MODENA - Interessante riflessione di Leandro De Sanctis sul suo blog "Vistodalbasso" sull'ultima tornata elettorale per il vertice della Fipav Lazio, Comitato precedentemente commissariato. Il tema è l'utilizzo delle deleghe per una elezione territoriale che non sempre consente una reale espressione del pensiero di voto. Forse a livello locale sarebbe meglio il voto in presenza... Per uscire anche dalle dinamiche della "caccia alla delega"...
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di Leandro De Sanctis
Deleghe nelle elezioni regionali. E’ ora di cambiare.
L’assemblea elettiva del Comitato Regionale Lazio della pallavolo ha fornito lo spunto per tornare a parlare del sistema delle deleghe, sempre messo in discussione anche in occasione delle assemblee nazionali ma sempre rimasto in vigore.
Ora se a livello nazionale può avere una giustificazione, se si parla di voti nella regione risulta ormai superato, tanto più che i sistemi di votazione adottati da più parti, e non parlo soltanto dello sport, consentirebbero addirittura il voto telematico da casa. Accade così anche, solo per fare un esempio diretto, quando si vota per l’Ordine dei Giornalisti.
Riguardo l’assemblea che domenica scorsa ha eletto Massimo Moni nuovo presidente della Fipav Lazio, con la sua squadra di consiglieri, i delegati votanti sono stati 119 e i voti espressi con delega 149.
Da uno studio di proiezione statistica, non ufficiale ma abbastanza attendibile e comunque indicativo, il divario della votazione finale non sarebbe identico al risultato finale.
I voti di chi era presente, deleghe escluse quindi, avrebbero espresso una sostanziale parità.
La differenza di metodo tra le due compagini candidate quindi ha pesato. La lista vincitrice ha infatti lavorato per riscuotere deleghe, mentre la squadra sconfitta ha avuto solo, per scelta, le deleghe di chi l’avrebbe votata comunque ma non poteva essere presente in assemblea.
Penso sia difficile ipotizzare che il Consiglio eletto metta mano al regolamento delle deleghe (come invocato dagli osservatori esterni e dai sostenitori della lista Sacripanti), dato che proprio le deleghe si sono dimostrate un supporto fondamentale, come del resto sempre avvenuto in passato, per vincere le elezioni. La differenza è che prima in genere si arrivava a votare un candidato unico, senza dover scegliere tra due schieramenti come è avvenuto in questa occasione.
Ho ricevuto un comunicato post elezioni e oggi stavo per pubblicarlo. Ma quando l’ho letto ho ritenuto più giusto non rilanciarlo, perché diffonderlo senza chiosarlo non sarebbe stato possibile. E non ho voglia di alimentare altri conflitti, anche alla luce del fatto che ogni mossa scritta sembra far intuire che si sia avuta difficoltà a comprendere certi temi sollevati in campagna elettorale.
Per cui nel comunicato appaiono concetti fraintesi e mal riproposti, anche se ormai una pubblicità comparativa non dovrebbe più servire a nulla. Tanto più che si è predicata una ripartenza nel segno dell’unità.
Beh, quel comunicato non sembra proprio una mano tesa. Tutt’altro. Perché a parole si può annunciare una cosa ma se poi nella realtà se ne fa un’altra…
Legittima la soddisfazione della lista vincitrice per l’abbondante 72% dei voti ricevuti. Ma se ci si ricorda che nelle elezioni precedenti la percentuale era stata praticamente vicina al 100%, in assenza di un avversario, il tono trionfale un tantino stona (sempre secondo la mia opinione). In circa due settimane si è materializzata una fetta di voto contrario che ha eroso non poco quel quasi 100%. e nessuno dubitava che la “macchina da guerra elettorale” non avrebbe premiato chi poi ha in effetti vinto.
Non so e non mi interessa sapere chi scrive certe cose su comunicati ufficiali, ma se c’era, come c’era un avversario manifesto, andrebbe chiamato con nome e cognome, non evocato.
Tanto più che bastava leggere i punti del programma enunciato da Vittorio Sacripanti e compagni per comprenderne i temi. Certo che se non si riesce a capire il significato evocato dalla “caverna di Platone”(può succedere, non tutti sanno di filosofia), ci sta che lo si stravolga con una lettura di convenienza ma non sovrapponibile alla realtà.
Traspare anche, e questa è proprio una mia interpretazione, dunque insindacabile, una sorta di “gelosia”, “invidia” “complesso di inferiorità individuale” per la biografia di qualità di Vittorio Sacripanti e per gli attestati di fiducia che ha ricevuto da illustri personaggi che hanno avuto modo di conoscerlo e lavorare con lui nella pallavolo. Insomma, sempre una mia insindacabile opinione, il comunicato post elettorale è parso più mirato a rincorrere, rintuzzare, contestare, la parte battuta alle urne, che teso ad affermare serenamente i propri intendimenti. Mi è sfuggito il senso di questa posizione.
Al di là delle parole, comunque, è giusto attendere i fatti e aspettare con fiducia l’operato del presidente Moni e della sua squadra, chiamata a far conoscere con trasparenza il proprio lavoro (a cominciare dai contratti di collaborazione che l’aiuteranno sul territorio).
Magari la fetta di consensi conquistata in breve dalla concorrenza risulterà uno stimolo ulteriore.










