MODENA – Un oro storico, due bronzi e una Nazionale capace di accendere un entusiasmo mai visto prima intorno alla pallavolo maschile colombiana. L'estate di Paolo Montagnani è stata una delle più significative della sua carriera internazionale, ma potrebbe anche essere stata l'ultima alla guida della Colombia.
Il tecnico italiano, impegnato contemporaneamente nel campionato italiano con Palmi, lavora infatti anche nell'ambito dei programmi FIVB, con incarichi annuali che possono portarlo a vivere esperienze differenti da una stagione all'altra. Ed è proprio da questo percorso internazionale che nasce inevitabilmente anche il tema del doppio incarico, sul quale Montagnani solleva diverse criticità del regolamento italiano.
"Con la Colombia un'estate eccezionale"
Il punto di partenza è però il campo. Montagnani non nasconde la soddisfazione per quanto costruito con la Colombia: "È stata un'annata eccezionale. Abbiamo vinto l'oro ai Giochi Centroamericani, il primo oro storico della Colombia, battendo Cuba in semifinale e Porto Rico in finale".
Un risultato ancora più rilevante considerando il livello degli avversari: "Cuba aveva giocatori di altissimo livello. In semifinale abbiamo fatto un gioiello e poi siamo andati a vincere la finale contro Porto Rico".
L'oro non è rimasto un episodio isolato. La Colombia ha conquistato anche il bronzo nella Coppa Sudamericana, alle spalle di Argentina e Brasile, e un altro bronzo ai Giochi Odesur. "È stata un'estate super, super, super", sintetizza Montagnani.
Ma forse il segnale più forte è arrivato fuori dal campo: "È cambiato il volley in Colombia. All'aeroporto c'erano televisioni e persone ad aspettarci, abbiamo avuto festeggiamenti a Bogotà. Per loro quell'oro ha avuto un'importanza enorme".
Il futuro potrebbe essere con un'altra Nazionale
Nonostante i risultati, Montagnani non dà per scontata una seconda estate consecutiva con la Colombia. "Non credo, anche per una scelta mia, perché la Colombia è veramente lontana. Sono comunque in contatto con loro e vedremo". Il motivo è legato anche alla particolare natura del suo incarico internazionale: "Io viaggio con il programma Empowerment della FIVB e i contratti sono comunque annuali".
Questo significa che il prossimo impegno potrebbe anche portarlo verso un'altra Federazione. Montagnani fa infatti parte della struttura tecnica internazionale della FIVB anche come istruttore: "Lavoro per la FIVB, sono anche istruttore. Giro per il mondo e faccio questo tipo di attività, oltre all'Empowerment".
Un ruolo che va oltre l'allenamento di una singola Nazionale. Montagnani racconta di essere stato coinvolto anche nel confronto sui cambiamenti regolamentari: "Mi hanno chiesto report sulle nuove regole, abbiamo fatto test e ho dato la mia opinione su cosa si può fare, cosa migliorare, punti forti e punti deboli dei cambi regolamentari".
Un bagaglio internazionale che, secondo il tecnico, produce conoscenza in entrambe le direzioni: "È vero che un allenatore italiano andando all'estero porta le proprie conoscenze e può far crescere una Nazionale. Ma sono tantissime anche le cose che io riporto nel mio club dopo aver lavorato con una Nazionale. Il passaggio delle conoscenze è bilaterale".
Il doppio incarico: "Un regolamento afflittivo per gli allenatori"
Da qui il passaggio al tema più delicato: la regolamentazione del doppio incarico tra club italiano e Nazionale.
Montagnani parte dal meccanismo delle sanzioni: "La Lega è un consorzio delle società di Serie A che fa un regolamento. Quando c'è un'infrazione, il consorzio sanziona la società. Ma poi la società si rivale sull'allenatore, al cento per cento o in una percentuale stabilita privatamente".
Il risultato, secondo lui, è un evidente paradosso: "La società, che secondo il regolamento dovrebbe subire un danno, alla fine spesso quel danno non lo ha. Il danno ce l'ha soltanto l'allenatore. Quindi diventa un regolamento direttamente afflittivo nei confronti degli allenatori".
Montagnani racconta di aver pagato personalmente la sanzione legata al suo doppio incarico con Colombia e club italiano: "Sono stato zitto perché facevo parte del gruppo di allenatori che ha cercato di battagliare per modificare o eliminare questo regolamento. Nel frattempo la sanzione l'ho pagata personalmente".
La deroga richiesta e negata
Il tecnico entra poi in uno degli aspetti che considera più contraddittori. Prima di partire per la Colombia aveva chiesto una deroga, legandola anche a una precedente situazione economica con Aci Castello: "Avevo spiegato che Aci Castello era fortemente inadempiente nei miei confronti. Ho chiesto: se non ci sono strumenti per farmi recuperare quei soldi, almeno consentitemi di limitare il danno andando ad allenare una Nazionale".
La risposta ricevuta, racconta, era stata netta: "Mi venne detto che la Lega è lì per fare rispettare i regolamenti, non per concedere deroghe".
La deroga concessa in chiave azzurra lo ha spinto a tornare pubblicamente sull'argomento: "Quando poi viene fuori una deroga, io qualcosa devo dirlo. Non è una questione contro un collega. Il punto è che anch'io avevo delle motivazioni e a me era stato risposto che le deroghe non si concedevano".
"Ci dicono di sederci a un tavolo, ma il tavolo non arriva"
Montagnani spiega che il tema non riguarda soltanto lui. Negli anni un gruppo di allenatori ha cercato di aprire un confronto sulla norma. "Siamo sette o otto che hanno portato avanti questa battaglia. Ci viene sempre detto: mettiamoci a un tavolo e parliamo degli aggiustamenti. Io personalmente ho detto che sarei andato a Bologna, dove volevano, perché secondo me ci sono storture incredibili".
Secondo il tecnico, però, quel confronto non si è mai concretizzato: "La volontà reale di affrontare il problema finora non c'è stata". A complicare ulteriormente la situazione c'è la difficoltà degli allenatori nel costruire una rappresentanza riconosciuta.
"L'associazione italiana allenatori esiste e stiamo aspettando il riconoscimento della Federazione. Però ci è stato indicato che dobbiamo rappresentare il 75% degli allenatori italiani. Arrivare a quella percentuale è praticamente impossibile".
"Lavorare all'estero fa crescere anche il nostro campionato"
Alla base della posizione di Montagnani c'è infine una questione tecnica: impedire o rendere economicamente penalizzante il doppio incarico rischia, secondo lui, di privare il movimento italiano di un'occasione di crescita.
"Quando un allenatore italiano va all'estero porta sicuramente le conoscenze che ha acquisito in Italia. Io stesso dico con orgoglio: in Italia facciamo così, e funziona. Però quando torno nel mio club porto con me tantissime cose imparate lavorando con quella Nazionale".
Per Montagnani, dunque, non c'è soltanto una questione personale o economica. C'è un principio più ampio: permettere agli allenatori di confrontarsi con realtà internazionali significa accumulare competenze che, una volta rientrati nei club, tornano inevitabilmente anche a beneficio della pallavolo italiana.












