MINNEAPOLIS (Minnesota) – Jordan Thompson, una tra le più quotate pallavoliste al mondo, è scesa in piazza nella sua città natale per protestare contro le operazioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) in Minnesota, ma la manifestazione si è trasformata in un incubo: gli agenti federali hanno lanciato bombe stordenti contro i manifestanti pacifici, tra cui la stessa giocatrice, sua sorella e la matrigna.
Thompson, opposta statunitense classe 1997, nata a Edina (Minnesota), è un volto notissimo anche in Italia: ha giocato nel Vero Volley Monza e militato in alcuni dei club più prestigiosi del mondo, tra cui Fenerbahçe, Eczacıbaşı e VakifBank. Con la Nazionale USA ha conquistato l’oro olimpico a Tokyo 2020, l’argento a Parigi 2024 e due titoli di Volleyball Nations League, diventando una delle figure più riconoscibili del volley internazionale.
Negli ultimi giorni, tuttavia, non si è parlato di lei per le sue imprese sportive, ma per il coraggio civile dimostrato nelle strade del Minnesota. “Non potevo restare in silenzio”, ha raccontato in una lunga intervista a Athletes Unlimited, spiegando di aver sentito il dovere di alzare la voce contro la violenza e la paura che stanno colpendo le comunità locali durante le retate dell’ICE. 
[Thompson, oro a Tokyo 2020, argento a Parigi 2024]
"Non potevo tacere, succede tutto nella mia città"
“Riguarda casa mia”, ha raccontato Thompson. "Mio fratello lavora in uno dei ristoranti presi di mira dagli agenti e mia sorella ha amici che portano con sé i documenti per paura di essere fermati, anche se sono cittadini americani. È ingiusto. E per chi è qui senza documenti, non riesco a condannarli: stanno solo cercando una vita migliore per sé e le proprie famiglie. Punirli per questo, in un Paese costruito da schiavi e immigrati, è pura ipocrisia."
Thompson, scesa in piazza pacificamente insieme a decine di persone, ha raccontato l’assurdo momento in cui la manifestazione è degenerata senza alcuna provocazione: "Eravamo sul marciapiede opposto al Whipple Building, dove l’ICE ha la sua base. Nessuno ha attraversato la strada né si è avvicinato agli agenti. Dopo circa 45 minuti, senza alcun avvertimento, hanno iniziato a correre verso di noi lanciando bombe stordenti. Hanno inseguito la gente fino alle auto e arrestato qualcuno. Non ho parole."
Nel suo post su Instagram, la giocatrice ha aggiunto parole durissime: "Questa è l’America. Le cose sono reali, spaventose. Dobbiamo svegliarci. Dobbiamo parlare. Gli agenti non ci hanno mai chiesto di andarcene o di stare zitti: un momento c’erano solo due auto, quello dopo decine di agenti che correvano verso di noi lanciando granate."
"Gli atleti non possono più tacere"
L’opposta statunitense ha spiegato anche il suo ruolo da atleta impegnata: "Spesso ci dicono di stare zitti, di non fare politica. Ma se io oggi posso giocare è perché qualcuno ha protestato per i diritti delle donne. I diritti umani non sono politica, sono ciò che conta davvero. Ho una piattaforma, e sento il dovere di usarla per amplificare le voci di chi non viene ascoltato".
Thompson ha assistito in prima persona a momenti di paura e tensione durante le proteste, descrivendo la scena come “una zona di guerra”. Ma nonostante tutto, dice di aver trovato forza nella solidarietà: “Ci sono tante persone che lottano per ciò che è giusto. Spero che la loro voce diventi più forte di quella di chi vuole togliere diritti e dignità agli altri.”
Un simbolo dentro e fuori dal campo
Con il suo coraggio e la sua presa di posizione, Jordan Thompson ha dimostrato di essere non solo una campionessa in campo, ma anche un punto di riferimento civile e morale. Dalla sua Minneapolis, dove è nata e cresciuta, lancia un messaggio chiaro: “Non si può restare in silenzio di fronte all’ingiustizia. Bisogna parlare, bisogna agire. È questo che ci rende umani.”












