TORINO – Un anno lontano dall'Italia, una nuova esperienza di vita e di pallavolo, poi il ritorno in Nazionale e un EuroVolley 2026 che entra nel momento decisivo. Yuri Romanò racconta il suo percorso personale e quello degli azzurri, tra l'esperienza maturata in Russia, il rapporto ritrovato con i compagni, il servizio diventato sempre più importante nel suo gioco e una famiglia che, quando può, lo segue dagli spalti.
Sul bilancio della stagione trascorsa all'estero: "È stato un anno positivo in generale. Mi sono trovato bene, ho provato tante cose nuove e vissuto esperienze diverse, soprattutto dal punto di vista personale. Ho conosciuto molte persone, con culture differenti, e penso che tutto questo mi abbia fatto crescere molto come persona e anche un po' come giocatore".
Romanò ha dovuto adattarsi anche a una pallavolo differente: "Ho giocato in maniera leggermente diversa rispetto a quello a cui ero abituato e ho dovuto adattarmi. Secondo me anche questo mi ha aiutato a crescere tecnicamente".
Un'esperienza che lo ha temprato anche fuori dal campo: "Sicuramente. Il freddo mi ha temprato parecchio. Era anche il primo anno in cui vivevo davvero all'estero. Parlavo già inglese, ma vivere ogni giorno usando l'inglese è un'altra cosa. Ho migliorato molto la lingua e imparato tante cose nuove".
All'interno di una squadra molto giovane, Romanò si è trovato anche in un ruolo differente: "La società lavora molto sui giovani e la squadra era molto giovane. Credo di essere stato visto un po' come una guida. Arrivavo da campione del mondo e percepivo che quello che dicevo veniva ascoltato in un certo modo, perché quei ragazzi cercavano di imparare. Mi è piaciuto molto poter essere d'aiuto. In Russia, poi, di talento ce n'è parecchio e sarà bello vedere come cresceranno nei prossimi anni".
Sul livello della pallavolo russa e sulla possibilità futura di ritrovare quei giocatori anche a livello internazionale: "Vivendo il loro campionato per un anno ti rendi conto che, quando torneranno, sarà tutto un po' più complicato. Ovviamente ce la giocheremo anche con loro, ma sarà sicuramente anche più stimolante".
Romanò affronta anche il tema dell'assenza internazionale degli atleti russi dal punto di vista di chi ha condiviso con loro un'intera stagione: "Io la vedo pensando ai ragazzi che ho conosciuto. Riesco anche a immedesimarmi: se succedesse a noi capiremmo meglio la situazione che stanno vivendo. Poi ci sono discorsi enormi, molto più grandi di noi, e la nostra opinione lascia un po' il tempo che trova. Io penso che lo sport sia una delle cose più belle che abbiamo e non dovrebbe essere influenzato dalle cose brutte".
Il ritorno nel gruppo azzurro, dopo una stagione senza incontrare abitualmente molti compagni, ha avuto un sapore particolare: "È stato ancora più bello ed emozionante tornare. Alcuni ragazzi non li vedevo da un anno, mentre normalmente almeno ci incontriamo durante la stagione. È stato bello ritrovarsi e raccontarsi un po' quello che avevamo vissuto durante l'inverno".
Sul campo, però, il feeling torna quasi immediatamente: "Dopo tutti questi anni viene tutto abbastanza automatico. Durante l'inverno magari pensi che servirà un po' di tempo per ritrovare l'intesa, invece riprendiamo molto velocemente".
Un meccanismo che coinvolge anche i più giovani: "Negli anni abbiamo dimostrato più volte di riuscire a integrare bene i ragazzi nuovi. Credo che questo li aiuti anche a rendere quasi immediatamente quando entrano in campo".
Tra le armi principali di Romanò resta il servizio, diventato sempre più determinante nella pallavolo moderna: "È un fondamentale che mi piace molto. Negli ultimi anni è diventato sempre più importante e lo alleniamo tantissimo. Mi piace, evidentemente mi viene bene e quindi gli dedico molto tempo e concentrazione. Quando poi vedi che il lavoro produce risultati fa piacere".
Guardando invece al rendimento dell'Italia in questo Europeo, Romanò individua ancora margini di crescita: "Sicuramente possiamo migliorare, e per fortuna è così. Dobbiamo trovare soprattutto più continuità nelle cose che facciamo bene. In generale abbiamo giocato molto bene, però in alcuni momenti siamo un po' calati. Essere più costanti e riuscire a mantenere alto il livello farà la differenza".
Nessun pensiero, per ora, agli eventuali avversari successivi: "Siamo totalmente concentrati sul quarto di finale, perché è la partita che ci separa dalla Final Four. Quando giochi un Europeo in casa l'obiettivo è disputare più partite possibile e, vincendo questa, avremmo la certezza di giocarle tutte. Adesso pensiamo soltanto a questo, poi eventualmente ci concentreremo sulla Final Four".
Fuori dal campo, a permettergli di staccare dalla pressione ci sono la compagna e la figlia: "Per il tipo di giocatore che sono mi aiuta tantissimo lasciare i problemi della palestra in palestra e liberare completamente la mente quando sono fuori. A casa loro mi aiutano sempre molto e averle vicino durante una manifestazione così è bellissimo".
Gli orari serali delle partite, però, non sono semplicissimi per una bambina di due anni e mezzo: "Purtroppo sono un po' proibitivi per lei. È venuta a Napoli e poi a Modena a trovarmi. Le piace molto venire a vedere le partite e fa anche il tifo".
E Milano resta un pensiero speciale proprio per questo: "Se riusciremo ad arrivare a Milano sicuramente saranno lì. Giocare davanti a loro sarebbe bellissimo".
Per una possibile dedica, invece, Romanò non vuole anticipare nulla: "A un'eventuale medaglia penseremo quando e se arriverà".











