Superlega | 28 febbraio 2026, 17:25

Del Monte Supercoppa: Perugia fa un passo verso un'altra pagina di storia. 3-0 a Trento

Antonietta Paradiso

Nella prima semifinale la Sir mette pressione dal servizio i campioni d'Italia in carica che senza Michieletto accusano

Del Monte Supercoppa: Perugia fa un passo verso un'altra pagina di storia. 3-0 a Trento

1. Semifinale - Del Monte Supercoppa
Itas Trentino - Sir Susa Scai Perugia 0-3 (19-25, 20-25, 20-25)
Itas Trentino: Sbertoli 0, Ramon 7, Resende Gualberto 3, Faure 11, Lavia 6, Torwie 3, Boschini (L), Bristot 4, Garcia Fernandez 0, Laurenzano (L), Bartha 3, Acquarone 0. N.E. Pesaresi, Sandu. All. Mendez. 
Sir Susa Scai Perugia: Giannelli 0, Plotnytskyi 17, Crosato 4, Ben Tara 21, Semeniuk 9, Russo 10, Ishikawa (L), Dzavoronok 0, Solé 1, Colaci (L). N.E. Argilagos, Cvanciger, Gaggini. All. Lorenzetti. 
ARBITRI: Goitre, Brunelli. 
NOTE - durata set: 25', 29', 33'; tot: 87'.

TRIESTE - Non è una semifinale come le altre: è una partita che pesa perché anticipa una possibile riscrittura della gerarchia storica.

Sir Susa Scai Perugia gioca con l’ombra lunga della continuità: domani avrà l’occasione di eguagliare le sette Supercoppe vinte da Sisley Treviso e, in caso di successo, di entrare in una zona di storia finora mai abitata da nessuno, con quattro Supercoppe consecutive.

La semifinale tra Itas Trentino e Sir Safety Perugia si decide su un dettaglio che dettaglio non è: il servizio. Perugia costruisce il proprio dominio dai nove metri, spezzando il ritmo di Trento, togliendo precisione alla costruzione di Sbertoli e costringendo l’Itas a giocare palloni sempre più lontani dalle proprie certezze.

Il 3-0 non racconta una partita senza partita: Trento prova a rimanere dentro il discorso tecnico del match, cambia assetti, cerca soluzioni alternative, ma ogni tentativo di rientro viene neutralizzato dalla capacità di Perugia di restare sempre incollata al match.

La Sir Susa Scai non vince per fiammate isolate, ma per continuità di pressione: servizio che orienta lo scambio, muro che indirizza le scelte, gestione dei finali che spegne sul nascere ogni possibile ambiguità. È una vittoria che non urla, ma si impone.

I PIÙ Sette ace non sono un dato: sono una dichiarazione di dominio. La ricezione di Trento si ferma al 39%, numero che racconta da solo perché la Sir Susa ha potuto governare il gioco. Dai nove metri Perugia non ha solo fatto punti: ha tolto struttura all’avversario.
Perugia viaggia oltre il 50% di positività offensiva: un dato che certifica non solo qualità individuale, ma ordine collettivo nella costruzione del punto. Quando l’attacco gira così, la partita diventa gestione e non sopravvivenza. A questo si aggiunge Ben Tara letale nei momenti chiave: 61% in attacco e punti pesanti nei finali di set: Ben Tara si conferma terminale affidabile quando il pallone pesa. Non è solo percentuale: è responsabilità. E la responsabilità, nelle partite secche, fa la differenza.

I MENO - In una Perugia quasi perfetta, Semeniuk resta l’unica voce dissonante. Meno incisivo del solito, a tratti impreciso nelle scelte: una serata no che non incide sull’esito del match, ma stona nel quadro di un’orchestra altrimenti in piena armonia. L’Itas ha faticato un po’ ovunque: ricezione fragile, difficoltà a tenere ritmo sugli scambi lunghi, poca continuità al servizio. Non è solo una questione di singoli: è una squadra che, per sfortuna è spesso “in divenire” anche quando servirebbe essere già pronta. E nelle partite secche, l’incompiutezza si paga.

SESTETTO - Mendez schiera Sbertoli-Faure in diagonale palleggiatore-opposto, al centro Flavio e atorwie e in posto4 Lavia-Ramon, libero Laurenzano. Lorenzetti manda in campo Giannelli palleggiatore con Ben Tara a completare la diagonale, Russo e Crosato come centrali, gli schiacciatori Semeniuk e Plotnytskyi, infine Colaci libero.

