MODENA - Anticipate da un’indiscrezione di un ben informato sito polacco, la Fivb da qualche settimana ha reso noto le modifiche regolamentari che saranno in vigore nella prossima VNL.
Confermati quasi tutti i rumors (per i quali un componente della commissione è stato sanzionato), ad eccezione di quello che si vociferava sul ruolo del Libero, che avrebbe potuto battere ed effettuare un’alzata anche da dentro i tre metri.
Chissà se questa sia stata solo una voce oppure era effettivamente un’idea poi rientrata. Sarebbe stato curioso vedere quella regola ufficialmente scritta, perché con i dovuti distinguo sarebbe stato un attentato al volley come lo conosciamo.
Fortunatamente (per i puristi della pallavolo) le competenze del Libero non sono state toccate e si rimane nell’ambito del Fantavolley.
I punti salienti nuovi riguardano le sostituzioni, il riscaldamento e il tocco del pallone sul soffitto per la parte logistica. Per la parte più tecnica, il posizionamento in campo di chi riceve si anticipa al “primo movimento del battitore” ma la grossa novità è sul colpo d’attacco, uno dei temi più dibattuti negli ultimi anni. Ma la sensazione, leggendo la regola, è che la toppa sia peggio del buco. Invece di chiarire ci si può infatti immergere ancora in discussioni infinite. Quello che è certo è che ci saranno strascichi, aspettiamo chiarificazioni da chi di competenza. Soprattutto, ed è questo che interessa di più a chi pratica e vede la pallavolo, cambierà giocoforza il modo di attaccare attuale. Ma andiamo con ordine.
Il “Percorso” della FIVB – Le regole sdoganate in questa annata sportiva e quelle che entreranno in vigore dalla prossima VNL vanno tutte nella stessa direzione, è bene chiarirlo per avere un quadro d’insieme dell’idea in seno alla Federazione Internazionale. Gli obiettivi sono due principalmente. Il primo è cercare in tutti i modi di aumentare la possibilità che il pallone sia in gioco, la vera essenza del volley, contrastando in qualche modo, specie all’altissimo livello, l’ineluttabile accrescimento della fisicità atletica e della potenza nei colpi di battuta e attacco.
Il secondo (che comunque può essere visto come un corollario del primo punto) è quello di togliere per quanto possibile la discrezionalità all’arbitro, soprattutto in alcuni gesti tecnici, i cui falli magari non sono pienamente capiti dal pubblico meno competente. In quest’ultima ottica è l’abolizione del fallo di “doppia” nel palleggio d’alzata (sul primo tocco è stato abolito da anni, “liberalizzando” di fatto la ricezione in palleggio).
Per evitare che ogni arbitro abbia il proprio metro di giudizio e quindi possibilità di polemiche, si è tolto direttamente il fallo. Risultato, non si ferma il gioco, tutto è buono. Gli esteti e i puristi diranno che la tecnica di base è andata a farsi benedire, che così non è più pallavolo eccetera. Ma tant’è, in nome degli dei progresso, business e altri loro parenti, sacrificare la purezza di uno dei gesti più belli, armonici e difficili del volley è apparso il male minore.
Il permettere ai giocatori in ricezione di modificare la propria posizione non più al colpo sulla palla, ma al lancio del battitore è stato di fatto sdoganare una prassi già consolidata, specialmente negli spostamenti del palleggiatore (per raggiungere il canonico punto rete in zona 3) e del centrale (per meglio fare la rincorsa gradita). Negli ultimi anni specie ad alti livelli non veniva più fischiato lo spostamento anticipato, gli arbitri si limitavano ad avvertirti per limitarlo. La nuova legge però ha subito perpetrato effetti tattici, con gli scambi tra i giocatori impiegati in ricezione, permettendo anche più sistemi a quattro ricevitori sfruttando in più rotazioni l’opposto. Una piccola rivoluzione negli assetti di ricezione, soprattutto sulle battute salto spin.
Le nuove regole - Quest’ultima norma viene ulteriormente ampliata nel nome della minor discrezionalità possibile. Invece che al lancio del pallone, ci si potrà schierare come si vuole una volta iniziato il servizio. “I giocatori possono lasciare la loro posizione di rotazione corretta nel momento in cui inizia il movimento del battitore, incluso un passo o un movimento delle braccia o delle gambe nel primo movimento per servire”. Conseguenze tattiche: ora farlo sul salto float non è semplice, da domani gli aggiustamenti delle posizioni in ricezione si potranno fare sempre. Con la famigerata P1 che a questo punto sarà sempre più “girata”, come si dice in gergo. Visto il lasso di tempo maggiore per cambiare posizione, gli opposti andranno ad attaccare da posto 2 e gli schiacciatori da posto 4. La P1 a cui eravamo abituati diventerà un ricordo, come i palloni bianchi e il cambio palla.
