Champions League | 21 maggio 2026, 22:00

Analisi, Champions League. Torino 2026 è il dato peggiore dal 2001. Solo il 37% di riempimento all’Inalpi Arena

Luca Muzzioli

Analisi, Champions League. Torino 2026 è il dato peggiore dal 2001. Solo il 37% di riempimento all’Inalpi Arena

TORINO - La finale di Champions League maschile 2026 tra Perugia e Zawiercie, giocata a Torino, resterà nella storia non solo per il risultato del campo, ma anche per il dato del pubblico. 

Secondo la tabella sull’affluenza delle finali della massima competizione europea per club - pubblicata da da BO Sport - , da quando il torneo ha assunto l’attuale denominazione, l’edizione 2026 è stata quella con la più bassa percentuale di riempimento del palasport: appena il 37%.

All’Inalpi Arena di Torino, impianto da 15.657 posti, la finale ha registrato 5.800 spettatori. Un numero che, rapportato alla capienza dell’arena, segna il punto più basso dell’intera serie storica analizzata. Mai, nelle finali di Champions League maschile dal 2001 in avanti, si era scesi a una percentuale così ridotta.

Il confronto con le edizioni precedenti rende il dato ancora più evidente. Nel 2025, a Lodz, la finale tra Zawiercie e Perugia aveva richiamato 10.810 spettatori su una capienza di 13.806 posti, con un riempimento del 78%. Nel 2024, ad Antalya, Trentino – Jastrzebski aveva fatto registrare 8.500 presenze su 10.000 posti, pari all’85%. Anche Torino 2023, con la finale Zaksa – Jastrzebski, pur non arrivando al tutto esaurito, aveva chiuso con 10.447 spettatori su 15.657 posti, per un riempimento del 67%.

Il 2026, invece, si ferma molto più in basso. Non solo rispetto alle edizioni più recenti, ma anche rispetto a quelle storicamente meno piene. Prima di Torino 2026, il dato più basso era quello del 2023, sempre a Torino, con il 67%. Seguivano Praga 2009 con il 71%, Cracovia 2016 con il 73%, Lubiana 2022 con il 76%, Berlino 2019 con il 77%, Berlino 2015 e Lodz 2025 con il 78%. Nessuna edizione era mai scesa sotto la soglia del 60%. Torino 2026, con il 37%, rappresenta quindi una frattura netta rispetto al passato.

Nella storia recente della manifestazione non sono mancate edizioni con il tutto esaurito o con percentuali molto elevate. Roma 2017, con Perugia – Zenit Kazan, registrò 11.500 spettatori su 11.500 posti, quindi il 100%. Lo stesso era accaduto a Kazan nel 2018, con Zenit Kazan – Civitanova, davanti a 7.000 spettatori su 7.000 posti. Anche Bolzano 2011, Roma 2006, Salonicco 2005, Belgorod 2004 e Opole 2002 avevano chiuso con il palasport completamente pieno.

Il caso Torino 2026, dunque, apre una riflessione inevitabile sulla capacità dell’evento di attrarre pubblico in una cornice di grandi dimensioni. Il dato assoluto di 5.800 spettatori pesa ancora di più se rapportato al valore sportivo della finale, alla presenza di una squadra italiana come Perugia e alla collocazione in un’arena pensata per eventi di grande richiamo.

Sul tema si sta esprimendo anche il sondaggio lanciato sull’app Volleyball.it+, che ha chiesto ai lettori quali fossero, secondo loro, le cause principali del flop di pubblico della Final Four di Champions League a Torino. Il risultato ad oggi è netto: per il 63,9% dei votanti, il problema principale è stato il prezzo dei biglietti.

Le altre risposte raccolte dal sondaggio indicano una distribuzione molto più frammentata. La poca pubblicizzazione dell’evento è stata indicata dal 19,4% dei partecipanti, mentre il 13,9% ha individuato come causa la sede troppo decentrata rispetto alle squadre protagoniste. Più marginale il peso attribuito ai troppi eventi in concorrenza, scelti dal 2,8% dei votanti. 

Il sondaggio restituisce quindi una percezione chiara: per la maggioranza dei lettori di Volleyball.it+, il principale ostacolo alla partecipazione del pubblico non è stato il calendario, né l’orario delle gare, ma il costo dell’accesso all’evento. Una valutazione che si inserisce in un quadro numerico già molto severo.

Torino 2026, con il suo 37% di riempimento, diventa così il dato limite nella storia delle finali di Champions League maschile dal 2001. Un risultato che impone una riflessione sull’organizzazione, sulla politica dei prezzi, sulla promozione dell’evento e sulla scelta delle sedi. In campo ha vinto Perugia; sugli spalti, però, l’immagine restituita dall’Inalpi Arena è stata quella di una finale continentale lontana dagli standard di pubblico che la Champions League aveva spesso saputo garantire negli anni precedenti.