LA PARTITA - L’avvio di gara è immediatamente marchiato dal servizio di Semeniuk, che scava il primo solco del match: Trento va in affanno in ricezione e Perugia prende inerzia, volando sullo 0-4.

Il divario si dilata non tanto per la sola potenza, quanto per la qualità delle scelte: la lettura a muro e la pressione costante al servizio di Ben Tara portano al secondo strappo del set (5-11), un vantaggio che non è solo numerico, ma simbolico: Perugia impone il proprio ritmo, costringendo Trento a inseguire.

Méndez prova a riscrivere il testo della partita mescolando le carte: dentro Bistrot per cambiare l’inerzia su Ramon. La risposta non è immediata sul piano del punteggio, ma lo è sul piano semantico del gioco: Bistrot entra con personalità, Lavia trova un ace che accorcia le distanze (13-18) e Trento prova a rientrare.

È qui che Giannelli torna ad “aprire il campo” come un regista che rifiuta la monotonia: negli scambi lunghi amplia il ventaglio di scelte, diluisce la prevedibilità e restituisce a Perugia il controllo del ritmo. Le sue decisioni non sono solo efficaci, ma orientano la lettura del gioco, spostando di nuovo l’inerzia dalla parte umbra.

Il set si chiude senza veri colpi di scena: Ben Tara mette il punto esclamativo sul parziale (20-25), certificando un primo set in cui Perugia non vince solo per potenza, ma per capacità di scrivere e riscrivere la partita attraverso servizio, muro e gestione dei tempi.

Il secondo parziale si apre su coordinate molto più equilibrate: Trento prova a sottrarsi alla prevedibilità del primo set e Sbertoli lavora sulla variazione del gioco, cercando di distribuire responsabilità e ritmo. La partita, per qualche rotazione, smette di essere un monologo e diventa dialogo.

Méndez, sull’8-10, tenta una nuova riscrittura del testo tattico: dentro Bartha per Torwie, a cercare maggiore presenza centrale e lettura a muro. Ma la risposta di Trento è contraddittoria: Bistrot entra in scena in modo rumoroso, ma non efficace. Due invasioni quasi consecutive (14-17) spezzano il flusso dell’Itas e restituiscono a Perugia il controllo del punteggio. Il richiamo in panchina di Bistrot è un gesto necessario ma non risolutivo: il ritorno di Ramon non stabilizza e, anzi, l’ace di Semeniuk (19-15) diventa un segnale chiaro di come la pressione al servizio continui a essere il vero linguaggio dominante della partita.

Nel finale Trento prova a rientrare nel discorso del set più con l’orgoglio che con l’inerzia: il muro di Ramon (20-22) riapre uno spiraglio, ma Perugia non concede spazio all’interpretazione: Plotnytskyi trova la soluzione immediata in attacco e il muro di Semeniuk chiude ogni possibile ambiguità. Ancora una volta è Ben Tara a mettere il sigillo sul set (20-25).

Il terzo set è, per Trento, il set del dentro o fuori: non più una questione di punteggio, ma di sopravvivenza simbolica dentro la partita. L’Itas prova a restare in scia, a non uscire dal discorso prima ancora che dal tabellone.

Ramon, con due ace consecutivi, riequilibra la frazione (9-9) e per un attimo sembra che Trento possa finalmente incidere sul match. Ma è un’illusione breve: Perugia continua a dare l’impressione di essere sempre un passo avanti nella gestione del ritmo, padrona del tempo prima ancora che del punteggio.

Ancora una volta, il vero spartiacque non è a rete ma dai nove metri: il servizio vincente di Plotnytskyi riapre il gap (13-16) e ribadisce la grammatica della partita. Gli umbri non stanno semplicemente battendo bene: stanno usando il servizio come strumento di governo del gioco, come atto politico dentro lo scambio. È da lì che la Sir Susa Scai Perugia costruisce il proprio dominio, costringendo Trento a rincorrere soluzioni sporche, fuori comfort.

Il set si chiude senza suspense: Plotnytskyi da posto 4 mette la parola fine (20-25), suggellando una semifinale in cui Perugia non ha vinto per esplosioni episodiche, ma per coerenza strutturale.