Superlega | 30 ottobre 2026, 11:38

Trento, Da Re: "Se stiamo bene, quest’anno torniamo a vincere"

Redazione Volleyball.it

Il direttore generale di Trentino Volley racconta l’emozione di ritrovare il nucleo della squadra dopo gli infortuni e indica nello scudetto il trofeo più desiderato. Dalla vittoria a Modena all’attesa per Cisterna, passando per gli abbonamenti e il cambiamento nel rapporto con i giocatori.

Trento, Da Re: "Se stiamo bene, quest’anno torniamo a vincere"

TRENTO - "Con questa squadra, se stiamo bene, quest’anno torniamo a vincere". Bruno Da Re - intervistato da Radio Dolomiti, radio partner del club trentino - mette la salute dei giocatori al centro delle ambizioni di Trentino Volley. Dopo il 3-0 sul campo di Modena all’esordio in campionato, il direttore generale racconta la soddisfazione di aver ritrovato il nucleo della squadra e guarda alla stagione con fiducia. Fra i trofei, la preferenza resta netta: lo scudetto.

Sull’obiettivo più desiderato: "Io sempre lo scudo, tutta la vita. La Champions League dà soddisfazione, anche perché negli ultimi anni è l’ultima cosa che vinci e te la porti dentro. Però lo scudetto è una roba magica".

Anche di fronte alle difficoltà del girone di Champions League, richiamate nel corso dell’intervista, Da Re ribadisce la propria convinzione: "Se i ragazzi stanno bene e non abbiamo altri problemi con i giocatori che sono già stati infortunati, alla fine vinciamo".

Il primo segnale è arrivato al PalaPanini. Da Re parla di una buona partita, in un impianto che definisce uno spettacolo per campo e atmosfera, ma insiste soprattutto sul significato del gruppo ritrovato: "È bello perché abbiamo rivisto finalmente la nostra squadra. Dopo la partita parlavamo con Méndez: questa squadra lui non l’aveva mai vista e mai allenata".

Il riferimento è al quartetto che costituisce il nucleo del gruppo e alla linea di ricezione che ha dato tante soddisfazioni al club. Secondo il racconto del dirigente, quei giocatori non si ritrovavano insieme in campo da 17 mesi, da gara quattro della finale. "Quella linea di ricezione il nostro allenatore non l’aveva mai vista e mai goduta".

Sul piano personale, la serata di Modena ha lasciato un’emozione precisa: "Anch’io ero quasi stupito, un po’ stranito nel vedere quella squadra. Mi sono emozionato, perché ho pensato: ci sono tutti di nuovo". Da Re racconta anche di aver ricevuto, a fine partita, un messaggio del presidente federale Giuseppe Manfredi, commosso nel rivedere i ragazzi tutti insieme dopo averne condiviso le difficoltà.

Il ricordo della stagione precedente resta forte. Da Re affronta il suo quarantesimo campionato e descrive l’ultima annata come un’eccezione anche rispetto a una carriera così lunga: a suo giudizio, sommando le vicissitudini delle 39 stagioni precedenti, difficilmente si arriverebbe a quelle vissute nell’ultima. "È stata veramente una stagione complicata".

Sulla capacità della società di reggere l’emergenza, il giudizio è positivo: "Lì siamo stati bravi, perché avremmo potuto essere tramortiti. La botta è stata grossa: siamo usciti dalla Champions League, dal campionato ai quarti e da una semifinale di Supercoppa nella quale facevamo davvero fatica".

La condizione degli atleti ha per Da Re un valore che va oltre il risultato: "La salute dei giocatori è sempre qualcosa che ti tocca. Il loro fisico è il loro strumento di lavoro. Sono forti, grandi e robusti, ma stare fermi tanti mesi è una botta anche per loro".

A proposito di Alessandro, il direttore generale invita a rispettare i tempi del recupero: "Oggi si guarda ancora, si ascolta. Vorrebbe che ogni giorno aumentassero le percentuali in attacco e in ricezione, vorrebbe saltare ogni giorno due centimetri in più, ma non funziona così. La crescita avverrà nel tempo: ci saranno progressi, momenti di stabilità e poi nuove salite. La cosa importante, come gli dico sempre, oggi è stare bene".

Sul fronte degli abbonamenti, Da Re riferisce di numeri sostanzialmente in linea con la stagione precedente e di una campagna ancora aperta al momento dell’intervista, da proseguire per altri 15-20 giorni, fino al termine della sequenza di partite di novembre. La formula resta omnicomprensiva: comprende le gare interne, anche di Champions League, e l’eventuale quarto di Coppa Italia.

Il valore dell’abbonamento, per il dirigente, va oltre il numero di partite che la squadra riuscirà a disputare: "È un modo per sostenere la squadra e i propri atleti. Credo che fare l’abbonamento vada anche oltre l’aspetto economico".

L’intervista si allarga poi al rapporto con le nuove generazioni. Da Re, che ricorda di aver cominciato nella pallavolo nel 1987, considera indispensabile cambiare il modo di comunicare: "Oggi non puoi dialogare con questi ragazzi e costruire qualcosa insieme imponendo il modo di essere che è stato mio, che è stato nostro per tanti anni".

La distanza generazionale è cambiata anche dal suo punto di vista: "Quando ho cominciato avevo 32-33 anni e i miei giocatori ne avevano 25-26. Oggi loro hanno sempre 25-26 anni, ma io ne ho 72. Con loro devi utilizzare un sistema di comunicazione completamente diverso". Da Re lega questa trasformazione all’uso della tecnologia e a nuove forme di socialità, senza classificare i giovani come migliori o peggiori: "Sono cambiati".

Per spiegare il concetto ricorre a un esempio calcistico. Racconta di aver ascoltato Gattuso alla Domenica Sportiva e di essere rimasto colpito dal suo percorso di revisione del rapporto con i giocatori: secondo quanto riferisce Da Re, l’allenatore avrebbe cercato aiuto per comprendere che il linguaggio legato alla propria esperienza da calciatore non funzionava più.

Da qui nasce un giudizio netto sul confronto con Spalletti: "Ho visto una grande differenza tra un uomo che ha capito e un uomo come Spalletti, che non ha capito. È andato in Nazionale, ha sbagliato perché non ha capito. E credo che non sia l’unico".

Nella parentesi sul calcio c’è anche la Juventus. Da Re ricorda di averne apprezzato la capacità di risollevarsi dopo un periodo difficile, ma critica la scelta di separarsi da Marotta e dal suo gruppo di lavoro: "Hanno commesso un errore gigantesco, che avevo già vissuto sulla mia pelle a Treviso: hanno mandato via Marotta e il suo staff".

Alla domanda sullo sport nel quale gli sarebbe piaciuto lavorare oltre alla pallavolo, indica proprio il calcio e chiude con una battuta sui compensi: "Più ignorante sei, più ti pagano. Sono mediamente ignorante: avrei preso un sacco di soldi".