ISTANBUL (Turchia) – Uno dei temi tecnici più importanti dell'Europeo dell'Italia resta l'utilizzo di Ekaterina Antropova in posto 4. Alla vigilia della semifinale, Julio Velasco - sempre in mix zone - torna sulla scelta e spiega perché quello che inizialmente sembrava un esperimento poco convincente sia diventato uno dei nuovi punti di forza della squadra.
"Sono contento. All'inizio il problema con Kate non era tanto la ricezione, come dicevano tutti, ma il fatto di doverla mettere in ricezione, poi in difesa e infine in attacco. Non vedevo grandi numeri e mi sembrava una cosa un po' forzata".
Questa volta, invece, la risposta è stata immediata. "Nella seconda prova ha funzionato subito bene in attacco. A quel punto siamo disposti a pagare qualcosa in difesa e in ricezione".
Il lavoro nascosto di Fersino
Una parte importante del nuovo equilibrio passa da Eleonora Fersino, chiamata ad ampliare le proprie competenze in ricezione per alleggerire Antropova. "Ci tengo a sottolinearlo, perché è facile avere buone statistiche di ricezione quando una giocatrice deve prendere soltanto i propri palloni. Fersino prende i suoi e anche una parte di quelli che sarebbero di Kate".
Per Velasco, se questa compensazione continua a funzionare, il problema può essere gestito. "Se questo funziona, la parte della ricezione più o meno la sistemiamo".
Antropova deve poi continuare a crescere nelle altre fasi. "Deve difendere determinati palloni, come ha fatto per esempio contro la Svezia, dove sono arrivati attacchi molto alti e difficili".
"Contro le grandi attaccanti non basta il muro"
Proprio la sfida con la Svezia ha offerto indicazioni importanti sul sistema muro-difesa dell'Italia. Velasco sottolinea che contro giocatrici come Isabelle Haak o le grandi attaccanti che l'Italia può incontrare nella fase finale non bisogna pensare di vincere semplicemente fermandole direttamente a muro.
"Non si può pretendere di vincere le partite contro le grandi attaccanti facendole continuamente murare".
La soluzione è un'altra. "Quello che possiamo fare è rendere per loro il campo più piccolo e poi riuscire a difendere".
Questo significa leggere il gesto dell'attaccante, adattare le posizioni e non restare passivamente in attesa del colpo. "È un problema di lettura, di interpretazione, di cambiare posizione anche in base al gesto dell'attaccante".
"Muro e difesa sono un unico sistema"
Velasco insiste particolarmente su questo aspetto: "Il muro-difesa è un sistema. Un sistema formato da due linee: quella del muro e quella della difesa. Devono funzionare insieme".
Il Ct osserva anche come spesso, nei time out, l'attenzione venga concentrata quasi esclusivamente sulla prima linea: "Se ascoltate i time out in Italia si parla sempre del muro, sempre del muro. Della difesa quasi mai. Invece bisogna insistere su questa cosa perché è un sistema".
Quando il pallone viene toccato e controllato, per Velasco significa che il meccanismo ha funzionato. Contro la Svezia non sempre è successo. "Su alcune bordate di Haak non siamo riusciti a controllare il pallone. Questo significa che in quelle situazioni il sistema non ha funzionato bene. Dobbiamo tornare a farlo funzionare perché è uno dei punti fondamentali".
Egonu e il lavoro sulla serie al servizio
Altro dettaglio tecnico riguarda Paola Egonu e la battuta. "Adesso dobbiamo riuscire a fare in modo che, dopo aver messo in difficoltà l'avversario con la prima battuta, non sbagli subito la seconda".
Per Velasco non significa necessariamente continuare a forzare. "Può anche battere più facile. Anche quella battuta un po' corta e piazzata crea fastidio".
L'obiettivo è dare continuità alla serie e trasformare il servizio da singolo colpo di grande efficacia a pressione costante sulla ricezione avversaria.











