olimpica la volevo con tutto il mio cuore. Dopo aver vissuto i Giochi di Rio con tutto quello che abbiamo fatto avevo tanta voglia di poterci tornare. La qualificazione è stato il primo passo per poterci rimettere in gioco a Tokyo. Ovviamente le convocazioni le deciderà il coach. La Coppa Cev è un trofeo forse un po’ snobbato, ma noi a Trento ci tenevamo tantissimo. . Unica vittoria che mancava al club. Abbiamo portato qualcosa che non c’era. Il Mondiale per Club infine è stata una impresa straordinaria. Sapevamo che c’erano avversari molto forti, mail Presidente ha creduto alla partecipazione poi ci abbiamo creduto anche noi”.

“Rivoluzionari”, l’etichetta è ricorrente nel Giannelii pensiero. Rio2016 è oramai lontana, il ricordo più vivo? “Sono ancora tanti, a partire dalla cerimonia inaugurale, il vivere il villaggio olimpico, incontrare tutti quei campioni di altri sport, il dare tutto per la propria nazionale, l’argento olimpico, l’abbraccio dopo la semifinale con gli Usa e la tristezza dopo la finale”.

Azzurri sul podio olimpico: Vettori, Juantorena, Giannelli, Rossini e Zaytsev

Cosa vi mancò nella finale con il Brasile? “Poco, anche se finì 3-0, ma con due set ai vantaggi. E’ l’unica partita della mia vita che non ho mai rivisto per intero. Ne ho visti dei pezzi, mai tutta, ma la ricordo come se fosse ieri. Il Brasile in casa sua impose la sua mentalità, la stessa che vedo portare ovunque vada a Bruninho. Anche ora a Civitanova, la sua leadership è importante”.

E con lui la Lube vince tutto. “Bruninho, De Cecco, Christenson vedo in loro cose che posso fare, che posso migliorane. So che posso farcela, voglio vincere ancora tanto”.

Sempre divertendosi. “Sì, il divertirsi da il senso a quello che si fa. A 12 anni scelsi la pallavolo perché mi faceva andare in palestra con la maggior voglia di divertirmi. Certo quando si perde ci si diverte meno”.

Quando le dura il sapore della sconfitta? “Ad andarsene ci mette tantissimo. Purtroppo le vittorie si “smaltiscono” più facilmente. Si pensa subito al dopo”.

Chi vince il campionato? “Spero noi. Il livello si è alzato, oggi siamo quinti e la cosa ci infastidisce. Lavoriamo per la parte della stagione che conta camminando su un percorso di crescita. Anche qui cercheremo di essere rivoluzionari”.