ISTANBUL – Il VakifBank Istanbul torna campione di Turchia e Giovanni Guidetti si prepara a vivere un’altra Final Four di Champions League da protagonista. La prossima settimana, nella semifinale europea, dall’altra parte della rete ci sarà la Prosecco Doc Imoco Conegliano, fresca di nono scudetto italiano e reduce da un’altra stagione ai vertici.
Per Guidetti è l’ennesimo capitolo di una storia lunghissima con il club turco, un rapporto che negli anni è diventato quasi istituzionale. "Sono tante cose. La prima è avere un club dietro che ti supporta anche quando perdi. Perché è chiaro che se vinci sempre è facile, ma non possiamo vincere sempre e non abbiamo vinto sempre. Anzi, abbiamo cominciato perdendo", racconta il tecnico modenese, ricordando il suo primo anno al VakifBank: "Eravamo arrivati primi nei playoff e abbiamo perso contro l’ottava. Però abbiamo continuato. Anche negli anni brutti c’è sempre stata l’idea di dare grande solidità al progetto".
Un altro elemento decisivo, secondo Guidetti, è la libertà avuta nel costruire il lavoro tecnico. "Mi hanno sempre dato piena libertà nelle scelte dello staff e delle giocatrici. Non abbiamo uno staff illimitato e non abbiamo un budget illimitato. In molti anni in cui abbiamo vinto non eravamo nemmeno la squadra con il budget più alto. Però ho sempre avuto libertà, e questo lo considero un grande vantaggio".
Il tecnico spiega anche come, per evitare l’usura del tempo, abbia cercato ciclicamente di rinnovare lo staff. "Ogni due o tre anni ho la fortuna di cambiare una o due persone dello staff, quasi sempre prendendo stranieri che mi portino cose che non so, cose nuove, e che portino alle ragazze stimoli diversi. Quest’anno, ad esempio, ho cambiato il mio secondo storico e ho preso un secondo serbo che avevo conosciuto in Serbia. Poi ho preso anche un allenatore degli attaccanti. Dopo tanti anni, con alcune giocatrici, il rapporto può diventare fin troppo conosciuto: dare qualcosa di nuovo è importante".
Da qui nasce la frase che Guidetti considera parte dell’identità del VakifBank: "A noi piace dire che non vogliamo essere i più bravi, vogliamo essere i più bravi a migliorarci sempre. Lo spirito è tutto lì: del club, delle giocatrici, dello staff. Ogni anno è sempre difficile, anche perché in Turchia ci sono almeno tre squadre con budget simili. A volte, come quest’anno, noi siamo anche la terza per budget".
Il tecnico rivendica anche la capacità del VakifBank di attrarre giocatrici non soltanto per l’aspetto economico, ma per la solidità del contesto. "Molte giocatrici vengono anche per questo. A volte offriamo meno degli altri e non sempre riusciamo a tenere tutte. Quest’anno, ad esempio, abbiamo perso una giocatrice perché aveva un’offerta migliore. Però se guardiamo la storia, da noi è venuta Gabi, che era già Gabi ma poi è diventata la migliore del mondo. È venuta Haak ed è esplosa. Marina Markova due anni fa chi sapeva chi fosse? Ci piacciono queste scommesse".
Per Guidetti, però, non è solo questione di scouting. "Serve il sistema e serve anche fortuna. Con Markova, probabilmente, ho avuto la fortuna di vedere il suo video prima di altri e ho detto: questa dobbiamo prenderla. Ma pensare che diventasse la giocatrice che è oggi non era scontato".
Nel titolo turco appena conquistato un ruolo centrale lo ha avuto Tijana Boskovic (e Markova nella foto), arrivata al VakifBank con il peso di un passato enorme in nazionale ma con meno successi di club rispetto al suo valore assoluto. "Con Tijana ho sempre avuto un rapporto speciale. Anche se l’esperienza con la Serbia non è stata molto vincente per me, come tutte le esperienze mi ha insegnato tanto. Non metterla tra i primi due o tre opposti al mondo è un sacrilegio. Negli ultimi dieci anni è sempre stata considerata tra le migliori. Ha vinto due Mondiali, Europei, medaglie olimpiche. Però a livello di club non aveva ottenuto quello che voleva, e una giocatrice si fa domande. Probabilmente quest’anno certi pensieri sono andati via dalla sua testa, e questo può farla crescere ancora".
