ISTANBUL (Turchia) – Vincere tutto non è la normalità. Julio Velasco lo ripete mentre l'Italia si prepara a disputare un'altra semifinale internazionale dopo un ciclo straordinario di risultati.
Alla vigilia della fase conclusiva degli Europei Femminili 2026, il Ct ripercorre le ultime stagioni e parte proprio dall'anno olimpico. L'intervista concessa nella mix zone del Sinan Erdem Spor Salonu.
"Il primo anno è stato strano. Non è normale che una squadra vinca praticamente tutto durante l'estate, perdendo quasi soltanto un set alle Olimpiadi. È stata una cosa bellissima, ci ha dato consapevolezza, però non è normale".
La pallavolo internazionale, secondo Velasco, non permette più facilmente domini prolungati: "Oggi non ci sono cicli lunghi di nessuna squadra, anche nel maschile. In passato ci sono stati quelli dell'Unione Sovietica, degli Stati Uniti, dell'Italia e poi del Brasile. Oggi vince uno e poi vince un altro, come è normale".
E per il Ct non rappresenta un impoverimento: "Questo significa che lo sport è cresciuto. Non è una cosa negativa, è positiva".
Dal dominio olimpico al Mondiale sofferto
La stagione successiva ha presentato problemi differenti: "Giocare da campionesse olimpiche non è sempre facile. Ci siamo riuscite, ma soffrendo moltissimo nel finale del Mondiale".
Proprio quelle difficoltà hanno fatto crescere ulteriormente la squadra: "Abbiamo dimostrato di saper giocare non soltanto quando tutto funziona bene, come era successo alle Olimpiadi, ma anche dentro grandissime difficoltà".
Il 2026 e la scelta di far riposare quattro giocatrici
Quest'anno il percorso è stato diverso ancora: "Abbiamo fatto cambiamenti di diverso tipo. Abbiamo dato riposo a quattro giocatrici ed era l'unico anno in cui potevamo farlo".
Una scelta che comportava comunque un rischio: "Arrivando più tardi potevano non riuscire a prendere il ritmo. Apparentemente sembra che i calcoli siano stati fatti abbastanza bene, perché quelle che hanno riposato il ritmo lo hanno trovato".
Ma la programmazione guardava soprattutto alle prossime stagioni: "Altrimenti il rischio era che non arrivassero bene nei prossimi due anni. Dopo tanti anni consecutivi non era una cosa da poco".
Oltre alla gestione fisica sono arrivati anche cambiamenti tecnici e nuovi equilibri. "Ci sono state molte cose da modificare e questo era l'anno per farlo. Le abbiamo fatte. Speriamo che basti, ma le capacità ci sono".
"Livellamento verso il basso? Non lo capisco"
Velasco respinge poi con forza l'idea che la maggiore competitività internazionale sia dovuta a un calo tecnico delle squadre migliori. "Tutti quelli che parlano di livellamento verso il basso, in qualsiasi sport, io non li capisco. Secondo me non hanno delle vecchie videocassette a casa".
Il Ct utilizza un'espressione particolarmente efficace: "Dire che prima c'era più tecnica è una bestemmia detta in Vaticano".
Per Velasco il fenomeno è esattamente opposto. "Il livellamento è verso l'alto e per questo ci sono molte sorprese".
Il tecnico cita anche quanto accaduto in Asia: "La qualificazione della Thailandia è una delle sorprese più incredibili. Una partita contro una grande squadra la puoi anche vincere, ma loro hanno battuto sia il Giappone sia la Cina".
"Oggi può succedere ciò che prima era quasi impossibile"
La maggiore circolazione delle conoscenze, degli allenatori e delle metodologie ha ridotto le distanze: "Oggi possono succedere cose che prima erano quasi impossibili. Bisogna accettarlo".
E questo significa anche accettare che una favorita possa soffrire molto di più rispetto al passato. "Ma non vuol dire che la pallavolo sia peggiorata. Vuol dire esattamente il contrario: la pallavolo è cresciuta".
L'Italia arriva quindi all'ultimo weekend europeo dopo aver cambiato giocatrici, ruoli, gestione dei carichi e alcune soluzioni tecniche. Per Velasco, però, il principio rimane invariato: le qualità individuali sono soltanto il punto di partenza. "Le qualità sono la base. Però poi bisogna utilizzarle bene".











