MODENA - Sul quotidiano sportivo spagnolo Marca è stata pubblicata un’intervista firmata da Jorge Moragón ad Andrea Anastasi, a quasi vent’anni dalla finale del Campionato Europeo di Mosca che consegnò alla Spagna un titolo storico contro la Russia padrona di casa. Nell’intervista il tecnico mantovano, anche ex Ct azzurro, ha annunciato che tornerà in Spagna in occasione delle finali della Coppa del Re, offrendo così l’occasione per riannodare i fili di un ricordo che resta tra i più significativi della pallavolo europea.
Quell’Europeo del 2007, disputato tra Mosca e San Pietroburgo, rimane una delle pagine più sorprendenti del volley continentale. L’Italia di Montali non raggiunse la final four per quoziente set per mano della Finlandia allora allenata da Mauro Berruto e furono proprio alcune delle squadre arrivate da San Pietroburgo – tra cui la e la Spagna guidata da Anastasi – a sovvertire pronostici e gerarchie.
La finale di Mosca si giocò in un clima particolare: palazzo dello sport esaurito, ampia presenza di militari in divisa sugli spalti, nessun supporto del video check e decisioni dei giudici di linea contestate perché ritenute favorevoli alla Russia. Anche alcuni ex giocatori russi con trascorsi nel campionato italiano mostrarono insofferenza per l’andamento arbitrale della gara. Resta nella memoria il gesto di Anastasi che, durante la partita, si rivoltò le tasche come a dire di non avere più nulla da dare.
Nonostante il contesto, la Spagna conquistò un successo inatteso, capace di sorprendere e stizzire l’organizzazione russa dell’evento. Tanto che la sala stampa venne chiusa con largo anticipo e diversi giornalisti stranieri, rimasti sul campo per raccogliere le reazioni dei protagonisti – molti dei quali impegnati nel campionato italiano – trovarono al rientro le linee internet già disattivate, senza possibilità di inviare i propri articoli.
Al di là degli episodi, resta il significato di una vittoria che ribaltò ogni previsione, una sorta di Davide contro Golia in versione pallavolistica. È da qui che prende le mosse l’intervista di Marca, che ripercorre uno dei capitoli più inattesi e simbolici della storia recente del volley europeo.
Il tecnico italiano che guidò la Nazionale spagnola tornerà in Spagna per la Coppa del Re di Valencia, ricordando lo storico titolo europeo e analizzando il presente della pallavolo nazionale.

di JORGE MORAGÓN
Il nome di Andrea Anastasi richiama inevitabilmente l’epoca d’oro della pallavolo spagnola. A quasi due decenni da quell’impresa storica all’EuroVolley 2007, l’ex commissario tecnico della Nazionale spagnola, artefice dell’unico titolo continentale conquistato dalla Spagna, mantiene intatto il suo legame emotivo con il Paese e con i giocatori che toccarono il cielo a Mosca. Un rapporto speciale che Anastasi tornerà a vivere approfittando di una pausa nella sua carriera professionale, seppur in una forma diversa: sarà infatti presente alla Coppa del Re a Valencia, in programma dal 26 febbraio al 1° marzo, dove potrà osservare da vicino l’evoluzione della Superliga.
"Ricordo tutto perfettamente", confessa Anastasi guardando al passato. Il tecnico sottolinea la solidità di quel gruppo umano, ancora oggi unito grazie agli smartphone: "Abbiamo una chat WhatsApp, ‘Campioni d’Europa 2007’, nella quale ho detto ai ragazzi che andrò alla Coppa del Re di Valencia". Per lui, quel titolo non è stato uno dei tanti nella sua lunga carriera, ma "il titolo più difficile", persino più di quelli conquistati nella PlusLiga polacca o nella Lega italiana: "È difficile ripeterlo. Una Nazionale che non aveva vinto molto nella sua storia e con cui abbiamo fatto qualcosa di speciale. Dopo di noi, poche squadre ‘piccole’ sono riuscite a vincere: di solito vincono Polonia, Italia e Russia".
Anastasi ammette di essere ancora in contatto con alcuni protagonisti di quell’impresa anche a livello personale: "Venancio Costa, che è come un fratello spagnolo per me, è con me tutti i giorni. Ho tutto inciso nella mia testa del 2007, non ho dimenticato nulla. È stato un momento speciale della mia vita, della nostra vita, che continuiamo sempre a celebrare. L’anno scorso Rafa Pascual era qui in Italia, abbiamo parlato tantissimo; sono sempre in contatto con Guillermo Falasca e con molti altri". E si dice felice di vedere Israel Rodríguez oggi in panchina come allenatore: "È molto tranquillo. Che succede a Israel? Non era così calmo, aveva sempre tanta tensione e litigava. Gli voglio tantissimo bene. Sono davvero felice".
