CIVITANOVA – È durissimo lo sfogo del direttore generale Beppe Cormio nella conferenza stampa convocata per chiarire la “fuga” dello schiacciatore iraniano Poriya a contratto in corso.
Il dirigente della Lube Civitanova ha aperto il suo intervento denunciando un possibile condizionamento esterno: “Il ragazzo ha detto di aver parlato con il commissario tecnico della sua nazionale, che gli avrebbe detto che qui stava perdendo tempo. Ora, siccome il CT dell’Iran è anche allenatore di un club nostro concorrente (Piazza allenatore a Milano, ndr), torno a dire che il doppio incarico non può esistere. Gli allenatori devono essere o con le nazionali o con i club, mai entrambe le cose.”
Cormio ha poi rilanciato un appello diretto: “Spero che la Lega faccia rispettare le regole e che chi ha un doppio incarico paghi la tassa prevista. È una questione di etica e di rispetto del nostro campionato.”
“Il giocatore ha deciso di andarsene da solo”
Il dirigente ha ricostruito nei dettagli la vicenda che ha portato alla partenza di Poriya: “Abbiamo capito che qualcosa non andava dal punto di vista umorale. Prima di Natale è arrivato il suo procuratore, che ci ha detto che il ragazzo era scontento perché giocava poco. Gli ho fatto notare che le scelte tecniche spettano all’allenatore e che in carriera non ho mai visto un tecnico non far giocare chi ritiene più forte.”
“Poryia mi ha detto che i suoi compagni sono fortissimi e che era giusto che giocassero loro. Non riuscivo a capire: quando ha firmato il contratto sapeva chi erano i titolari. Quest’anno ha giocato sei partite, anche da titolare, quindi non è stato escluso. Ma alla vigilia della trasferta in Belgio mi ha comunicato la sua decisione di andarsene. Gli ho chiesto perché, e mi ha detto solo che non era contento. Gli ho ricordato che stava violando un contratto regolarmente pagato e firmato fino al 2026, ma non c’è stato verso.”
Cormio ha aggiunto che “la decisione è stata improvvisa e definitiva: è tornato ieri sera dal Belgio alle 21 e stamattina se n’è andato, chiedendo persino che la società pagasse il viaggio del suo autista fino a Roma. Almeno su questo, un po’ di orgoglio l’abbiamo avuto.”
“Un danno economico e tecnico enorme”
Il direttore generale ha spiegato che la Lube non potrà sostituire facilmente l’atleta: “Il regolamento consente una sola sostituzione fino ai playoff. Se ora lo sostituissimo, non potremmo farlo in caso di infortunio di altri. È un danno tecnico, economico e anche morale. Se ne è andato senza salutare i compagni, accompagnato da un connazionale che gioca a Grottazzolina.”
Poi un attacco alle regole internazionali: “Serve un sistema che leghi i transfer alla durata dei contratti. Noi possiamo firmare per tre anni, ma se la federazione del giocatore decide di non rilasciare il transfer, il contratto non vale nulla. È successo più volte, e questo sbilancia il potere a favore dei giocatori, lasciando i club scoperti e senza tutele.”
“Il contratto è valido, ma lui lo ha violato”
Alla domanda se si tratti di una rescissione consensuale, che ovviamente non è, vista la reazione del club, Cormio ha comunque risposto: “No, non l’ha chiesta. Il contratto è in essere e non è stato rescisso. Per rescinderlo serve un accordo economico, che non c’è stato. Al momento, la società è parte lesa e si difenderà in ogni sede.”
E ancora: “Non posso pagare uno che se n’è andato. Anzi, dovrebbe restituire quanto percepito, insieme al procuratore che ha incassato la commissione meno di un mese fa. La Lube è sempre puntuale nei pagamenti: fino a oggi ha ricevuto tutto. Ma un giocatore che lascia il club non può pretendere di essere pagato.”
“Non ho mai detto ‘puoi andare via’”
Cormio ha chiarito che non c’è stata alcuna autorizzazione alla partenza: “Io non ho mai detto che poteva andarsene. Gli ho solo spiegato che non potevo trattenerlo fisicamente. Gli ho mostrato dati e motivazioni per restare, anche perché lo avevamo confermato con un contratto importante, da giocatore di primo piano. Ma se un atleta non rispetta il contratto, la società si difende. Non mi pare corretto parlare di rescissione.”
“Un dolore umano, non solo sportivo”
Nella parte finale, Cormio ha aggiunto una nota personale: “Dopo quarant’anni di Serie A, una cosa del genere mi era capitata solo una volta, ai tempi della Tre Valli Jesi, e un’altra nel basket. Fanno male, perché oltre al danno tecnico c’è un dolore umano. A questo ragazzo abbiamo voluto bene, lo abbiamo aiutato in tutto. Non è solo un giocatore in meno: è una persona che se ne va senza salutare lo spogliatoio.”
Sulla reazione della squadra: “Nessuno ha detto niente, ma so che dispiace a tutti. C’è sempre un pudore interno tra i giocatori, e anche loro si chiederanno se potevano fare qualcosa di più per convincerlo.”
“Servono regole più chiare sui tesseramenti”
Nel corso della conferenza, Cormio ha toccato anche il tema del mercato in corso d’opera: “Oggi possiamo tesserare un solo giocatore, italiano o straniero, che non abbia giocato nel nostro campionato. In Italia non ce ne sono disponibili, all’estero è complicato. Servirebbe introdurre una norma come in Polonia, il joker medical, per sostituire chi si infortuna o lascia la squadra. Penso con affetto a Piacenza e a Galassi che abbraccio di cuore. Queste regole vanno riviste.”
“Una vicenda che danneggia il movimento”
La conferenza si è chiusa con un appello generale: “Non basta parlare di palloni che vanno a terra o fuori. Dobbiamo pensare al futuro del nostro movimento, renderlo credibile e corretto. I club investono risorse enormi e vanno tutelati, anche da fattori esterni come ingerenze o lacune regolamentari.”













