Champions League | 04 maggio 2026, 00:43

Champions League: Il co-presidente Maschio: "Final Four lasciata scappare, ma la stagione resta di alto livello. Mondiale per club? Per fortuna non ci saremo"

Luca Muzzioli

Dalla semifinale con il VakifBank al futuro del club: Maschio analizza stagione, mercato e impianti, con una posizione netta sulla competizione mondiale.

Gaerbellotto e Maschio, chiudono la stagione del 9° scudetto, Coppa Italia ed ennesima final four di Champions League

Gaerbellotto e Maschio, chiudono la stagione del 9° scudetto, Coppa Italia ed ennesima final four di Champions League

ISTANBUL (Turchia) – Nel palazzetto che ha ospitato la Final Four di Champions League, Pietro Maschio, co-presidente della Prosecco Doc Imoco Conegliano, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Il Gazzettino e Volleyball.it, le uniche due testate giornalistiche presenti sul campo insieme agli inviati di Dazn e SKY.

L’intervista arriva al termine della settimana europea che ha visto Conegliano scendere dal tetto d’Europa dopo due Champions League vinte consecutivamente, chiudendo comunque la stagione con Scudetto, Coppa Italia e terzo posto continentale. Maschio traccia un bilancio ampio, tra la semifinale persa al tie-break contro il VakifBank Istanbul, il futuro tecnico della squadra, il vivaio, il tema Palaverde, il nuovo palazzetto di Venezia e una posizione molto netta sul Mondiale per club.

Il primo pensiero torna inevitabilmente alla semifinale. Una partita che Conegliano aveva in mano, prima della rimonta turca. "Sul 22-18 del terzo set una squadra come la nostra non dovrebbe permettere all’avversario di rientrare" – spiega Maschio – "avevamo fatto due set al limite della perfezione, poi ti adagi o ti rilassi un secondo di troppo e ce la siamo fatta portare via dalle mani. Quando abbiamo perso il terzo set ho tremato, perché si era visto che l’inerzia stava completamente cambiando".

Il dirigente riconosce però il valore del VakifBank, soprattutto sul piano offensivo. "Non nascondiamoci dietro un dito: offensivamente sono più forti di noi, probabilmente i più forti in assoluto. Con Markova e Boskovic hanno fatto 65 punti in due. La loro squadra è basata su due delle prime cinque attaccanti del mondo: se fanno una partita così, battono chiunque".

Per Maschio, quella tra Imoco e VakifBank era di fatto la sfida tra le due squadre più attrezzate della stagione europea. "Continuo a pensare che noi e loro, sulla carta e per quello che abbiamo mostrato quest’anno, siamo le due squadre più forti. Peccato esserci incontrati in semifinale e non in finale".

La sconfitta non cambia però il giudizio complessivo sull’annata. Conegliano ha chiuso la stagione italiana con Scudetto e Coppa Italia, confermandosi ai vertici anche in Champions. "Uscire in semifinale brucia, ma non segna la stagione. Fa parte dello sport: si vince e si perde, vince una squadra sola. Noi siamo di nuovo tra le prime quattro d’Europa, veniamo da due Champions vinte, siamo da anni ai vertici italiani ed europei. Non so cosa si possa fare di più".

Tra i temi più netti affrontati da Maschio c’è il Mondiale per club, competizione alla quale l’Imoco non prenderà parte nel prossimo dicembre. Il giudizio del co-presidente è duro: "Per fortuna. È una manifestazione inutile, è un peso".

Il riferimento va anche all’ultima edizione disputata in Brasile. "I brasiliani ce l’hanno messa tutta, non voglio dare colpe a loro perché hanno dovuto organizzare in tempi record. Però noi siamo tornati a casa con... le pulci, ci sono anche i referti medici. Abbiamo giocato in un palazzetto indecoroso. Chi sta sopra non può organizzare così. Per di più, a quel livello, in finale arrivano sempre le due europee: facciamoci delle domande".

Sul futuro tecnico, Maschio conferma la filosofia societaria: continuità, investimenti anticipati e valorizzazione di giocatrici italiane. "Tutte le squadre hanno lacune, nessuna è perfetta. Noi continueremo a puntare sui centrali italiani, perché le regole del campionato prevedono un certo numero di italiane in campo e abbiamo deciso di investire lì. Non siamo stile turco, non compriamo quello che vogliamo: lavoriamo in un’altra maniera. Investiamo presto, facciamo crescere le giocatrici e, quando sono pronte, le riportiamo a casa".