Forse proprio questo rapporto, più da padre che da allenatore, gli permette di raccontare con grande lucidità la tensione di quella finale contro la Russia, giocata in un clima ostile e con una pressione arbitrale soffocante, prima dell’introduzione delle tecnologie. "Gli arbitri fecero molto male quella finale. I ragazzi erano molto nervosi, ricordo bene i time-out, dove dovevamo parlare soprattutto della tranquillità della squadra", ricorda. Nonostante tutto, quel successo ha forgiato un legame che Anastasi descrive con emozione: "Io avevo 47 anni, Rafa Pascual 37, Miguel Ángel Falasca 34, il nostro grandissimo palleggiatore… Avevamo un rapporto davvero speciale".
Il cammino verso la rinascita della pallavolo spagnola
Anastasi non vive solo di ricordi: segue da vicino l’attualità della Nazionale e della pallavolo spagnola. Lo dimostra la sua sorpresa nel vedere Julián García Torres ancora in campo: "È incredibile. È in una condizione fisica mostruosa". Una Superliga che, a suo giudizio, è cresciuta molto negli ultimi anni: "Sto seguendo la Superliga spagnola. È una competizione molto interessante, non è affatto male. Proprio per questo penso che sia arrivato il momento di fare qualcosa: la Superliga deve diventare un po’ più importante".
Cita come esempio il recente risultato del Guaguas, qualificato agli ottavi di finale di Champions League: "Guaguas è in una posizione molto importante in Champions, come in passato Palma de Mallorca quando lo allenava Marcelo Méndez". Da qui la necessità di un salto di professionalità: "La Superliga deve fare un passo in avanti, con un livello organizzativo più alto, il taraflex, il videocheck…", osserva alla vigilia di una Coppa del Re che rappresenta già un grande passo avanti, anche nel tentativo di superare il record di affluenza di 5.000 spettatori che resiste dal 1989.
Una crescita che, secondo Anastasi, dovrebbe riflettersi anche sulla Nazionale, dove serve uno sforzo organizzativo maggiore da parte delle istituzioni per recuperare terreno: "La Federazione deve fare qualcosa per convincere i ragazzi a rispondere alle convocazioni, perché non sempre i giocatori sono disponibili. Ricordo che nel 2006, quando arrivai in Spagna, la Nazionale non era qualificata al Mondiale, ma costruimmo un progetto molto importante: una tournée in Argentina, in Brasile, in Spagna… tantissime amichevoli e la Lega Europea con i giovani. I risultati non furono straordinari, ma scoprimmo grandi giocatori. Se vuoi fare un salto di qualità, devi fare qualcosa in più".
Per l’ex ct, il talento non manca, con giocatori come Jordi Ramón e il lavoro di selezionatori come Hubert Henno, di cui parla con stima: "È una persona molto intelligente e motivata, può fare un grandissimo lavoro. Ora sta lavorando bene in Polonia, in una situazione non semplice come Gorzów, ma da quando è arrivato la squadra è migliorata molto. Sono convinto che sappia cosa serve per riportare la Spagna nell’élite, ma deve avere una struttura e persone con cui lavorare per far crescere i giocatori".
Il primo ritorno nel volley spagnolo e una porta aperta al futuro: “Essere il Julio Velasco della Spagna? Perché no”
Per Anastasi si tratta del primo vero ritorno nel volley spagnolo da quando, nel 2009, lasciò la guida della Nazionale: "Non ho mai avuto tempo di tornare in Spagna durante la stagione. Quest’anno ho deciso di riposare, di dedicare tempo a me stesso. Ho guardato tantissima pallavolo. Ero già venuto spesso in vacanza, perché amo la Spagna, ma questo sarà il mio primo ritorno per il volley".
È entusiasta anche per l’invito alla Coppa del Re e a un corso allenatori a Barcellona: "Arrivo con grande entusiasmo. La Federazione è stata molto gentile e positiva, mi ha invitato appena ha saputo che volevo esserci. Questo mese vado a Valencia e il prossimo a Barcellona, perché Óscar Novillo mi chiama sempre. ‘Dimmi cosa devo fare’, gli ho detto".
Sul futuro, Anastasi resta aperto a ogni possibilità. Alla domanda su un eventuale ritorno alla guida della Nazionale, non chiude la porta, seguendo l’esempio di grandi tecnici come Julio Velasco: "Perché no? Sarò sempre disponibile. Ora la Nazionale ha un ottimo allenatore e non voglio interferire, ma in futuro chissà. Devo essere onesto: sto ricevendo molte proposte, può darsi che la prossima stagione riprenda la mia carriera. Vedremo".











