NAPOLI – L'Italia apre gli Europei Maschili 2026 con un 3-0 sulla Svezia in una serata destinata a restare nella memoria, ma resa complicata dalla pioggia e dal vento che hanno più volte condizionato il gioco a Piazza del Plebiscito. Nel dopo gara il capitano Simone Giannelli sottolinea l'emozione dell'evento, le difficoltà affrontate e la capacità degli azzurri di adattarsi a condizioni decisamente fuori dall'ordinario.
La video intervista di Simone Giannelli
Portate a casa un bel risultato in una serata non facile, che resterà sicuramente un ricordo particolare.
"Siamo veramente contenti di aver potuto giocare in una cornice del genere, davanti al Presidente della Repubblica e a tantissime persone venute a sostenerci. È stato difficile sia dal punto di vista fisico sia mentale, con continui avanti e indietro. Ringrazio anche la Svezia perché non si è lamentata e ha continuato a giocare e a provarci insieme a noi".
Dietro questa partita c'è stato anche un grande lavoro organizzativo.
"Ringrazio tutte le persone che hanno creato tutto questo, perché dietro c'è tantissimo lavoro. Chi ha costruito questa arena, chi l'ha pensata e chi l'ha realizzata. E ringrazio anche tutti i ragazzi che oggi ci hanno aiutato a pulire il campo, mettere il telo e toglierlo. È stata tosta, quindi grazie davvero a tutti".
Quanto conta essere riusciti anche a chiudere la partita in tre set?
"Sono contento anche per il risultato, perché siamo riusciti a chiudere abbastanza velocemente. Considerando le condizioni, andare avanti ancora avrebbe potuto diventare un problema".
Quali indicazioni avete ricavato dal punto di vista tecnico e sportivo?
"Penso che siamo stati abbastanza bravi. È stata però una partita strana, perché si giocava una pallavolo diversa da quella a cui siamo abituati. Battuta, ritmi, tempi: era tutto un po' diverso. C'era tanto vento e in alcune situazioni era veramente complicato giocare".
Eravate comunque preparati a queste difficoltà?
"Sapevamo che poteva succedere. Era il prezzo da pagare per avere la possibilità di giocare in una città e in una piazza così storiche. L'abbiamo fatto e sono contento. Adesso però dobbiamo cominciare a giocare indoor e poi potremo iniziare a ricavare indicazioni più precise".
In alcune situazioni hai scelto la battuta float. Era soprattutto una conseguenza del vento?
"Sì, era proprio per quello. A un certo punto ci siamo detti di mettere semplicemente la palla dall'altra parte e cercare continuità nel gioco, perché battere era davvero difficile".
Più per il vento che per la mancanza di punti di riferimento?
"Soprattutto per il vento, che ti spostava proprio il pallone durante il lancio. Per questo abbiamo scelto di metterla dentro e la float è diventata una soluzione più tattica. Stavamo facendo bene nella fase break e quindi era meglio continuare così. Alla fine ha funzionato".











