A1 femminile | 09 settembre 2023, 16:15

Intervista: Enrica Merlo, la combo perfetta tra istinto e tecnica

Il libero di Scandicci si racconta. "Piccinini, un’atleta che ha sempre trasmesso la sua voglia e il suo modo di vincere abbinandoli al suo modo di giocare a pallavolo. Ho sempre avuto tanta stima per lei".

Intervista: Enrica Merlo, la combo perfetta tra istinto e tecnica

di Chiara Belcastro

 

 

La tua carriera si è sviluppata principalmente in due grandi società: Bergamo (dal 2007 al 2015) e Scandicci (dal 2015 ad oggi). Come definiresti le due esperienze?
"L’esperienza orobica la definirei di crescita e, al termine degli otto anni, anche di consapevolezza. Avevo alle spalle una famiglia che mi ha allevata e fatta crescere dandomi la possibilità di vincere e, soprattutto, giocare con delle campionesse. Sai quando dicono 'fare esperienza'? Ecco, per me Bergamo ha rappresentato proprio questo. Il mio trasferimento alla Savino del Bene è stato un continuum. A me piace mettermi sempre alla prova e, dopo tutti quegli anni a Bergamo, era giusto che io cambiassi. Questa sarà la mia nona stagione a Scandicci. Io sono una giocatrice dai grandi amori e, da questo punto di vista, la famiglia che si crea è una cosa molto importante per me. Alla fine, per nove mesi, la mia famiglia è composta dalle mie compagne, dallo staff e da tutto il mondo che ruota attorno alla società".

Ricordiamo di una tua intervista nella quale raccontavi che, durante uno dei primi allenamenti con Bergamo, ti sei lanciata su un pallone (pensando che il passaggio che Lorenzo Micelli fece al suo vice facesse parte dell’esercizio), andando a sbattere contro un rialzo in legno e sei uscita dal palazzetto con un taglio sulla fronte.
Oppure, il volo acrobatico del 2013 nel secondo set della semifinale contro Piacenza che ti ha causato una distorsione a livello della colonna lombare. Diciamo che, quando stai giocando, non guardi in faccia niente e nessuno. 
"È vero. Io non mi fermo davanti a nulla, anche nella vita, e questo mi piace molto. In tanti si stupiscono quando mi vedono giocare perché dall’esterno, forse, non do questa impressione. Io quando gioco esprimo tutto il mio istinto e molto probabilmente è anche grazie a questo aspetto del mio carattere che sono arrivata dove sono. Sicuramente, nel nostro ruolo, è importante trovare la combo perfetta tra istinto e tecnica. Poi, è anche fondamentale trovare qualcuno che ti sappia tirar fuori quel qualcosa in più e che l’ambiente in cui ti esprimi sia un ambiente sano e che ti faccia stare bene. Ora più che mai, abbiamo capito che una persona, se sta bene in un ambiente, riesce a rendere anche di più rispetto a come normalmente farebbe".

Come ti prepari mentalmente prima di un importante match per gestire la pressione e lo stress?
"Dal punto di vista della preparazione della partita e della gestione dello stress, io sono una giocatrice un po' atipica perché non sono scaramantica (anzi, forse la mia scaramanzia è proprio il non essere scaramantica). Non ho dei riti e non seguo la stessa routine prima di ogni partita, come succede a qualche mia collega. Cerco sempre di vivere alla giornata e riesco a trasformare in adrenalina la pressione e lo stress e questa trasformazione è una sensazione che mi piace molto".

Hai avuto la possibilità di giocare con fenomeni del panorama pallavolistico italiano, europeo e mondiale. Tra tutte queste atlete da chi sei rimasta impressionata per il talento, il gioco, il carisma e l’energia che metteva? "È vero, ho avuto l’opportunità di giocare con e contro dei fenomeni della pallavolo però, secondo me, l’atleta più completa rispetto al ruolo che ricopriva è stata Francesca Piccinini. Lei è stata un’atleta che ha sempre trasmesso la sua voglia e il suo modo di vincere abbinandoli al suo modo di giocare a pallavolo. Ho sempre avuto tanta stima per lei".

Con i club hai vinto tutto quello che si poteva vincere: in Italia (Scudetto, Supercoppa, Coppa Italia), in Europa (Champions League, CEV Cup e Challenge Cup) e con la nazionale ti sei aggiudicata la medaglia d’oro agli Europei del 2009. Quali sogni avevi quando eri bambina?
"Sinceramente da bambina non avevo un sogno in particolare, non mi sono mai posta l’obiettivo 'voglio arrivare in Serie A'. Piuttosto, mi sono sempre posta obiettivi per me stessa, mi dicevo sempre “so che posso fare di più e voglio fare di più”. Cercavo di spingermi oltre quelli che ritenevo essere i miei limiti. Quando poi sono arrivate le prima convocazioni in Nazionale e le prime partite in Serie A, come ho detto prima, ho sempre vissuto alla giornata cercando ogni volta di fare del mio meglio".

Enrica di oggi cosa direbbe all’Enrica del 2009 che si trova sul gradino più alto del podio europeo e sta per ricevere il premio come miglior libero e la sua prima medaglia d’oro in Champions League?
"Alla ragazza del 2009 direi solo una cosa: 'il tempo dà sempre tutte le risposte'. Come quando da piccola ti dicono 'vedrai che con il tempo…' e tu pensi che sia solo un modo di dire, perché il tuo unico desiderio è ottenere tutto e subito; ecco è importante avere pazienza perché il tempo, nel bene e nel male, ti dà tutte le risposte che cerchi. E, riguardo la mia esperienza, dalla mia prima partita in Serie A sono passati vent’anni; quindi, diciamo che di tempo ne è passato e di risposte ne sono arrivate".

C’è un momento della tua carriera pallavolistica che vorresti rivivere? "Sicuramente un momento che vorrei rivivere è stata la vittoria dello scudetto con Bergamo contro Villa Cortese. Io dico sempre che quella è stata una delle vittorie più belle perché arrivata al termine di un campionato travagliato sotto tutti i punti di vista, umano e pallavolistico. La stanchezza era tanta e il campionato era stato veramente lungo. Ricordo, caduta l’ultima palla dopo l’attacco di Francesca Piccinini, dieci secondi di vuoto totale come se fossi entrata in sorta di estasi. È stato davvero uno dei momenti più belli che ho vissuto. Lo dico sempre a tutte le ragazze: vincere è davvero bello e vincere aiuta a vincere".

Tra i tatuaggi che hai, ce n’è uno al quale sei più legata?
"Tra i tatuaggi che ho, quello più significativo a livello di carriera sportiva, è il cuore che ho sul polso che ci siamo fatte con le mie compagne di Bergamo proprio dopo la vittoria dello scudetto. Poi, ci sono tatuaggi legati alla mia famiglia e alla mia sorellina. Però, secondo me, il tatuaggio, quello veramente importante, devo ancora farlo". 

Prima dell'Europeo le convocazioni di Davide Mazzanti hanno fatto un po' discutere fan e appassionati, specialmente per l'esclusione di Monica De Gennaro.
"Per quanto riguarda scelte o non scelte in ambito Nazionale non mi piace giudicare perché ovviamente non è mio compito. Immagino che tutte le parti si saranno parlate, le scelte purtroppo o per fortuna fanno parte del nostro quotidiano sia che si parli di sport, di lavoro o della vita in generale. Sicuramente dispiace, Moki è sempre stata una figura simbolo del nostro ruolo. Però dai, guardo il lato positivo per lei: dopo tanti anni, si è potuta riposare, ha avuto un momento di stop e si è goduta l’estate".

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