Il reparto centrali sarà uno dei punti su cui lavorare. "È un reparto che va un po’ rifondato, ma con una logica precisa. Alcune giocatrici sono nostre, le abbiamo date in prestito per anni e ora possono rientrare. È il nostro modo di costruire" (Arriveranno Manfredini da Bergamo, Cekulaev da Chieri e Folie dagli USA, ndr - nella foto sotto).

Il discorso si allarga al vivaio e alla rete di giovani sparse in Italia. Maschio rivendica una scelta fatta con largo anticipo rispetto ad altri club. "Non è una questione economica o organizzativa, è una questione temporale. Noi abbiamo cominciato prima. Anche altre realtà, come Scandicci, hanno avviato percorsi simili, ma ci vuole tempo. Le ragazze devono giocare: non possiamo tenerle tutte qui".

Tra gli esempi c’è Eleonora Fersino, oggi a Milano ma ancora legata contrattualmente a Conegliano: "Ha un vincolo con noi ed è in prestito, questo è un dato di fatto. Poi nella vita non si sa mai cosa succederà". Diverso il caso di Eze, palleggiatrice, i cui diritti sportivi sono stati ceduti a Scandicci: "È stata una scelta fatta con cognizione di causa e per assecondare anche la volontà della giocatrice. Ogni decisione viene presa di comune accordo, senza imposizioni".

Il co-presidente torna poi sul rapporto con il pubblico. Per le finali scudetto le richieste sarebbero state circa 25.000, un numero molto superiore alla capienza del Palaverde. "Più o meno sì. Se arriviamo sempre in finale e alla gara decisiva, potenzialmente una volta all’anno il palazzetto diventa piccolo. Una dimensione come quella del Palaverde, magari con 1.500 o 2.000 posti in più, sarebbe un buon equilibrio per tutta la stagione sportiva".

Nessun progetto concreto di ampliamento, però: "Il Palaverde è della famiglia Benetton, noi siamo affittuari. Non possiamo andare oltre questo ragionamento. Se uno deve sognare, io sogno un Palaverde un po’ più grande. Per ora ci godiamo il nostro fortino".



Sul nuovo palazzetto da 10.000 posti previsto a Venezia (sopra un rendering) e su una possibile candidatura italiana per future Final Four, Maschio resta prudente: "Non siamo noi a organizzare. Venezia può essere una buona piazza, anche perché in Veneto oggi non esiste un palazzetto da 10.000 posti. Però ci sono anche impianti più grandi, da Torino a Milano fino a Roma. Se nascerà una struttura moderna, ben venga".

Capitolo Cristina Chirichella, fermata da un grave infortunio proprio alla vigilia della Final Four. Maschio chiarisce che il club metterà a disposizione tutti i mezzi per il recupero. "Non abbiamo ancora parlato del futuro. Per nostra indole abbiamo dato la massima disponibilità per il percorso di recupero, nei limiti delle nostre possibilità. Lei ha contratto con noi fino al 30 giugno. Si parla di un recupero di sei-sette mesi. Se vorrà fare riabilitazione e preparazione con noi, potrà farlo; se sceglierà un’altra strada, sarà una sua decisione".

Infine, lo sguardo al prossimo campionato. Maschio non accetta l’idea di un gap già chiuso in partenza a favore di Conegliano. "Milano ha un reparto centrali da top 2-3 in Europa, un ottimo palleggio, uno dei liberi più forti al mondo, una delle migliori opposte e ha migliorato qualcosa in posto 4. Novara, secondo me, farà un bel passo avanti perché inserirà una giocatrice di peso in posto 4 e acquisirà una dimensione più europea. Scandicci cambierà molto nei perni della squadra".

Conegliano ripartirà invece da una base quasi invariata. "Noi siamo gli stessi, con poche modifiche non sostanziali. Abbiamo vinto e restiamo forti, ma più di così non possiamo fare. Ci sono squadre che si avvicinano".

Il bilancio finale resta quello di una stagione ad alto livello, con la delusione europea assorbita dentro una visione più ampia: Imoco non considera Istanbul una frattura, ma un passaggio di un percorso che continua tra programmazione, giovani, pubblico e nuovi obiettivi.