PERUGIA – Non è più la squadra delle occasioni mancate. Non è più il club che arrivava vicino ai trofei senza riuscire sempre ad alzarli. La Sir Susa Scai Perugia, da tempo, è diventata una delle grandi potenze della pallavolo internazionale. E lo scudetto conquistato questa sera contro la Cucine Lube Civitanova lo conferma definitivamente.
Perugia conquista il terzo tricolore della propria storia dopo quelli del 2017-18 e del 2023-24, aggiungendo un altro trofeo a una bacheca che negli ultimi anni si è riempita con impressionante continuità.
La svolta definitiva è arrivata nella stagione 2023-24, quella del Grande Slam: scudetto, Champions League, Coppa Italia, Supercoppa italiana e Mondiale per club. Un’annata storica che ha cambiato la percezione internazionale del club umbro e lo ha inserito stabilmente tra le grandi realtà del volley mondiale.
Questo nuovo titolo non arriva quindi come un exploit isolato, ma come la conferma di un ciclo vincente costruito dal presidente Gino Sirci, capace in poco più di vent’anni di trasformare una società nata nel 2001 in un modello sportivo riconosciuto in tutta Europa.
L’era Lorenzetti: il tecnico delle dinastie
Se Perugia oggi è una squadra capace di vincere con continuità, molto passa inevitabilmente dal lavoro di Angelo Lorenzetti. Il tecnico marchigiano conquista il sesto scudetto della carriera da primo allenatore: Modena 2001-02, Piacenza 2008-09, Modena 2015-16, Trento 2022-23 Perugia 2023-24 e Perugia 2025-26. Numeri che lo collocano stabilmente tra i grandi allenatori della storia della Superlega.
Ma ciò che impressiona di Lorenzetti è soprattutto la capacità di vincere in contesti diversi, costruendo cicli tecnici differenti a Modena, Piacenza, Trento e Perugia. Non soltanto vittorie, ma identità precise, squadre riconoscibili, equilibrio tattico e gestione mentale. A Perugia ha fatto qualcosa di ancora più importante: ha trasformato una squadra piena di campioni in una squadra pienamente consapevole della propria forza.

Colaci, il simbolo perfetto di un ciclo
Nel giorno dello scudetto c’è inevitabilmente spazio anche per Massimo Colaci, alla probabile ultima partita della sua carriera in campionato, ne restano 2, nella Final Four di Champions League.
MVP delle finali, il libero pugliese si avvia a chiudere delle carriere più prestigiose della pallavolo italiana moderna da protagonista assoluto. Con Perugia ha vinto praticamente tutto: 2 scudetti, Champions League, Mondiale per club, Coppe Italia e Supercoppe italiane. Ma soprattutto è stato il riferimento silenzioso del gruppo. L’uomo dell’equilibrio, della continuità, della cultura del lavoro. Un giocatore che ha attraversato epoche diverse della pallavolo italiana, vincendo anche a Trento prima di diventare una colonna della Sir. Non è un caso che

Giannelli, il regista dell’egemonia
Nel cuore tecnico della Perugia campione d’Italia c’è Simone Giannelli. Il palleggiatore della Nazionale italiana rappresenta perfettamente il salto di qualità definitivo del club umbro. Dopo avere aperto un ciclo vincente a Trento, Giannelli ha portato a Perugia leadership, personalità e gestione dei momenti decisivi. Con lui in regia, la Sir ha trovato una maturità diversa: meno frenesia, più lucidità, più capacità di controllare le partite importanti. E questo scudetto rafforza ulteriormente il suo status di leader della pallavolo italiana contemporanea. Per lui è stato il primo scudetto davanti al pubblico di Perugia. Per questo ancora più bello.

Una squadra internazionale costruita per dominare
La Perugia campione d’Italia è probabilmente una delle squadre più complete viste negli ultimi anni in Superlega. In diagonale Simone Giannelli e Wassim Ben Tara, in banda Kamil Semeniuk e Oleh Plotnytskyi oltre a Ishikawa e Dzavoronok, al centro Agustín Loser, Sebastián Solé e Roberto Russo; libero Massimo Colaci.
Ben Tara ha dato peso offensivo devastante durante tutta la stagione, assoluto protagonista delle finali. Plotnytskyi è stato spesso l’uomo delle accelerazioni decisive. Semeniuk ha garantito equilibrio e qualità internazionale. Russo si è confermato tra i migliori centrali italiani del campionato, mentre Loser (finalmente tornato) e Solé hanno aggiunto esperienza, fisicità e solidità a muro. Una squadra senza punti deboli evidenti, capace di vincere in modi diversi con il servizio, con il muro, con la pazienza, con la gestione tecnica dei finali.
Perugia non rincorre più la storia: la sta scrivendo
Perugia oggi non è soltanto una società vincente. È un club che negli ultimi anni ha costruito continuità ai massimi livelli italiani ed europei: tre scudetti, Champions League, Mondiale per club, Coppe Italia, Supercoppe. E soprattutto ha smesso di essere una squadra che “deve dimostrare”.
La Sir Susa Scai Perugia è una realtà consolidata della pallavolo mondiale. Questo terzo scudetto non rappresenta un punto d’arrivo inatteso, ma l’ennesima conferma di un club che negli ultimi anni ha imparato non soltanto ad arrivare in fondo, ma soprattutto a vincere.











