ISTANBUL - Cinque coppe da inseguire con il VakıfBank, una crescita che non si misura soltanto nei punti e l’entusiasmo di condividere allenamenti e partite con Tijana Boskovic. Marina Markova - si legge sul portale turco Voleybolplus.com - racconta obiettivi e lavoro quotidiano, mettendo al centro la ricerca di maggiore continuità e la fiducia nelle compagne.
Alla richiesta di descrivere Boskovic con una parola, la schiacciatrice russa sceglie una definizione precisa: "La definirei il boss. Per quanto possa sembrare strano, credo che abbia una presenza molto rassicurante. È una persona che difficilmente si lascia scuotere, anche nelle situazioni complicate, e continua a fare il proprio lavoro con determinazione. Penso che sia la caratteristica che la descrive meglio".
Il giudizio nasce dall’osservazione quotidiana di un’atleta che Markova seguiva già da adolescente: "Naturalmente lavora molto. È ancora piuttosto emotiva, ma nei momenti difficili, soprattutto durante la partita, si vede che sa quello che sta facendo. Giocare e allenarmi con lei mi entusiasma molto. È una sportiva incredibile, che da tanto tempo considero un esempio. Stare accanto a una personalità sportiva così forte è sempre molto emozionante".
Cinque coppe, senza dare nulla per scontato
Il VakıfBank ha aperto la stagione conquistando l’Axa Sigorta Şampiyonlar Kupası, la Supercoppa turca. L’obiettivo di vincere tutte e cinque le competizioni resta ambizioso, e Markova non lo presenta come una previsione.
"Credo che sia certamente un obiettivo ambizioso. Alla fine tutti gli atleti vogliono vincere tutto, ed è naturale. Ma quanto sia realistico lo vedremo con il passare della stagione. Siamo riuscite a vincere la nostra prima coppa ed è davvero entusiasmante. Però, sinceramente, anche in quella partita, in Supercoppa, penso che le possibilità fossero al cinquanta per cento".
Una vittoria arrivata al quinto set, nella quale riconosce anche il peso degli episodi: "Durante l’estate le squadre sono cambiate ed è cominciata una nuova stagione. Per questo penso che le possibilità di vincere o perdere fossero ancora al cinquanta per cento. Questa volta posso dire che la fortuna è stata dalla nostra parte. Soprattutto considerando che la partita è arrivata ancora al quinto set, è stato un confronto davvero difficile. In incontri così serve anche avere la fortuna dalla propria parte".
"Per il resto dell’anno dobbiamo naturalmente lavorare molto. Soprattutto in Turchia tante squadre si sono rafforzate e sono migliorate. Per questo dobbiamo prepararci ancora meglio. Non penso che sarà facile, ma questo è il nostro obiettivo. So che il VakıfBank ha già vinto cinque coppe e cinque titoli. Vorrei vivere anch’io lo stesso successo".
Essere studiate non significa essere fermate
Il rendimento delle ultime stagioni ha aumentato l’attenzione delle avversarie nei suoi confronti. Markova considera questa evoluzione una parte normale del percorso di una giocatrice professionista e richiama gli esempi di Boskovic e Melissa Vargas.
"Sono entrata nel campionato professionistico in modo un po’ rapido, improvviso, e forse alcune giocatrici o squadre non erano completamente pronte ad affrontarmi. Ma non direi che sia un problema: da quanti anni giocano a questi livelli le professioniste? Tijana, senza esagerare, ci gioca da dieci anni. Non possiamo dire che le altre squadre l’abbiano completamente decifrata e siano riuscite a fermarla. Credo che per tutte le giocatrici sia lo stesso".
"Vale anche per Vargas. Melissa non ha avuto un calo importante soltanto perché le altre giocatrici e le squadre hanno iniziato a conoscerla meglio. Non penso che sia un problema così grande, perché fa parte di questo lavoro. Naturalmente, dopo più anni, le avversarie cominciano a conoscere meglio le tue abitudini, certi movimenti e schemi di gioco. Ma questo non significa che sappiano esattamente che cosa farai in determinate situazioni. Leggere ciò che pensa ogni giocatrice è molto difficile. Conoscere le tue abitudini può complicarti un po’ le cose, ma non significa che possano fermarti".
La cultura del club e la forza dell’organizzazione
Per spiegare che cosa significhi giocare nel VakıfBank, Markova parte dalle frasi esposte in palestra e nello spogliatoio. Una, in particolare, riassume le aspettative del club: "Il talento ti porta in palestra, ma è il tuo atteggiamento a decidere se ci resterai".
