GÖTEBORG – Il successo sul Montenegro consente a Julio Velasco di distribuire minuti a tutto il gruppo senza vedere cali significativi di concentrazione. È proprio questo uno degli aspetti che soddisfa maggiormente il Ct dell'Italia dopo la seconda partita degli Europei Femminili 2026.
Velasco racconta di aver messo in guardia la squadra già prima dell'incontro: cambiare molto contro un'avversaria sulla carta meno impegnativa può facilmente trasformarsi in un problema. "Prima della partita ho detto alle ragazze che esiste una legge non scritta: quando si fanno cambi non necessari, spesso non funzionano. Per questo ho chiesto la massima concentrazione. Volevo far giocare tutte, ma non volevo assolutamente che questo venisse interpretato come una sottovalutazione dell'avversario".
La risposta del gruppo è stata quella che cercava. "Sono state molto brave, anche quelle che erano in panchina per come incitavano le compagne. Hanno capito che quando si fanno questi cambi bisogna mantenere attenzione e determinazione. Ha funzionato: hanno potuto giocare tutte senza perdere ritmo e senza commettere errori dovuti alla mancanza di concentrazione".
"Ci sono giocatrici che stanno crescendo"
Al di là della gestione complessiva della partita, Velasco guarda con particolare interesse ai progressi individuali. "Ci sono giocatrici che stanno crescendo e questo sarà fondamentale quando arriveranno le partite più difficili".
Tra queste il tecnico indica Denise Meli, arrivata rapidamente fino alla Nazionale dopo un percorso di crescita importante. "Un anno fa giocava in A2, poi è andata a Bergamo. Nella prima metà del campionato era una riserva, poi si è guadagnata il posto da titolare. Secondo me, considerando anche la sua altezza, è una giocatrice molto forte in attacco e a muro può fare ancora meglio di quanto abbia fatto".
Velasco sottolinea però soprattutto quei dettagli che spesso sfuggono a una lettura superficiale della partita. "Ha difeso una palla importante, ha battuto bene e ha alzato due palloni perfetti a Paola. A volte a questi dettagli non si dà importanza, ma se quei due contrattacchi li avesse alzati male, magari Paola avrebbe sbagliato oppure l'avversario avrebbe difeso. Invece le ha dato due palloni perfetti. Sono tutte cose che alleniamo molto e oggi si sono visti dei progressi".
"Le vittorie vanno dimenticate"
Il Ct torna anche sul tema che accompagna l'Italia dall'inizio della nuova stagione: ripartire senza vivere di quanto conquistato in precedenza. Velasco racconta con una battuta quale sia il clima all'interno del gruppo.
"L'11 agosto, a dire la verità, io non mi ricordavo neanche che fosse l'anniversario della vittoria olimpica. Me lo hanno ricordato le ragazze".
Ma il concetto è molto serio. "Sono tutte consapevoli che quando si ricomincia partiamo tutti da zero punti. Gli avversari contro di noi giocano al massimo, ci studiano e magari copiano anche qualcosa che facciamo noi, così come noi abbiamo fatto e continuiamo a fare osservando altre squadre".
La mentalità mostrata dalle azzurre, sotto questo aspetto, convince pienamente il tecnico. "Sono molto contento della mentalità della squadra. Anche in allenamento lavorano al massimo e danno tutto quello che hanno".
Proprio l'intensità del lavoro ha portato alla scelta di gestire alcune giocatrici. "In questa prima fase ci stiamo allenando duro e qualcuna aveva bisogno di un po' di riposo. È il caso di Sara e Miriam. Le altre giocatrici hanno fatto benissimo la loro parte".
Antropova e il lavoro sulla ricezione
Guardando già agli incontri contro le avversarie di livello più elevato, Velasco individua alcune situazioni che l'Italia dovrà gestire meglio. "Quando giocheremo contro le squadre più forti, il problema sarà soprattutto quanto l'avversario riuscirà a metterci in difficoltà. Non è semplicemente una questione di avere qualcosa a posto oppure no: dipende molto da chi hai dall'altra parte".
Uno degli aspetti sui quali le rivali cercheranno inevitabilmente di insistere è la ricezione di Ekaterina Antropova. "Sappiamo che le avversarie alleneranno molto la battuta per cercare Kate e provare a metterci in difficoltà quando facciamo il cambio di posizione tra lei e Fersino. Dobbiamo gestire molto bene quella situazione".
Anche i tempi del cambio di posizione sono oggetto di lavoro. "A volte lo facciamo troppo presto. Oggi lo abbiamo gestito molto meglio, cercando di farlo all'ultimo momento. Questo è un punto fondamentale che stiamo migliorando, oltre naturalmente alla crescita di Kate in ricezione, perché sta andando sempre meglio".
"Nel contrattacco non bisogna cercare per forza la giocata che nessuno si aspetta"
Il secondo grande tema sul quale lo staff sta lavorando è il contrattacco. "Stiamo migliorando l'organizzazione del contrattacco. Molte volte si tende ad accelerare cercando la giocatrice che nessuno si aspetta, ma poi il pallone finisce a chi in quel momento non è nelle condizioni migliori per attaccare, magari perché viene dal muro oppure perché ha appena difeso".
Velasco ricorre a uno dei suoi esempi più efficaci per spiegare il concetto, ricordando confronti avuti in passato anche con grandi palleggiatori del settore maschile.
"Mi è capitato di chiedere: 'Perché hai alzato lì?'. E la risposta era: 'Perché nessuno se lo aspettava'. Ma magari nessuno se lo aspettava perché era una boiata, ed è proprio per quello che nessuno se lo aspettava".
Per il Ct la qualità del contrattacco passa anche dalla capacità di scegliere il momento. "Il contrattacco deve essere più fluido e più tranquillo. Ci sono momenti nei quali bisogna accelerare e altri nei quali bisogna aspettare l'attaccante. Spesso è necessario aspettare una giocatrice che arriva da una situazione precedente e non ha ancora la possibilità di prendere tutta la rincorsa".
Difesa del primo tempo, altri margini di crescita
C'è poi un terzo aspetto sul quale Velasco vede ancora spazio per progredire.
"Possiamo fare qualcosa in più nella difesa del primo tempo. Oggi, tra muro e difesa sul primo tempo e palloni toccati a muro, abbiamo effettuato alcuni recuperi molto buoni, ma possiamo farne ancora di più".
Infine, chiamato a spiegare il rapporto tra disciplina tattica e creatività, Velasco utilizza una metafora calcistica e cita Diego Armando Maradona.
"Quanti gol ha fatto Maradona come quello contro l'Inghilterra nel 1986? Uno. Perché uno come Maradona non provava in ogni partita a saltare sette giocatori ed entrare con il pallone in porta? Perché capiva che spesso era meglio passarla a un compagno e giocare semplice".
Un esempio che sintetizza la filosofia del Ct. "Non significa che io non creda nella creatività dei giocatori. Bisogna sapere quando creare qualcosa che nessuno si aspetta e quando, invece, giocare semplicemente la prima palla".











