MODENA - Abbiano vissuto nell'era di Daniele Bagnoli anni meravigliosi di pallavolo, innumerevoli i potenziali aneddoti che lo riguardano, ad iniziare dalla leggenda che vuole che la Reggio Emilia vinse un Italian Open (torneo di fine stagione che si ripropose per poche stagioni) con lui che dava direttive al telefono dalla Sardegna, dove era già i vacanza perché il torneo era avanzatissimo sul calendario..., seguendo la diretta Rai.
Tra i tanti che abbiamo intercettato ci hanno colpito i post di Pasquale Gravina e Fabio Vullo che hanno ricordano momenti di pallavolo vissuti con lui. Ve li riproponiamo perché il ricordo del "Mister" come lo chiamavano a Treviso ci resterà sempre vivo.
Pasquale Gravina: In preparazione di una partita importante dei playoff analizziamo la distribuzione del palleggiatore avversario. Mi fa: “Mi aspetto che con te giocherà più primi tempi del solito”. E io: “Allora all’inizio salto spesso col centrale per fargli cambiare strategia”. “No assecondalo, poi nei punti importanti facciamo come dici tu”.
Solo un esempio del coach più evoluto tatticamente che io abbia mai avuto. Raramente l’ho sentito alzare la voce nello spogliatoio o in campo, quando lo faceva era per comunicare il limite e scuotere l’albero. Nei momenti chiave della partita era sempre un riferimento di lucidità con cui confrontarsi, senza sbraitare come fanno inutilmente gli improvvisati. Uomo di grande intelligenza, maniacale attenzione al dettaglio e totale dedizione alla pallavolo. Un coach di questo livello e di risultati inequivocabili avrebbe meritato la Nazionale italiana, ma il destino e qualche sprovveduto gliel’hanno negata. Grazie coach, è stato un privilegio lavorare con te.
Fabio Vullo: Ciao Daniele, grazie. Quante sfide abbiamo giocato, da compagni di viaggio e da avversari, sempre con il massimo rispetto e grande stima. Quante cassette vhs hai analizzato per cercare di neutralizzare la mia tattica d'attacco quando una rete ha diviso le nostre strade sportive. Quanta soddisfazione mi facevi provare quando dopo ore e ore davanti al video chiamavi il tuo collaboratore Roberto Piazza e candidamente gli dicevi che non c'era nulla da fare e durante la riunione tecnica dicevi ai tuoi centrali che non ci avrebbero capito una mazza nella mia gestione della gara. Allo stesso modo, quando eravamo dalla stessa parte della barricata, mi stressavi per ore e ore nel tuo studio per tentare di correggere tutto quello che pensavi non andasse bene nella mia tecnica e nella gestione tattica delle partite. Tu eri tutto questo e molto di più. Ti sei tirato indietro troppo presto, sei mancato alle nuove generazioni. Te ne sei andato troppo presto....mancherai