"Credo che questa frase descriva molto bene la struttura del VakıfBank. Il club ha sempre avuto giocatrici dal talento incredibile, che sono arrivate e sono andate via per ragioni diverse. Ma qui quello che conta è lavorare tanto e impegnarsi. Penso che la maggior parte delle giocatrici che arrivano lo faccia, perché conosce Giovanni e la cultura che ha portato in questa squadra. Quando arrivano sanno che cosa ci si aspetta da loro. Credo che tutte le persone che hanno lavorato al VakıfBank abbiano fatto un ottimo lavoro in questo senso".
L’intesa del gruppo, secondo la russa, è favorita anche dal sostegno che circonda la squadra: "Naturalmente le relazioni personali fanno parte della questione. Persone provenienti da culture diverse, con caratteri diversi, si ritrovano nello stesso posto, lavorano insieme e si vedono quasi ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Soprattutto quando viaggiamo non è affatto facile".
"Anche se può sembrare un luogo comune, credo davvero che in questo club ci sia una sorta di struttura familiare. Allenatori, staff tecnico, personale sanitario e dirigenza sostengono ogni giocatrice in qualsiasi situazione. Penso che questo aiuti anche a creare un legame forte tra noi. Posso dire che abbiamo la migliore organizzazione possibile. Funziona davvero molto bene e ci lascia pochissime cose di cui preoccuparci. Possiamo concentrarci sul nostro lavoro. Credo che sia uno dei motivi principali per cui siamo così unite".
Una Marina più continua e affidabile
Il traguardo personale non riguarda soltanto la produzione offensiva: "Ogni anno voglio migliorare sia sul piano tecnico sia su quello mentale. Spero di vedere una Marina più costante e affidabile: non voglio soltanto portare punti, ma essere anche una giocatrice sulla quale le compagne possano contare. Spero di dimostrarlo con le mie prestazioni in campo".
In questo percorso rientra il lavoro con uno psicologo sportivo: "Uno dei miei obiettivi è mostrare in campo una presenza stabile e capace di dare fiducia. Per questo penso che sia prima di tutto molto importante conoscere se stessi. Credo che il mio percorso e la mia cultura mi aiutino, ma è fondamentale anche saper lavorare sotto pressione".
"Gli psicologi sportivi intervengono proprio qui. Essere sotto pressione e riuscire comunque a rendere bene non è qualcosa che tutti sanno fare. Sinceramente è piuttosto difficile. Per questo bisogna lavorare con specialisti che capiscano gli atleti e lavorino con loro. È essenzialmente quello che faccio: ricevo questo sostegno per sviluppare le mie capacità mentali e diventare, in generale, un’atleta migliore".
L’esperienza delle Final Four
Markova individua un cambiamento concreto nella gestione dei grandi appuntamenti europei, unendo il percorso psicologico all’esperienza accumulata sul campo.
"Lavorare con uno psicologo sportivo mi ha aiutato molto. Quando sono arrivata al VakıfBank sentivo tanta pressione. Era la mia prima Final Four e metà squadra era malata. In quel periodo facevo davvero fatica a gestire le emozioni e penso che questo abbia influito negativamente sulla mia prestazione. Inoltre, nel mio primo anno al VakıfBank, come squadra eravamo un po’ dalla parte delle non favorite. Quindi c’era una pressione importante su di noi".
"L’anno scorso, dopo circa un anno di lavoro con lo psicologo sportivo, ho cercato di sviluppare alcune capacità per calmarmi e sapere come comportarmi in determinate situazioni. Anche se non sapevo esattamente che cosa fare in ogni momento, imparare almeno come affrontarlo mi ha aiutato molto".
"Naturalmente anche l’esperienza generale ha un peso notevole. Nel primo anno non avevo affrontato tutte le squadre forti. Negli ultimi due anni ho incontrato più spesso avversarie di questo livello. Più partite difficili giochi, più impari come comportarti. Penso che tutto questo mi abbia permesso di crescere un po’ sul piano mentale. Alla prossima Final Four, sinceramente, spero di fare molto meglio".
La nazionale russa: entusiasmo e prudenza
Alla domanda sulle prospettive di ritorno della Russia sulla scena internazionale, Markova non nasconde l’emozione ma insiste sulla necessità di costruire un gruppo e sulla possibilità che il quadro cambi.
"Sono molto entusiasta, ma penso che sarà un compito piuttosto difficile. In questo momento abbiamo quattordici giocatrici, forse anche di più. Non so nemmeno esattamente quante parteciperanno agli allenamenti. Abbiamo atlete individualmente molto talentuose, ma non abbiamo ancora una squadra, perché molte hanno giocato in campionati, club e Paesi diversi".
"Prima di tutto dobbiamo creare un legame tra noi. Penso che in questo percorso viaggeremo molto, cercheremo di conoscerci, di trovare l’intesa e di costruire una cultura di squadra. Naturalmente sono molto entusiasta. Ma fino alla prossima estate, quando parteciperò al raduno e inizieremo la preparazione, cerco di non pensarci troppo. Perché tutto può cambiare. Per il momento la situazione è questa".









