MODENA – Dal successo europeo dell’Allianz Milano alle riflessioni sul mercato, passando per il bilancio di un’annata complicata dagli infortuni e per i temi caldi dei playoff di Superlega. Nell’ultima puntata di “After Hours” il presidente Lucio Fusaro ha ripercorso il trionfo in CEV Challenge Cup e ha allargato il discorso anche al futuro del club, al lavoro svolto negli ultimi anni e alla successione in panchina dopo il ciclo con Roberto Piazza.
Il punto di partenza resta naturalmente la coppa vinta a Milano davanti a un Allianz Cloud pieno: "L’ultima è più bella. La prima che abbiamo vinto era quasi inaspettata e comunque l’abbiamo vissuta senza pubblico, senza festa. Questa invece è stata eccezionale perché l’abbiamo vissuta a Milano, in un palazzetto da 5.000 posti pieno".
Per Fusaro, il valore del trofeo cresce anche alla luce delle difficoltà incontrate durante la stagione: "È stata il coronamento di un’annata completamente difficile, perché quest’anno ci siamo trovati con tutti gli infortuni come non mai". Il presidente ripercorre così la lunga lista di problemi fisici che ha condizionato il gruppo, dai guai accusati già nel precampionato fino agli stop successivi che hanno obbligato la società a rivedere le priorità.
In questo contesto Milano ha scelto di concentrare molte energie sull’obiettivo europeo. "Noi abbiamo fatto anche una scelta societaria, o quasi. Visto che il campionato ormai andava in una certa direzione, abbiamo provato a concentrarci sulla Challenge", ha spiegato Fusaro. Una scelta che si è intrecciata con la filosofia del club, da sempre orientata a valorizzare i giovani: "Abbiamo schierato, come nel nostro stile, tutti i ragazzini giovani. Mi viene in mente Ichino, che ha fatto una bellissima stagione e nessuno se lo aspettava".
Nel corso dell’intervista è arrivato anche il passaggio sul lungo rapporto con Roberto Piazza, destinato a chiudersi dopo sette stagioni. Fusaro ne ha parlato con toni molto netti: "Piazza è l’amministratore delegato della mia società. È stato sette anni con noi, quindi è comprensibile che quando andrà via lascerà un ricordo di un certo genere, soprattutto perché è una persona eccezionale sia in campo sia fuori". E sul successore ha di fatto confermato il nome già emerso nelle scorse settimane: "Ormai si può dire, Guillermo Falasca".
Il presidente ha poi rivendicato il lavoro di crescita fatto dal club su diversi profili lanciati negli anni. Tra i casi citati c’è quello di Ferre Reggers, protagonista della finale europea: "Quando noi l’abbiamo preso, io ero un po’ perplesso. Dicevo: ma quali belgi giocano a pallavolo? È arrivato come riserva di Dirlic, poi quando Dirlic si fece male è entrato in campo e non è più uscito". Fusaro ha ricordato anche altri esempi di sviluppo tecnico costruito a Milano, da Riccardi Sbertoli, Paolino Porro a Yacine Louati, fino al riferimento a Nimir Abdel-Aziz, evocato come ulteriore simbolo della capacità del club di valorizzare talenti e trasformarli in giocatori di primo piano.
Turchi aggressivi
C’è stato spazio anche per una riflessione più ampia sul mercato internazionale e sulla competitività del campionato italiano. Fusaro ha sottolineato il peso del sistema contributivo italiano rispetto ad altri paesi: "Noi siamo, credo, l’unico paese al mondo che ha i contributi sui giocatori. Se io tratto un giocatore a 100, a me costa quasi 200. In Turchia non succede questo, se offrono 200 il giocatore prende 200". Un elemento che, secondo il presidente, finisce per favorire altri campionati. "I turchi sono molto aggressivi", ha aggiunto, collegando questa crescita anche alla forza degli sponsor nazionali e al sostegno strutturato di grandi gruppi economici.
La pensione di Ishikawa
"Poi se mi è permesso un quarto di polemica... penso a quale pensione porterà mai a casa Yuki Shikawa quando avrà 70 anni dai contributi che noi società italiane stiamo versando adesso per lui. Quindi mi viene da ridere anche su queste cose..."
Oleh in Nazionale
Nella seconda parte della trasmissione il confronto si è allargato ai playoff scudetto, con gli interventi di Diego Frascio, Marco Vitelli, Oleh Plotnytskyi e Fabio Balaso. Da Verona è arrivata la lettura della semifinale contro Civitanova. Vitelli ha riconosciuto che il terzo set di gara 1 non ha convinto del tutto il gruppo: "Se vogliamo andare avanti dobbiamo rimanere sempre sopra un certo livello, non possiamo mai scendere troppo". Sulla stessa linea Plotnytskyi, che ha condiviso la prudenza di Angelo Lorenzetti dopo l’1-0 di Perugia su Piacenza: "Tutto è ancora aperto".
Lo stesso Plotnytskyi ha anche annunciato il ritorno in nazionale ucraina, spiegando le ragioni della precedente pausa e della nuova disponibilità: "Quest’anno torno". Una notizia significativa non solo sul piano personale, ma anche per il movimento internazionale.
Balaso e la serie con Verona
Dall’altra parte, Fabio Balaso ha confermato il rammarico della Lube per il primo set perso a Verona, ma ha ribadito che la serie resta aperta. "Se mettiamo qualcosina in più, secondo me il livello c’è e non siamo così distanti da Verona", ha spiegato il libero biancorosso, indicando poi nella continuità al servizio uno degli aspetti principali da migliorare per gara 2: "Dobbiamo cercare di avere più continuità in battuta, perché quello è il punto di partenza".
Balaso ha anche ammesso una certa sorpresa per l’andamento della stagione di Civitanova rispetto a quella precedente: "Sono un po’ sorpreso anch’io, perché alla fine non è cambiato così tanto dall’anno scorso e pensavo potessimo avere più continuità".











