Anticipo 10ª giornata di ritorno SuperLega Credem Banca
Rana Verona – Sir Susa Scai Perugia 0-3 (15-25, 21-25, 23-25)
Rana Verona: Christenson 0, Mozic 1, Vitelli 2, Ferreira Souza 17, Keita 9, Cortesia 6, D’Amico (L), Zingel 0, Planinsic 0, Staforini (L), Sani 9, Nedeljkovic 3. N.E. Gironi, Bonisoli. All. Soli.
Sir Susa Scai Perugia: Giannelli 6, Plotnytskyi 9, Crosato 7, Ben Tara 13, Semeniuk 8, Russo 7, Ishikawa (L), Dzavoronok 0, Gaggini 0, Colaci (L). N.E. Argilagos, Cvanciger, Solé. All. Lorenzetti.
ARBITRI: Cesare, Luciani.
NOTE – Durata set: 21’, 27’, 31’; tot: 79’.
VERONA - Certe partite non iniziano con il primo servizio, ma con un conto in sospeso. E quello tra Sir Susa Scai Perugia e Rana Verona era rimasto aperto dalla semifinale di Coppa Italia, quando Verona aveva rifilato alla Sir una scoppola sonora, di quelle che ti restano nelle orecchie più che sul tabellone.
Alla penultima di campionato, Perugia si presenta con la memoria lunga e il braccio corto: niente romanticismi, solo esecuzioni. Il resto è cronaca. E pure abbastanza spietata
I PIÙ - Strepitoso Simone Giannelli (votato mvp): dirige l’orchestra senza fare il solista egocentrico. Gestione chirurgica dei talenti, dosati col contagocce giusto. Nessuno dei cinque attaccanti perugini delude: tutti ben oltre il 50% in attacco. Roba da manuale di pallavolo ben scritta. La Sir Perugia è ineccepibile anche nel conto degli errori: solo 12 in tutta la partita. Quando sbagli poco, costringi l’altro a sbagliare il doppio. Verona resta aggrappata quasi solo a Darlan Souza: l’unico che tiene la bocca sopra il livello dell’acqua mentre la barca imbarca litri.

I MENO - Perugia non ha veri lati negativi. Se vogliamo fare gli ingordi, ci si poteva aspettare qualche muro in più. Ma è proprio voler trovare il pelo nell’uovo. Verona si porta dietro il solito fardello: ricezione fragile, a cui si aggiunge la serata altalenante degli schiacciatori. Il conto finale fa male: 25 errori in 3 set. A questi livelli non è una statistica, è un’autodenuncia.
SESTETTO - Soli schiera Christenson-Darlan in diagonale palleggiatore-opposto, al centro Cortesia e Vitelli e in posto4 Mozic-Keita, libero Staforini. Lorenzetti manda in campo Giannelli palleggiatore con Ben Tara a completare la diagonale, Russo e Crosato come centrali, gli schiacciatori Semeniuk e Plotnytskyi, infine Colaci libero.
LA PARTITA - Alla fine del primo set, il tabellone del palazzetto sembra un cartellone pubblicitario sbagliato: 15-25. Non c’è inganno, è solo che la Sir Susa Scai Perugia ha deciso di giocare a fare la Sir, mentre la Rana Verona è rimasta incastrata nella sala d’attesa del “forse tra poco”.
Sospinti da un Semeniuk in versione joystick umano (83% in attacco), gli umbri prendono il set con la tranquillità di chi sa dove andare e soprattutto come arrivarci. L’unico pareggio, il 4-4 iniziale, è una parentesi gentile: poi Perugia mette le marce alte e Verona resta con la freccia a sinistra accesa, senza girare mai.
A Verona non gira nulla che debba girare: servizio molle, ricezione ballerina, e pure il capitano Rok Možič si perde nella nebbia (20% in attacco), tanto da lasciare il posto a Sani nel tentativo di scuotere una squadra che, per ora, scuote solo la testa. Perugia, invece, è chirurgica e pure un filo crudele: muro presente, 3 ace che sono schiaffi educati ma ben assestati, 69% in attacco, roba da far sembrare il campo più largo di quanto sia.
Il set non è mai stato davvero in discussione. Non una lotta, ma una dimostrazione: Perugia che detta il ritmo, Verona che prova a leggerlo, ma la musica va troppo veloce.
La Rana Verona rientra in campo con l’aria di chi ha fatto due respiri profondi e ha deciso di provarci davvero. L’avvio della seconda frazione è ordinato, persino incoraggiante: Verona mette il naso avanti, Perugia resta lì, appiccicata come una cattiva abitudine. Il muro di Cortesia per il 13-11 è una di quelle illusioni ottiche che nei deserti scambi per un’oasi. Bello, pulito, ma dura il tempo di un battito di ciglia.
Poi Simone Giannelli va in battuta, la palla pesa improvvisamente di più, e gli ospiti recuperano e sorpassano (15-18). In mezzo ci si mette anche Plotnytskyi con un attacco che sembra disegnato col righello: dritto, cattivo, inevitabile. Christenson si affida unicamente a Darlan ma non basta perchè dall’altra parte Plotnytskyi è in modalità sontuosa (86% in attacco) e si prende pure la firma finale. 21-25.
La Sir Perugia scatta ancora dai blocchi con l’aria di chi ha già visto il finale del film. Ma stavolta la Rana Verona non si stacca dal treno: resta in scia e si aggrappa ai suoi appigli migliori. Prima Cortesia che tiene Verona a galla (10-8), poi l’ace di Keita per il 14-17 che riaccende il palazzetto, infine altro ace di Sani sul 19-21 che profuma di “e se…?”.
Ed è proprio lì che sta il peccato originale: l’inizio claudicante pesa come uno zaino pieno di sassi. Verona avrebbe potuto riaprire il match, perché Perugia qualche briciola l'ha lasciata cadere. Nel finale però è Verona a farsi lo sgambetto da sola, con Keita che sbaglia il servizio sul punto che poteva valere il 24 pari.











