BOLOGNA – Dopo il successo in finale che consegna alla Rana Verona la prima Del Monte Coppa Italia della sua storia, Fabio Soli racconta emozioni personali, orgoglio territoriale e il lavoro quotidiano che ha permesso a Verona di superare, in due giorni, Sir Susa Scai Perugia e Itas Trentino. Un successo da celebrare, ma anche da contestualizzare in un percorso che, per il tecnico, è solo all’inizio.
Coach, che tipo di soddisfazione è questa vittoria? "È una soddisfazione straordinaria anche per Modena, per Formigine, per tutto il mio paese. Sono nato a Formigine, in provincia di Modena, ho vissuto una vita nella pallavolo e poter portare a casa un trofeo così importante, battendo squadre mostruose come Perugia e Trento, è qualcosa di enorme. È un grande onore per gli avversari che abbiamo incontrato in questa Coppa Italia ed è un grande onore per un club giovane che ha ambizione. Sono felice di essere qui."
A Bologna ti sei sentito un po’ a casa? "Sì. Bologna è dietro l’angolo, è un’arena meravigliosa e la pallavolo è riuscita a riempirla in due giornate splendide. C’era un tifo stupendo, corretto, familiare. Questo è il nostro sport e credo sia stato un bellissimo spot."
Con una Verona così, oltre alla Coppa Italia, si può sognare altro? "Adesso godiamo di questo successo e poi rimettiamo i piedi ben piantati per terra. Abbiamo ancora tanto margine di crescita. Quello che abbiamo fatto in questi due giorni è qualcosa di importante, ma l’effetto sorpresa è finito. Abbiamo bisogno di migliorare per poter competere anche per i prossimi obiettivi."
Avete vinto 3-0 contro campioni del mondo, d’Europa e d’Italia. Davvero c’è ancora margine? "Sì, perché si è visto anche nell’ultimo set che alcune cose non ci vengono benissimo. Abbiamo qualche calo di troppo e quando entri nei play-off in Italia, con serie che si allungano, serve più sostanza. In emifinale abbiamo fatto per la prima volta una prova davvero a tutto tondo, ci mancava perché non l’avevamo ancora messa in campo quest’anno. Dobbiamo puntare a quello, con le nostre imperfezioni, cercando di mantenere il livello il più possibile alto."
Che tipo di squadra è oggi Verona? "Siamo un po’ eccentrici e ogni tanto ci perdiamo, però stiamo lavorando anche su questo."
Un anno fa campione d’Italia con Trento, ora hai firmato il primo trofeo della storia di Verona. Che valore ha? "È un grande onore. È una società che ringrazio molto. Ho tantissime persone da ringraziare: il mio staff ha fatto un lavoro incredibile in questi giorni. Siamo arrivati perfetti, in salute, fisicamente preparati, grazie anche allo staff dei fisioterapisti che ha fatto un lavoro straordinario e al preparatore. Stanotte siamo andati a letto alle cinque, alle otto eravamo già in sala video con tutto lo staff tecnico. Senza di loro questo successo probabilmente non sarebbe stato possibile."
Hai vinto a Trento e ora a Verona: qual è il tuo segreto? "Metterci tutto me stesso. Tutta la mia passione, tutte le mie fragilità, tutta la mia imperfezione. Cercare di stare insieme ai ragazzi che ho quotidianamente in palestra, con i quali condivido tantissimo della mia vita. La pallavolo è la mia vita e ringrazio loro perché me la rendono bella, molto bella."
Un pensiero sui tifosi? "Guardateli. È un entusiasmo pazzesco. Ci hanno sostenuto, ci danno una grande spinta e una grande energia. Sono contento di aver potuto, insieme alla squadra, regalare loro il primo trofeo."
La prima Coppa Italia della tua storia, tra giocatore e allenatore? "Da giocatore ero un cane arrabbiato, quindi non potevo vincere assolutamente niente. Da allenatore sono un pochettino meglio, ci provo. Ho avuto la fortuna di allenare tante belle squadre e questa lo è davvero: lo ha dimostrato in campo, non perché l’alleno io, ma perché è fatta di ragazzi meravigliosi."











