MILANO – La Francia è in finale a EuroVolley 2026 e Andrea Giani rivendica soprattutto il percorso compiuto da una squadra profondamente rinnovata, cresciuta mese dopo mese fino a conquistarsi l'ultimo atto della manifestazione.
Sull'orgoglio per la finale raggiunta: "Parecchio. Conquistare una finale è difficilissimo. Farlo con una squadra che abbiamo ricostruito, ripartendo quasi da zero sotto tanti aspetti, significa che abbiamo fatto un bel percorso".
Giani mette in primo piano la crescita dei più giovani: "La mia gioia è vedere una squadra cresciuta, con giocatori giovani che magari nei club non hanno molto spazio e che invece qui se lo sono preso. Abbiamo costruito personalità e uno stile di gioco. Sono tutte cose sulle quali abbiamo lavorato".
Il percorso nella fase a eliminazione diretta ha rappresentato anche un banco di prova emotivo: "Ottavi e quarti sono partite difficili, soprattutto per chi non è abituato a viverle. Noi siamo riusciti ad affrontarle bene".
Contro la Finlandia, Giani sapeva di dover evitare qualsiasi calo: "È una squadra che ha battuto l'Italia e che già l'anno scorso aveva dimostrato di saper giocare a pallavolo. Devi essere tu a dominare il gioco. Noi abbiamo fatto veramente una bella partita".
La chiave, secondo il tecnico, è stata l'aggressività: "Quando lasci spazio e smetti di cercare il punto, loro salgono. Devi crearti le situazioni di gioco e andarci dentro con aggressività e idee chiare. Se aspetti, la partita è finita".
Giani sottolinea soprattutto la capacità della Francia di reagire: "Una squadra che reagisce è una squadra viva. Viva tecnicamente, nella testa, nello stile e nell'identità. Su questo abbiamo fatto tanti progressi".
"La Polonia è la squadra più forte"
In finale ci sarà la Polonia, che Giani considera il riferimento del torneo: "È la squadra più forte. Ha dimostrato consistenza, anche nei momenti di difficoltà. Ha tante soluzioni e quando qualcosa non funziona trova immediatamente un'alternativa".
Il Ct ne evidenzia soprattutto la sicurezza: "È una squadra forte e sa di esserlo. Però lo fa anche con umiltà. Questa è forse la cosa che deve preoccupare di più gli avversari".
L'assenza dell'Italia
Sulla Final Four senza gli azzurri: "Dispiace. Giocare qui contro l'Italia sarebbe stato qualcosa di speciale".
La Finlandia, però, ha confermato secondo Giani quanto si sia allargato il livello internazionale: "Ci dimostra ancora una volta che la pallavolo è cresciuta. Anche quando sei più forte, esserlo rappresenta una responsabilità: devi dimostrarlo in campo".
Sull'eliminazione dell'Italia: "Mi è piaciuto il fatto che nella difficoltà abbia trovato delle soluzioni e sia riuscita a rientrare. Poi nel tie-break era riuscita a mettere sotto la Finlandia senza riuscire ad andare fino in fondo. Questa è forse la parte più difficile da spiegare".
"Dire che la VNL è stata un fallimento è poco umile"
Giani torna poi sulle valutazioni ricevute dalla Francia durante la VNL, respingendo l'idea che il percorso estivo fosse stato negativo: "Perché parlare di passo falso? Secondo me questo significa essere poco umili".
Il punto di partenza, spiega, era completamente diverso rispetto alla Francia campione olimpica: "Quanti giocatori abbiamo cambiato rispetto alle Olimpiadi? Tanti. Quanti di questi ragazzi giocano titolari nei propri club? Molti non lo fanno. Siamo anche una delle squadre più giovani".
Per questo, secondo Giani, era sbagliato pretendere risultati immediati: "Questa squadra non ha vinto niente. L'altra Francia aveva vinto le Olimpiadi. Non puoi dire semplicemente: sei la Francia e quindi devi vincere. Devi costruire".
Il percorso della VNL, al di là dei risultati, aveva già mostrato segnali importanti: "Abbiamo vinto sei partite e ne abbiamo perse sei. Ma se guardi il secondo e il terzo girone eravamo tra le prime sei. Questo significa che la squadra era cresciuta molto".
Giani insiste sul processo più che sul singolo risultato: "Non mi interessava non essere arrivato alle Finals. Mi interessava come la squadra stava crescendo. Bisogna stare molto attenti alle etichette che si danno alle squadre e al modo in cui vengono giudicate".
Da allora il gruppo ha continuato a lavorare: "Abbiamo fatto tante amichevoli, abbiamo giocato il Wagner e la squadra ha continuato a crescere. I giocatori hanno preso spazio e personalità. La finale ce la siamo conquistata soprattutto attraverso il gioco".
Il tecnico riconosce anche il ruolo dei giocatori più esperti: "Brizard, Clevenot, Faure e Boyer sono stati molto importanti per i giovani. Li hanno aiutati tanto e hanno speso moltissime energie in questi mesi".
Tre finali europee con tre Nazionali
Per Giani questa è anche un'altra finale europea raggiunta alla guida di una Nazionale diversa (dopo Germania e Slovenia), ma il tecnico non vuole soffermarsi sul curriculum: "È un dato che fa pensare, ma chi mi conosce sa come ragiono: quello che ho fatto ieri non conta niente".
La sua filosofia resta sempre la stessa: "Nello sport conta il presente e come programmi il futuro. Non so neanche quante partite ho vinto, non mi interessa. Mi interessa quello che faccio oggi e quello che devo fare per i miei giocatori".
"Il ranking ha qualcosa di strano"
Infine, Giani interviene anche sul sistema di ranking internazionale che oggi "premia" la Russia... "congelata": "È una situazione difficile. Puoi vincere una partita e prendere un punto, poi perdere contro la stessa squadra e perderne undici".
Il paradosso riguarda anche la Francia: "Noi siamo arrivati in finale dell'Europeo. Se domani perdiamo, rischiamo comunque di chiudere il torneo con un saldo negativo di punti. È questa la cosa strana".
Un meccanismo sul quale, conclude, le squadre hanno poco margine: "Purtroppo non possiamo farci molto, finché le regole rimangono queste".











