GÖTEBORG (Svezia) – È arrivato il momento dell'esordio per l'Italia di Julio Velasco agli Europei femminili 2026. La prima avversaria delle azzurre sarà la Croazia, un appuntamento che il commissario tecnico invita a non sottovalutare, soprattutto perché rappresenta il passaggio dalle settimane di preparazione alle partite che contano realmente.
"La prima partita è sempre particolare, perché si arriva dagli allenamenti e dalle amichevoli, ma una partita vera è un'altra cosa. La Croazia è una buona squadra, con alcune giocatrici che hanno giocato in Italia e che da tempo fanno parte della pallavolo internazionale. Dovremo giocare al massimo fin dalla prima gara."
"Prima di tutto dobbiamo giocare bene noi"
Velasco non individua un singolo fondamentale croato sul quale concentrare l'attenzione. Il rischio, secondo il CT, sarebbe prepararsi per neutralizzare una situazione specifica e trovarsi poi in difficoltà altrove.
"Non bisogna orientare la testa delle giocatrici soltanto su un aspetto del gioco della Croazia. Dobbiamo essere preparati su tutte le loro caratteristiche, ma prima di tutto dobbiamo giocare bene noi quando abbiamo la palla."
Il concetto riguarda entrambe le principali fasi offensive.
"Dobbiamo farlo sia nel cambio palla dopo la ricezione sia nel contrattacco dopo la difesa. Poi naturalmente vengono le caratteristiche dell'avversario, il modo nel quale dovremo murare e difendere. Ma soprattutto all'inizio di un torneo è fondamentale che una squadra, quando ha la palla, sappia giocare bene."
"Non bisogna fidarsi di nessuno"
Il girone dell'Italia presenta avversarie di livello differente, ma Velasco rifiuta l'idea di una prima fase nella quale pensare già agli incroci successivi.
"Nella pallavolo europea ci sono alcune squadre top, poi un secondo gruppo nel quale possiamo inserire la Croazia e quindi formazioni più giovani o con minore esperienza. Ma in una manifestazione non bisogna mai fidarsi di nessuno."
L'errore sarebbe proiettarsi troppo presto verso le partite apparentemente più importanti.
"Quando inizi già a pensare alle gare successive contro le squadre top, rischi poi di giocare male contro avversarie considerate di rango inferiore. Tutti ormai sanno giocare a pallavolo."
Velasco richiama quanto accaduto anche in altre discipline, dove formazioni senza una grande tradizione sono riuscite a mettere in difficoltà le favorite.
"Non dobbiamo fare questi ragionamenti. Bisogna procedere partita dopo partita, perché ogni gara ha una storia propria. E durante la manifestazione dobbiamo continuare a migliorare."
Un Europeo lungo tre settimane e tre città
Una delle caratteristiche dell'edizione 2026 sarà la durata. Per l'Italia si prospettano tre settimane di competizione con spostamenti tra tre città, una formula che Velasco considera impegnativa ma interessante.
"È un torneo molto lungo. Staremo tre settimane giocando in tre città differenti e questa è una novità."
Il CT promuove però la scelta di distribuire la manifestazione tra più Paesi.
"Sono d'accordo con questa soluzione. Quando un torneo si disputa interamente in una sola nazione, spesso nelle partite nelle quali non gioca la squadra di casa c'è pochissimo pubblico."
L'obiettivo è quindi portare l'Europeo davanti a platee differenti durante le varie fasi.
"In questo modo ci sarà pubblico quando giocheremo in Svezia, così come nella fase in Repubblica Ceca e poi, naturalmente, per le finali in Turchia ci sarà il pienone. È una strada che stanno seguendo anche altri sport."
Una formula che richiederà comunque capacità di adattamento.
"Credo che sia interessante soprattutto dal punto di vista dello spettacolo. Noi dobbiamo semplicemente adattarci."











