Europei Femminili | 02 settembre 2026, 21:57

Europei Femminili: Velasco dopo la Svezia, "Questa partita ci lascia molti insegnamenti sulla lucidità"

Redazione Volleyball.it

Julio Velasco analizza il successo dell'Italia nei quarti contro la Svezia e sottolinea soprattutto i momenti di scarsa lucidità delle azzurre. Il Ct allarga poi il discorso all'equilibrio crescente della pallavolo internazionale: "Oggi tutte le partite sono difficili e bisogna saperle giocare".

Julio Velasco

Julio Velasco

BRNO (Rep. Ceca) – L'Italia supera la Svezia nei quarti di finale degli Europei Femminili 2026 e conquista il pass per la fase decisiva di Istanbul, ma Julio Velasco guarda soprattutto agli insegnamenti lasciati da una partita molto più complicata di quanto potesse suggerire il pronostico.

Il Ct - intervistato da Federica Lodi inviata Sky - parte da una riflessione più ampia sull'equilibrio ormai crescente della pallavolo internazionale. "Non riguarda soltanto questo Europeo. Se pensiamo che la Thailandia ha vinto il torneo asiatico battendo sia il Giappone sia la Cina e qualificandosi direttamente alle Olimpiadi, questo dice molto di quello che sta succedendo nella pallavolo".

Secondo Velasco, risultati di questo tipo non possono più essere considerati semplici episodi. "Magari una partita la puoi vincere perché si mette in un certo modo, ma battere entrambe le squadre più forti dell'Asia significa qualcosa".

"Con Internet il livello si è alzato ovunque"

Velasco individua una delle ragioni principali di questa crescita nella velocità con cui oggi circolano conoscenze e informazioni. "Credo che negli sport dell'era post-Internet tutti i Paesi possano vedere il proprio sport giocato ad alto livello. Le informazioni circolano a una velocità che prima era impensabile".

A questo si aggiunge la diffusione internazionale degli allenatori. "Ci sono tecnici stranieri che vanno a lavorare in tanti Paesi. Micelli, per esempio, è un grande allenatore ed è andato ad allenare la Svezia".

La conseguenza, per il Ct, è evidente. "Tutto questo fa sì che ogni partita diventi molto difficile e bisogna saperla giocare".

"Eravamo poco lucide e troppo nervose"

Contro la Svezia, Velasco riconosce che l'Italia non ha sempre gestito bene questa complessità. "Oggi siamo state un po' poco lucide e un po' troppo nervose. Avevamo parlato prima della partita proprio del fatto che non doveva né sorprenderci né darci fastidio se loro riuscivano a fare tanti punti".

Il punto, secondo il Ct, era un altro. "La questione era riuscire a fare noi gli ultimi punti".

Nel primo set l'Italia ci è riuscita, così come in altri momenti decisivi della gara. "A volte lo abbiamo fatto anche per un solo pallone, ma non dobbiamo vivere questa cosa come qualcosa di negativo in sé. Diventa negativo soltanto se non riesci a vincere quei momenti. Sono situazioni che capitano e capiteranno a tutti".

"Non si fermano le grandi attaccanti con dieci muri"

Velasco entra poi nel dettaglio tecnico della partita e torna su un concetto già espresso in altre occasioni: contro le grandi attaccanti non si può pensare di eliminarle completamente dal gioco.

"Giocatrici come Haak, Egonu, Antropova, Vargas o Boskovic non si battono pensando di fare loro dieci muri. Non funziona così".

Sono giocatrici destinate comunque a realizzare molti punti. "I loro punti li fanno. Il problema è cosa succede quando non riescono ad attaccare alla massima potenza".

È proprio in quelle situazioni che, secondo Velasco, l'Italia avrebbe dovuto essere più pronta. "Quando non possono colpire al massimo, lì dobbiamo farle pagare dazio".

Haak e le soluzioni che hanno messo in difficoltà l'Italia

Il Ct analizza nel dettaglio alcune delle variazioni utilizzate da Isabelle Haak. "Ha giocato palloni forti, palloni contro il muro che poi scavalcavano la difesa. Noi avevamo il posto 6 basso aspettando il colpo forte e invece la palla toccava il muro e finiva dietro".

La svedese ha saputo anche togliere potenza all'attacco. "Ha piazzato palloni con una torsione della mano, senza tirare sempre fortissimo".

Nel finale, però, l'Italia ha iniziato a leggere meglio queste situazioni. "Nell'ultimo set abbiamo preso due o tre di quei palloni e uno lo ha anche tirato fuori perché il muro le aveva chiuso bene la direzione. È questo che deve succedere".

"Non ogni punto avversario è un nostro errore"

Velasco distingue poi tra i meriti della Svezia e le responsabilità dell'Italia. "Non è che ogni volta che l'avversario fa punto significa che abbiamo sbagliato noi. Molte volte il punto arriva per merito dell'avversario"

Ci sono però situazioni sulle quali lo staff dovrà intervenire. "Abbiamo avuto problemi anche nel fermare i posti 4 e quello sì è stato un nostro errore".

Il punto centrale resta quindi la lucidità. "Quando il punto non arriva semplicemente per bravura dell'avversario, allora dobbiamo rivedere la situazione e capire perché non siamo stati lucidi".

L'Italia vola ora a Istanbul, portandosi dietro una qualificazione pesante ma anche una partita che, nelle parole del Ct, può diventare uno strumento prezioso per affrontare il livello ancora più alto della fase conclusiva.