News FIPAV | 16 aprile 2026, 17:15

Saltano i rapporti Lega femminile-FIPAV: il caso Club Italia tra posizioni diverse e dialogo da ricostruire. Scintille presidenziali via chat

Luca Muzzioli

Tensione tra Lega Femminile e FIPAV sull’ammissione del Club Italia in A2: accuse di Fabris, risposta federale e dialogo istituzionale in stallo

Manfredi e Fabris, sono scintille!

Manfredi e Fabris, sono scintille!

ROMA – Si è acceso nuovamente il confronto tra Lega Pallavolo Serie A Femminile e Federazione Italiana Pallavolo. Al centro della vicenda la decisione federale di inserire il Club Italia nel prossimo campionato di Serie A2 nonostante la retrocessione, con un torneo che passerà da 16 a 17 squadre.

Un tema che ha acceso il dibattito soprattutto all’interno delle chat dei club di A2, dove il presidente di Lega Mauro Fabris è intervenuto con toni molto duri nei confronti della Federazione e del presidente Giuseppe Manfredi.

Nelle sue considerazioni, Fabris ha accusato la Federazione di non aver rispettato quanto sarebbe stato indicato a inizio stagione, richiamando anche le parole di Julio Velasco, secondo cui il percorso del Club Italia sarebbe dovuto rimanere legato al risultato sportivo. Una lettura che, secondo la Lega, renderebbe la decisione attuale incoerente rispetto alle premesse iniziali.

Nel corso della stessa discussione, sarebbero emersi anche riferimenti a modalità considerate anomale nella conclusione del campionato di A2. Un tema su cui lo stesso Fabris avrebbe invitato, qualora esistessero elementi concreti, a portare eventuali prove a supporto di ipotesi di “biscotti”, sottolineando la necessità di chiarezza.

I toni utilizzati nella chat sono stati però giudicati dalla Federazione Italiana Pallavolo come particolarmente duri e, in alcuni passaggi, anche offensivi. Un elemento che ha inciso direttamente sul piano dei rapporti istituzionali.

Nonostante la Lega femminile abbia successivamente invitato il presidente federale Giuseppe Manfredi a partecipare a un’assemblea per un confronto diretto, lo stesso Manfredi avrebbe rifiutato l’invito. La motivazione, nella sostanza, è legata alla coerenza del dialogo: difficile accettare un confronto formale e cordiale quando, in una sede informale come una chat, sono volate accuse e offese. Una situazione definita, in termini sostanziali, come poco lineare.

Dal lato federale si ribadisce inoltre che le decisioni vengono assunte sulla base degli atti ufficiali e dei passaggi formali, e che su questo tema ci sono già stati momenti di condivisione nei consigli federali. Parallelamente, la Federazione conferma la volontà di mantenere un dialogo diretto con i club.

Allo stesso tempo, dalla sponda federale emerge anche una lettura più ampia dei rapporti con il movimento femminile. Viene sottolineato come la Federazione abbia mantenuto nel tempo un atteggiamento aperto al confronto, anche in una fase in cui esiste un contenzioso formale: la stessa Lega femminile, guidata da Fabris, ha infatti avviato una causa nei confronti della Federazione sul tema dello statuto. Nonostante questo scenario, la linea federale viene descritta come improntata alla continuità del dialogo e alla ricerca di soluzioni condivise.

Sempre in ambito federale, viene evidenziata anche una certa difficoltà nel proseguire il confronto con un interlocutore individuato in una figura che, secondo questa lettura, non risulta tesserata. Da qui la volontà di privilegiare un rapporto diretto con i club, considerati il riferimento principale del sistema.

La vicenda riporta però al centro anche una riflessione più generale. Negli anni, i rapporti tra Lega femminile e Federazione sono stati spesso caratterizzati da momenti di forte tensione. Una dinamica che, per intensità e frequenza, appare diversa rispetto a quanto accaduto nel settore maschile.

Anche la Lega Pallavolo Serie A - quella maschile per intenderci - ha vissuto fasi di confronto con la Federazione, ma senza arrivare a livelli di scontro così accentuati, mantenendo nel tempo canali di dialogo più stabili e toni più contenuti.

Da qui una domanda che resta sullo sfondo: al di là delle singole vicende, quale sia la differenza nella gestione dei rapporti istituzionali tra i due movimenti, e perché nel femminile il confronto con la Federazione tenda più frequentemente ad assumere i contorni di uno scontro.