La finale turca contro il Fenerbahçe di Marcello Abbondanza è stata lunga e complessa. Guidetti riconosce apertamente il lavoro del collega italiano: "Marcello ha fatto un lavoro straordinario. Il Fenerbahçe veniva dall’eliminazione dalla Final Four di Champions che organizzava, uno smacco pesante per club e giocatrici, e poi dalla semifinale persa in Coppa di Turchia. Era una situazione molto difficile da gestire. Dopo gara 1, che abbiamo vinto 3-0 mentre loro avevano giocato male, è stato molto bravo a cambiare le carte, a fare cambi, a gestire le sue giocatrici".
Il tecnico del VakifBank sottolinea anche la forza dell’avversaria: "È una squadra fortissima. Nella mia vita non ho mai incontrato una squadra che batte come il Fenerbahçe. Dopo la vittoria in gara 2 hanno cominciato a crederci e a giocare sempre meglio. Anche in gara 5, se il secondo set fosse girato diversamente, forse sarebbe cambiata tutta la storia".
Ora l’attenzione si sposta sulla Champions League e sulla semifinale con Conegliano. Guidetti non si nasconde, pur evitando etichette definitive: "Dire che VakifBank-Conegliano sia una finale anticipata è una frase giornalistica, però ci sta come ragionamento. Siamo due squadre arrivate alla Final Four con un percorso importante. Conegliano, se gioca al massimo, è ancora più forte. Però quest’anno ogni tanto ha avuto dei blackout: se si incastra da sola e noi giochiamo bene, abbiamo la nostra chance".
Il tecnico allarga poi il discorso al formato della Champions League, tema su cui ha idee molto nette. "Questa Champions che facciamo da anni, sempre uguale, non ha senso. La chiamiamo il torneo più bello d’Europa, ma le squadre forti si incontrano troppo poco. Il pubblico vuole vedere Conegliano, VakifBank, Fenerbahçe, Eczacibasi, Scanidcci, Novara. Vuole vedere giocare Haak, Gabi, Antropova, Egonu. Invece ci sono gironi che spesso non hanno senso e quarti che finiscono troppo presto".
La proposta di Guidetti è un modello più vicino all’Eurolega: "Bisognerebbe avere più partite tra le migliori squadre d’Europa, magari con due gironi da sei o sette tra le squadre più forti, e prima una fase di qualificazione per le altre. Così le migliori si affrontano davvero, il pubblico vede più grandi partite e anche le squadre che arrivano dalla seconda fascia hanno la possibilità di misurarsi con le big".
Per il futuro del VakifBank, invece, il lavoro è già impostato. "La squadra dell’anno prossimo sarà più o meno la stessa. Abbiamo preso una giovane molto interessante, Ivanovic, e abbiamo cambiato qualcosa al centro e nel ruolo di libero. In Turchia giocherò con centrali turchi, che dovranno crescere e fare un salto di qualità. Sono convinto che siano molto forti".
Alla base, però, resta la cultura del club. Guidetti la sintetizza con una frase scritta nello spogliatoio: "Il tuo talento ti ha portato qui, ma il tuo comportamento deciderà se resterai. È questa la cultura che abbiamo costruito in questi anni. Puoi fare cinquanta punti a partita, ma se non hai il comportamento giusto non sei una giocatrice da VakifBank".
Un’identità costruita nel tempo, tra continuità, cambiamenti e capacità di rigenerarsi. Ora il prossimo esame sarà Conegliano, in una semifinale che mette di fronte due modelli vincenti e due squadre abituate a vivere la Champions League da protagoniste.