Il pallone che tocca il soffitto, altra novità, rientra nell’idea “scambio che si interrompe meno possibile”. Negli States già lo fanno da anni. È bene precisare che il pallone rimane giocabile solo se rimane nella metà campo di chi colpisce il soffitto. Se ad esempio il pallone sbatte sul soffitto e carambola nel cambio avversario il gioco si ferma. È una regola che ad alti livelli visto l’ampiezza dei palazzetti non dovrebbe inficiare molto, ma scendendo di categoria avrebbe un impatto notevolmente diverso. Molte azioni si interrompono a causa di strutture non altissime, specie nei nostri palazzetti dalla serie A2 in giù. È vero, somiglia un po’ al padel, ma tant’è, non è la modifica più strana che si è validata nel corso degli ultimi trent’anni. Anzi, nel nome del gioco libero senza interruzioni, appare forse come una delle più sensate.
Le otto sostituzioni invece che sei permetterà più rotazioni tra gli atleti da parte dell’allenatore, con qualche cambio tattico in più (ad esempio in battuta, o per alzare il muro).
Colpo d’attacco. E ora? - L’impatto invece enorme sta tutto nella regola sul colpo d’attacco. Che recita “La palla non deve essere presa o lanciata. Non saranno consentite azioni di attacco che comportino cambi di direzione, attacchi a due mani, spinte, blocchi a mano aperta e azioni di trasporto. Sarà consentita solo l'azione di “toccare” la palla con un contatto molto breve”.
Proviamo a interpretare, anche se la regola dovrebbe chiarire piuttosto che far venire dei dubbi. Sicuramente saranno vietati quegli attacchi trattenuti e spinti, sia dall’alto verso il basso, sia lateralmente fuori o sulle mani del muro. Quei gesti che somigliano più alla pallanuoto, che sono stati negli ultimi anni oggetto di discussione infinita. Che, come le mode che cambiano, all’inizio sempre più consentii, poi un giro di vite, poi un lento riallineamento più permissivo. Confusione che si è riflettuto anche nei metodi di allenamento. Fin dove posso allenare questo tipo di colpo, se trovo un arbitro che me lo permette e un arbitro no? In quest’ottica vietarlo del tutto fa cadere la soggettività e l’interpretazione del direttore di gara, perché per quanto ci siano direttive chiare non ci può mai essere uniformità.
I dubbi però sorgono sul resto della regola. Attacchi a due mani, cosa significa? Un palleggio a due mani di là quindi è fallo o no? Perché se la discriminante è la direzione (vietato dall’alto verso il basso) allora va specificata nella norma, perché più di qualche volta l’attaccante, specie su palla alta staccata da rete, salta come per colpire con la schiacciata ma poi palleggia di là indirizzando il pallone non con forza ma tatticamente, non dall’alto verso il basso. Questo si fa perché la schiacciata sarebbe troppo rischiosa e con poco reddito, ma si salta ugualmente fintando di schiacciare per far saltare comunque il muro. In questo caso allora? Non sarà più permessa una cosa simile?
Altra questione. Se si vuole togliere la discrezionalità all’arbitro bisogna che i parametri siano chiari. Il “toccare la palla con un contatto molto breve”, cosa significa? Quando il tocco è molto breve, è soltanto breve, è un po’ più di breve? Lo giudicherà l’arbitro, ma se così fosse, siamo da punto e a capo. Ci si espone a interpretazioni che porteranno proteste e discussioni. Il pallonetto quindi, è proibito o no? E l’attacco di seconda intenzione del palleggiatore? Come lo interpretiamo?
Aspettando chiarimenti, la via è tracciata – La regola così come è scritta necessita senza dubbio che qualcuno chiarisca e introduca casistica. Allo stato attuale la discrezionalità del direttore di gara permane o anzi sarà ancora più problematica, forse sarebbe stato meglio eliminare del tutto il pallonetto così come è nel beach volley, nel quale non sono ammesse discussioni essendo la norma molto chiara. Ma la via è stata tracciata e la pallavolo, come sempre accaduto con gli stravolgimenti regolamentari, si adatterà. Muterà pelle, troverà arrangiamenti con scossoni di assestamento, cambieranno strategie e modi di giocare. Nello specifico del colpo d’attacco, potrebbe trattarsi di un “ritorno all’antico”. Nel senso che l’attacco attuale fatto di molti colpi a due mani, spinte e quant’altro è figlio sia di un senso creativo contro la preponderanza della fisicità del muro, sia di un’esasperazione di alzate molto veloci con poca parabola che, proprio per eludere il muro sul tempo e non sulle altezze, vengono gestite dagli attaccanti nella maniera attuale. Con i divieti tra poco in vigore non è impensabile un ritorno ad alzate più morbide, traiettorie con più “pancia” per sfruttare al massimo l’altezza del colpo di attacco e soprattutto aver maggiore possibilità di gestire eventuali alzate non precise. Non si può dire per certo quale sarà l’evoluzione del gioco d’attacco, sono solo ipotesi al momento. Sicuramente cambierà l’attitudine e l’allenamento dell’attaccante. Quello che è stato provato e perfezionato negli ultimi anni dovrà essere messo da parte e riorganizzato.
Proprio come nell’evoluzione. Chi si adatta, sopravvive.











