Under18F.: L’analisi sul modulo Mencarelli con Ituma posto 4 che non riceve

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Julia Ituma, best scorer del Mondiale Under 18 femminile con 139 punti, 111 in attacco, 16 ace, 12 muri

MODENA –  Si è concluso con una splendida medaglia d’argento per l’Italia il Mondiale Under 18 femminile. Tra i tanti temi osservati durante quella rassegna ha destato curiosità nei lettori la formazione con cui Mencarelli ha deciso di affrontare la rassegna iridata, vale a dire impiegare Julia Ituma come schiacciatrice ma senza compiti di ricezione, mentre la giocatrice nel ruolo di opposta è chiamata in causa nel sistema di ricezione. Vediamo nei dettagli le differenze tra questo sistema e quello “classico”.

DIFFERENZE BASE – La differenza sostanziale tangibile mettendo a confronto i due sistemi è quello delle posizioni delle giocatrici nelle varie rotazioni di ricezione.
Nelle figure sono disegnati i due sistemi di ricezione. Come si può notare, solo la P6 è uguale. Nelle restanti rotazioni, l’impiego dell’opposto nella ricezione e la conseguente “eliminazione” della S2 (tranne appunto in P6) stravolgono le posizioni in campo.

In azzurro le giocatrici di seconda linea. In Blu pieno il libero

LIBERO AL CENTRO – Il modulo “Opposto che riceve” permette di avere, nel sistema di ricezione, il Libero nella zona centrale del campo cinque volte su sei rotazioni (tranne la P2). Essendo di solito il Libero il migliore in ricezione della squadra, permette di avere la miglior soluzione nella zona più “bersagliata” dalle battute avversarie, e anche la possibilità di “aiutare” le compagne sia a destra che a sinistra, coprendo più campo nelle cosiddette “zone di conflitto” tra ricevitori. Nel sistema “Classico” invece il Libero è tre volte in mezzo (P1, P3, P6) e tre volte nella zona destra (P5, P4, P2).
Questa è la differenza sostanziale dei due moduli. Quando la Schiacciatrice lontana dalla palleggiatrice (S2) è in seconda linea, non ricevendo, può essere impiegata per l’attacco da seconda linea come farebbe l’Opposta nel sistema classico.

In azzurro le giocatrici di seconda linea. In Blu pieno il libero

Il tecnico che decide di utilizzare questa formazione ovviamente tiene conto di altri fattori, non soltanto quello appena elencato di “rinforzo della ricezione”. Sicuramente si valutano le caratteristiche individuali, ad esempio si nota che l’attaccante più forte ma più debole in ricezione (che nel sistema “classico” farebbe l’Opposto) magari attacca meglio da zona4 che da zona2. Pensando anche che nel volley femminile la maggior parte degli attacchi in una partita è effettuato da zona4. E anche che un attaccante ricevitore magari ha delle caratteristiche che lo rendono efficace attaccando da zona2, considerando anche che, essendo Opposto, il suo palleggiatore è in seconda linea. Quindi situazione di attacco a tre, più difficile da contrastare a muro, quindi per un attaccante più “leggero” può essere un ulteriore vantaggio avendo contro un muro meno piazzato.

Questo sistema utilizzato da Mencarelli non è così inusuale. In realtà specialmente nel femminile, soprattutto scendendo di categoria (dove la potenza dell’Opposto è inferiore ai colleghi), non è raro trovare squadre che giocano in questo modo. La Cina alle recenti Olimpiadi ha adottato questo sistema, anche se Zhu (la loro attaccante migliore) non era nella stessa posizione di Ituma (S1 invece che S2), quindi a livello di posizioni in ricezione nella varie rotazioni ci sono delle differenze. Tanti anni fa (stagione 2010-2011 per la precisione) Zoran Terzic, attuale allenatore della Serbia, raggiunse una quasi insperata salvezza con la Despar Perugia in A1 femminile schierando Cinzia Callegaro al palleggio, Simona Rinieri come Opposta che riceveva, Annamaria Quaranta S1 (con compiti di ricezione) e Veronica Angeloni S2 (quindi con compiti principalmente di attacco).

 

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