BRASILE – Anche Gabi Guimarães interviene pubblicamente sul caso Tifanny Abreu, dopo la nuova politica di eleggibilità introdotta dalla Confederação Brasileira de Voleibol per le competizioni femminili.
La CBV ha stabilito che potranno essere iscritte nella categoria femminile esclusivamente atlete di sesso biologico femminile. La verifica sarà effettuata attraverso un test genetico per individuare il gene SRY, presente sul cromosoma Y, fatte salve le eccezioni contemplate dalla normativa.
La disposizione sarà applicata alla Superliga A e B 2026/27, alla Supercoppa 2026, alla Coppa del Brasile 2027 e alle principali manifestazioni nazionali di beach volley del 2027. La precedente regolamentazione consentiva alle atlete transgender di partecipare rispettando determinati parametri relativi al livello di testosterone.
La decisione colpisce direttamente Tifanny Abreu, opposta dell’Osasco São Cristóvão Saúde, presente nella Superliga femminile dal 2017 e legata al club paulista anche per la stagione 2026/27. La Federazione paulista ha tuttavia confermato che potrà disputare il campionato statale già iniziato, mentre l’Osasco ha annunciato una valutazione della vicenda con il proprio ufficio legale. La CBV ha motivato la scelta con la volontà di allineare le competizioni nazionali alle politiche internazionali.
Gabi, attraverso un lungo messaggio pubblicato sui propri canali social, ha espresso soprattutto la propria contrarietà alle modalità e ai tempi con cui il caso è stato affrontato.
"Chi sarà al tuo fianco durante la guerra? Questo conta più della guerra stessa".
La capitana del Brasile ha quindi spiegato le ragioni del proprio intervento:
"Oggi apro questo post con una frase che dentro di me acquista sempre più significato. Chi è veramente al tuo fianco? Quando ti accade qualcosa di importante, chi ti tiene la mano? Chi si espone? Chi ti guarda negli occhi e rimane accanto a te?"
Gabi ha ammesso di avere spesso evitato, durante la propria carriera, di esporsi pubblicamente: "Rifletto su tutto questo facendo anche un bilancio del percorso compiuto nella mia carriera. Penso alle occasioni nelle quali ho rinunciato a dire ciò che sentivo o a prendere posizione perché non mi sentivo abbastanza sicura, per paura oppure perché è semplicemente molto più facile e comodo rimanere in silenzio nel proprio angolo."
Questa volta, però, la schiacciatrice ha deciso di parlare apertamente: "Ma la strada più facile e comoda solitamente non è quella più corretta. Per questo oggi voglio parlare pubblicamente della mia rabbia e del mio disagio per il modo in cui il caso di Tifanny viene trattato nel nostro Paese."
Il passaggio più diretto riguarda la scelta della CBV di modificare le condizioni di partecipazione quando la stagione dell’atleta era già stata programmata: "Nell’ultima settimana si è verificato un cambiamento di direzione che è stato comunicato soltanto alle persone coinvolte. Senza una spiegazione plausibile, visto che la regola internazionale esisteva già, e senza alcuna attenzione verso un essere umano che ha una storia, che si trova nel corso di una stagione e che dipende dal proprio lavoro per vivere."
"Da chi è stato pianificato o pensato questo cambiamento? Nell’interesse di chi? Qualcuno, in qualche momento, ha pensato alla persona Tifanny e a come tutto questo avrebbe inciso sulla sua vita? Sono già nove anni che disputa la Superliga. Oppure vogliamo soltanto ribadire che le persone trans debbano davvero rimanere ai margini della società?"
Gabi ha inoltre criticato quello che considera un sostegno spesso limitato alle manifestazioni pubbliche del mese del Pride: "In ogni situazione della vita esistono il buon senso, il momento giusto e il modo corretto di agire. È molto bello vedere nel mese di giugno tutti esibire l’arcobaleno e ottenere visibilità attraverso questa causa. Ma giugno passa: chi resta al tuo fianco durante la guerra? Chi rimane quando gli omofobi diffondono i propri pregiudizi? Chi ti tende la mano e ti difende? Quasi nessuno, vero?"
La giocatrice ha quindi richiamato anche i pesanti attacchi recentemente rivolti alla nazionale brasiliana maschile: "Recentemente la nazionale maschile è stata bersaglio di attacchi gravissimi e quasi nulla è stato detto o fatto in sua difesa. Potremo avere il diritto di essere ciò che siamo soltanto se diventiamo campioni olimpici? In caso di sconfitta devono tornare tutti nell’armadio? Perché questo è il messaggio che viene trasmesso. E allora, chi viene in guerra con te?"
Infine, Gabi ha ribadito la necessità di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie posizioni: "Prendere posizione non è davvero facile, ma è una scelta. Come dice un altro principio: non basta non essere razzisti, bisogna essere antirazzisti. È necessario prendere sempre posizione. Bisogna guardare oltre la superficie per vedere ciò che conta realmente. Tifanny è un essere umano che merita tutto il nostro rispetto. Purtroppo, invece, è stata profondamente mancata di rispetto."
Il messaggio si chiude con una frase attribuita alla stessa Tifanny: "Adesso stanno ricordandosi di me. Ma è già tardi. È come se io non mi fossi mai preoccupata di nessuno. Nessuno si preoccupa di me."






