TRENTO – Dall’Argentina all’Europa, passando per il Brasile e la Polonia, fino alla guida di Trento: il percorso di Marcelo Méndez è quello di uno dei tecnici più vincenti della pallavolo mondiale. Nell’intervista rilasciata alla rubrica brasiliana ATAQUE DEFESA “Attacco e Difesa”, Méndez ripercorre le tappe della sua carriera, soffermandosi sui principi che hanno guidato il suo lavoro e sulle sfide del presente.
"Sono Marcelo Méndez, allenatore di pallavolo. Ho iniziato la mia carriera in Argentina, poi sono stato in Italia da giocatore, sono tornato in Argentina dove ho iniziato ad allenare e vincere, poi di nuovo in Europa, in Spagna, e successivamente in Brasile, che è stata una delle grandi soddisfazioni della mia vita".
Un percorso ricco di successi, difficili persino da quantificare. "Non saprei dire quanti titoli ho vinto, sono tanti", ammette, con un sorriso che racconta più di qualsiasi numero.
La lezione per i giovani allenatori
Alla base del suo metodo ci sono due pilastri ben precisi. "Ci sono due aspetti fondamentali: la conoscenza e la gestione delle persone. Devi sapere di cosa parli, conoscere la tecnica, la tattica, studiare. Ma allo stesso tempo devi avere intelligenza emotiva: capire come relazionarti con i giocatori, con lo staff, come gestire le emozioni".
Un concetto che torna più volte nel suo racconto. "Il giocatore ti mette sempre alla prova. Se non sei preparato, lo capisce subito. Ma non basta: bisogna anche saper gestire un gruppo".
L’esperienza al Sada Cruzeiro
Tra le tappe più significative c’è quella al Sada Cruzeiro, dove ha costruito uno dei cicli più vincenti della storia. "È stata una fase molto importante della mia vita. Quando sono arrivato, il primo anno non avevo costruito io la squadra. Poi ho avuto libertà e abbiamo iniziato a costruire il gruppo".
Nonostante un budget inferiore rispetto ad altri club, i risultati sono arrivati rapidamente. "Abbiamo trovato giocatori giovani, di talento, e soprattutto disposti a credere nel lavoro. Io cercavo di essere molto chiaro, diretto, concreto su quello che dovevamo fare. Loro hanno seguito questa strada e siamo diventati una squadra vincente".
Il segreto? "Tutti volevano vincere. C’era una chimica speciale. Non basta avere grandi giocatori: serve qualcosa in più, qualcosa che renda il gruppo speciale".
Il valore dell’esperienza internazionale
Il salto di qualità è arrivato anche grazie alle sfide internazionali, in particolare contro squadre come Trentino Volley. "All’inizio sembrava impossibile competere a quel livello. Ma quelle partite ci hanno insegnato cosa significa voler vincere davvero. Da lì abbiamo capito che non eravamo così lontani".
Una consapevolezza che ha portato a una crescita continua. "Abbiamo iniziato a credere che fosse possibile. Non bisogna limitarsi, bisogna sognare e lavorare per arrivare".
La parentesi in Polonia
Altro passaggio chiave è stato quello in Polonia, con lo Jastrzębski Węgiel. "È stata una grande esperienza. Ho trovato un club con grande potenziale ma che non riusciva a vincere. Abbiamo lavorato molto e in tre anni abbiamo conquistato due campionati e altre finali".
Anche qui il tema è sempre lo stesso: mentalità. "Mancava la convinzione di poter vincere. Quando è arrivata, tutto è cambiato".
La sfida a Trento tra infortuni e risultati
Oggi Méndez guida Trento, in una stagione complicata dagli infortuni. "Abbiamo avuto problemi importanti. Giocatori rientrati dalle nazionali infortunati, altri fermi a lungo. È una situazione nuova anche per me".
Tra questi anche Alessandro Michieletto, fermo per diversi mesi. "Quando la squadra era al completo eravamo primi in campionato. Poi gli infortuni hanno cambiato tutto, ma fa parte del nostro lavoro".
La pressione, però, resta una costante. "Io la pressione me la metto da solo. In ogni squadra e in ogni competizione vado per vincere".
Allenare in un contesto internazionale
Allenare in Europa significa anche gestire culture e lingue diverse. "In squadra si crea una lingua comune. Devi essere chiaro, diretto, perché hai poco tempo per trasmettere un’idea. È difficile, soprattutto esprimere emozioni, ma bisogna adattarsi".
I giovani e il cambiamento generazionale
Méndez evidenzia anche le differenze tra le generazioni. "Il mondo è cambiato. Prima i ragazzi eseguivano, oggi devi spiegare molto di più. Devi entrare in loro in modo diverso. Non puoi più lavorare solo con la pressione o con le urla".
Ancora una volta, torna il tema della gestione. "Oggi più che mai è fondamentale saper gestire le persone".
Il consiglio agli atleti
Infine, un messaggio ai giovani. "Serve lavorare, lavorare, lavorare. E divertirsi quando si è giovani. Il talento è importante, ma il lavoro lo è molto di più".
Un concetto ribadito con esempi concreti. "Ho visto tanti talenti perdersi e altri, meno dotati, arrivare in alto grazie alla mentalità. La differenza è nella testa".
Il suo approccio da allenatore
Su come si definisce, Méndez resta coerente con il suo stile. "Cerco sempre di tirare fuori il massimo da ogni atleta". Una sintesi che racchiude una carriera costruita tra risultati, metodo e capacità di leggere le persone, prima ancora del gioco.











